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quello che non sopporto.. sfido chiunque a non associarsi..
Bhe forse su questo non sarete tutti d'accordo.. Ma è così!
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Se ti piace e vuoi fare il bis, basta che ricominci a leggere..June 29 Esopo OggiIn passato la morale la scriveva l'autore.
Esopo, oggi, non l'avrebbe fatto.
Esopo Oggi
C’era una volta un asinello. Non pensate che avesse chissà quali ambizioni, era un asinello che ogni giorno trasportava i pacchi che il suo padrone gli caricava sulla groppa dalla baita in montagna al mercato, giù, a valle. Era un asinello ammaestrato e molto intelligente e ormai il padrone gli lasciava fare il tragitto da solo, per poi passare a prendere il denaro dai mercanti a fine settimana. Accadde un giorno che mentre era soprappensiero l’asinello sentì sotto al suo zoccolo qualcosa di tagliente. Era un pezzo di vetro. “Dannazione!” – Esclamò – “Chi ha lasciato qui questo coccio? Deve essere stato sicuramente un ubriacone! Da oggi lo porterò sempre con me, per ricordarmi di non bere se mai avessi voglia di farlo.” E con un gesto abile del muso, afferrò il pezzo di vetro e lo infilò in una delle sue sacche che aveva sulla groppa. In un allegro periodo della sua vita condivise tutti i giorni la strada che portava al mercato con il cavallo del fattore vicino del suo padrone e con lui il tempo volava. Parlavano del più e del meno, dei loro sogni, dei loro amori. Ma un giorno il fattore arricchitosi comprò un altro cavallo per raddoppiare la merce trasportabile e da quel dì il cavallo suo amico non aveva occhi che per il suo simile. L’asinello si sentiva profondamente triste e anche rabbioso. Vide sul sentiero un vecchio ferro di cavallo. Lo afferrò e lo mise nella sua sacca. “Sono contento dopotutto. Ho imparato che non bisogna mai fidarsi di nessuno. Pensavo fossimo amici, ma solo perché facevamo lo stesso sentiero. Non dimenticherò facilmente”. Il tempo passava e l’asinello continuava a raccogliere oggetti che gli ricordavano episodi della sua vita, continuando ad accumularli nella sua sacca, sicuro che un giorno gli sarebbero serviti. Ormai aveva con sé un frammento di bastone di quel giorno che il padrone lo aveva picchiato ingiustamente, perché pensava fosse stato inefficiente ed invece era il mercante che aveva preso più del dovuto. Aveva un vaso che era caduto dalla sacca dell’asinella più bella che avesse mai visto, ma che non lo aveva degnato di uno sguardo. Aveva una spugna che ogni giorno riempiva d’acqua per ricordare i giorni di pioggia sotto i quali aveva marciato incessantemente, mentre tutti gli altri muli e cavalli erano rimasti al sicuro nelle loro stalle. Lui sì che era efficiente. E c’erano i suoi svariati oggetti a ricordarglielo. Arrivò un giorno in cui una frana bloccò il suo sentiero abituale. Un evento inaspettato, che lo sconvolse. Ormai era in grado di camminare quasi ad occhi chiusi. Decise dunque di prendere una nuova strada, che lambiva il fiume, portando lo stesso a valle. Cominciò ad esplorare il sentiero timoroso ed insicuro. Ma pianopiano prese confidenza dell’ambiente e cominciava a pensare che avrebbe preso un sasso di quel giorno speciale. Costeggiando il fiume vide dalla parte opposta in linea retta, il villaggio in lontananza. Era ahimè costretto a guadarlo, poichè non c’erano ponti. Decise il punto migliore per l’attraversamento e si fece coraggio notando che l’acqua non era alta. Ma man mano che andava avanti sentiva di essere sempre più affaticato. Il peso sulla sua grappa diventava progressivamente più insostenibile. Pensò se ci fosse qualche oggetto tra i suoi che fosse in grado di aiutarlo, magari una corda, ma non capiva che erano proprio quegli oggetti a mandarlo a fondo. Si guardò un’ultima volta intorno priam di sentire di affogare, per vedere se qualcuno era venuto a salvarlo. Ma c’erano solo lui, e la sua sacca.
Graziano. May 31 Ipse BagsitTroppo lunga per metterla nell'elenco..
Per gentile concessione di Umberto Scimmietti.
Dalla prossima citazione pagheremo i diritti al mitico Bagsit. ndy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive: cmq ho letto ke un equipaggio di 3 cosmonauti russi, d cui una donna Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive: si persero nello spazio Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive: le sue ultime parole, dopo 4 giorni, furono "fevo una fiamma" Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive: vedo una fimma Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive: vedo un cippa Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive: vo a studià April 02 StoriaStoria.
Storia veloce, storia ripetitiva. Storia di una mancanza e di un boomerang.
Storia di chi si isola dietro uno schermo o dietro un cellulare. Storia di amici e di occhi, Storia inutile storia vera. Storia di chi non ha soldi per rispondere, storia di chi non fa sapere. Storia già vissuta, storia riconosciuta. Storia di chi ci è già passato ed ora si riconosce. Storia di chi punta il dito e se ne ritrova quattro contro.
Storia di persone che scompaiono. Storia di vite parallele, sull'etere e dal vivo. Storie di sguardi e parole non dette, storia di frasi scritte.
Storie di mancanza, in tutti i sensi.
Storia gelida.
Storia delusa.
Storia. February 26 Canto delle FrondeCanto delle Fronde
Ricordo quel giorno di un’era lontana lontana quanto il mio essere bambina Ricordo il sangue sulla materna sottana e l’incoscienza del corpo fino a mattina
Era un villaggio mesto e gentile la patria mia e l’amato cortile Ma in quel di’ il giallo e il nero portaron con se’ l’Infame Impero
Io non avevo pretesa alcuna se non quella di diventare sposa dell’elfo amato dal crine di luna che oggi ahime’ sotto terra riposa
Era un villaggio mesto e gentile la patria mia e l’amato cortile Ma in quel di’ il giallo e il nero portaron con se’ l’Infame Impero
Quale la mia colpa ancora mi domando se non quella di essere diversa ma nulla ferma la bramosia del comando ne’ essere umana, ne’ tantomeno elfa
Era un villaggio mesto e gentile la patria mia e l’amato cortile Ma in quel di’ il giallo e il nero portaron con se’ l’Infame Impero
La spada manovrata da quel milite manovrato trapasso’ il mio corpo trovato riverso non gli bastava la vita mia aver depredato e l’innocenza, che avevo perso
Era un villaggio mesto e gentile la patria mia e l’amato cortile Ma in quel di’ il giallo e il nero portaron con se’ l’Infame Impero
La lama spietata puo’ lacerare cio’ che sulla terra c’e’di mortale ma la mia anima ha reso un altare un vetusto arbusto dal tronco opale
Era un villaggio mesto e gentile la patria mia e l’amato cortile Ma in quel di’ il giallo e il nero portaron con se’ l’Infame Impero
Le mie afflizioni con le fronde canto al povero viandante che viaggia stanco ma l’imperiale che incauto incanto Diverra’ parte del mio letale tronco. February 17 Il Giocone dell'annoOk, visto che sono circondato da Caghette che non j'aregge a continuare i racconti a 4 mani, nè voi commentate in alcun modo quelli che scrivo da solo, mi tocca darvi panem et circenses, ma dato che il panem non ce l'ho passiamo direttamente alle minchiate!
Ispirato da un gioco di Focus vi emtterò una foto al giorno di unc artello stradale, di cui dovrete indovinare il significato e soprattutto proporne alti nuovi!
Iniziamo con quello di oggi.
Questo cartello vuol dire:
A) Attenzione: Gas Pericolosi. Evacuare la zona.
B) Scappare dopo aver fatto una puzzetta.
C) Culi giganti all'inseguimento.
A voi la parola..
:) January 14 RuhundellRacconto fantasy scritto a 4 mani da me e Andrea Corà. Uno fa tutti i capitoli pari, l'altro tutti i dispari.
A molti ho proposto ma a pochi j'ha aretto.. E finalmente uno scrittore con i controxxxxxxx!
Sono già stati scritti altri capitoli, ma se non avranno successo di pubblico qui sul blog è inutile che continuo a metterli!
Da citare l'ambientazione di Elish, ma è tutto spiegato, per cui anche a voi profani (ovvero non-nerd) sarà accessibile la comprensione.
Si prega di allacciare le cinture.
Grazie.
P.s. E' ovvio che se non commentate i prossimi capitoli non vedranno mai la luce. Non qui.
1
Perchè diavolo la stavano seguendo? Ormai la vista gli si stava appannando e il secondo Sole stava per sorgere. Troppa luce avrebbe danneggiato sia il suo fisico, abituato alla vita crepuscolare, sia l’avrebbe resa una facile preda per i suoi inseguitori, in quella sterminata valle pianeggiante. Si acquattò improvvisamente a terra, come solo i Raekesy sanno fare. Le sue orecchie da felino avevano avvertito un rumore. Distante. Molto distante. Un rumore che molti non avrebbero potuto recepire. Voci. Lingua comune. Tre persone. Una donna. Due a cavallo. Cotte di maglia.
Era abbastanza per sapere di essere gravemente in pericolo. Si coprì istintivamente con il mantello tinto con il sangue di magrhal. Le sue iridiscenze violacee lo rendevano una mimesi perfetta dei bagliori lunari. Un perfetto nascondiglio dunque per la notte. Ma per l’alba? No, doveva assolutamente inventarsi qualcosa. Ma certo, l’incantesimo di invisibilità. Frugò rapidamente con le dita artigliate nella sua sacca appesa alla cintura. La pergamena che aveva sottratto al mercante dieci herek addietro.
- “Incredibile, un vero talismano di Hayek!” Il mercante tituba, è colto alla sprovvista. Ma poi la guarda negli occhi con sguardo mellifluo. “Certo signorina, un vero gioiello. Me lo portò un guerriero proveniente dalla cripta del Krez.” “La cripta del Krez eh?” Lo guarda Ruhundell con aria di sfida. Il mercante ha paura, sgrana gli occhi. Forse ha esagerato. Ma poi la felina aggiunge: “I più rari. Eccellente. Lo prendo” Un ghigno malefico si increspa sulle labbra del mercante. La sua arte funziona ancora, a quanto pare. “Sono 3.400 imper neri” “Lei è impazzito. Si rende conto che mi sta chiedendo il guadagno di una guardia per dieci anni di lavoro?” “Signorina, lo ha detto lei. E’ uno dei pezzi più rari” “Lei è pazzo!” Afferra l’artefatto e lo rotea in aria gridando insulti. Il mercante ha improvvisamente paura, vede in quella donna-lince una seria minaccia. Ha esagerato e sarà punito. Ma ipnotizzato da quella mano snella e spietata che rotea il suo pezzo apparentemente più prezioso non si accorge che l’altra mano ben celata dal lugubre mantello si muove altrettanto agilmente a sottrarre quante più cose dal suo bancone. Ruhundell si accorge con la coda dell’occhio che qualcuno si è accorto del suo operato, nonostante la sua estrema velocità. Un piccolo grido, un fremito. Una bambina, meliniana. Forse la figlia. Le blocca il grido in gola con il solo potere di uno sguardo infuocato, ma ormai è stata scoperta. Getta con violenza il talismano sul bancone, poi sorridendo si congeda dall’avido mercante. “Non si preoccupi. E’ indistruttibile” E nel tempo concesso al mercante per accorgersi che il prezioso artefatto è irrimediabilmente distrutto, la nera figura è già scomparsa tra la folla. Di lei solo il profumo rimane. – E sorridendo ripensando a quel copioso bottino srotola la pergamena lentamente, quasi venerandola. Glifi nervosi la percorrono ma lei è in grado di decifrarli. Invisibilità.
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2
- I cavalli sono stanchi. - Non possiamo permetterci di riposare proprio ora, Lord Cadar, dato che il nostro obiettivo è così prossimo. Tuttavia i cavalli non ci serviranno da ora in avanti. Il giovane scudiero rimase allibito, e fu per replicare, ma un gesto secco della mano del suo padrone gli ricordò il proprio rango. Il comandante si rivolse nuovamente alla donna, con il suo tono calmo ma fermo: - E cosa vorrebbe farne, mia signora? Abbandonarli qui? - Questo è un vostro problema, Lord Cadar. Portare i cavalli con noi sarebbe un errore. Detto ciò la giovane donna discese agilmente dal suo mite animale, e prese a camminare con circospezione, come sondasse con antenne invisibili la valle che si distendeva pigra dinnanzi a lei, nella fievole luce di una promessa d’alba. Inspirò profondamente e chiuse gli occhi, le membra intirizzite dalla soffice brezza che accarezzava gli alti steli, come un pettine d’argento scorre tra le fini ciocche di una musa. - Maledetta strega! Ma chi si crede di essere? La regina forse? I due uomini si erano allontanati di un centinaio di grell, in direzione del limitare di un boschetto, con l’intento di nascondervi i cavalli. - Stai calmo Ginnar, scaldarsi serve a poco. - Invece a me servirebbe molto, signore, dato che a quanto sembra quella visionaria ha intenzione di guidarci in una folle ricerca nella prateria, senza cavalli ed in pieno inverno! Cadar non sembrò prestare attenzione allo sfogo del suo impulsivo scudiero; con uno sguardo assente assicurò accuratamente le briglie del proprio destriero ad un giovane tronco di faggio. - Facciamo come dice, Ginnar. - Ma signore! La guardi come se ne stà là impalata a guardare il panorama. Probabilmente dentro di se starà ridendo della nostra ingenuità! La figura di Nelai era un sussulto di nero puro in una valle in risveglio. L’alba sembrava temporeggiare, la vita pareva esitare a mostrarsi in luce. La sua sola presenza era agghiacciante, e un buio presentimento si faceva strada nel cuore di Cadar. - Su questo non ho mai avuto dubbi, Ginnar.
In quell’istante Ruhundell commise un errore fatale. Vide la sua mano scomparire lentamente mentre la pergamena che afferrava si illuminava appena, prima di consumarsi in un piccolo vortice infuocato. Poi successe. Come un maglio su un incudine si abbattè su di lei una presenza malvagia e spietata, il cui fiato profumava di sangue ed i suoi occhi brillavano chiedendo avidamente di poter vedere altra morte. La visione durò un istante, e subito Ruhundell si riscosse con il fiato spezzato, il sudore gelato. Istintivamente si accovacciò e sollevò le braccia in posizione di difesa. Alcun rumore lambiva le sue infallibili orecchie. Nessun impronta, nessuna traccia. La sua mente ancora vorticava in una tempesta di terrore e di morte. Possibile che mi sia immaginata tutto?
In quell’istante la nera figura scomparve nel nulla. Ginnar lanciò un urlo, mentre Cadar, sconcertato, slegò in fretta il cavallo dal tronco e si lanciò al galoppo nella direzione in cui aveva visto Nelai dissolversi come vapore. Una morsa terrificante strinse il cuore del cavaliere, come mai in battaglia era accaduto, mentre lanciava il suo destriero all’inseguimento di una traccia di erba secca ed avvizzita che tagliava di netto la prateria. Non aveva mai visto nulla di simile. Chi è quella donna?
Ruhundell non fece in tempo a rialzarsi dalla posizione rannicchiata assunta poco prima, che un tuono nero le piombò addosso e la travolse. Fu proprio la sua fortunosa posizione a salvarle la vita: se si fosse trovata in piedi, sarebbe morta sul colpo. Un vortice di lame cominciò a distinguersi nella polvere sollevatasi a causa dell’aggressione. - Tu devi essere la raekesy. Ruhundell sentiva il suo cuore impazzire dentro il petto. Il rumore dei battiti era talmente assordante che faticò a sentire la voce della creatura che le si parava innanzi. Si sentiva impotente, completamente alla mercè della nera donna. Aveva affrontato decine di avversari, di ogni abilità, ma non aveva mai affrontato una creatura dalla superiorità così disarmante. Il ghigno demoniaco di Nelai pregustava una preda succulenta. La ragione stava per cedere al terrore più cieco, quando improvvisamente si rese conto di udire un rumore di zoccoli, oramai molto prossimo.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- December 11 Acqua-2-OLo so, lo so..
Avrei dovuto finire 11 minuti..
Ma l'ispirazione quando arriva arriva, è come al cuore.. Non si comanda!
Questa l'ho scritta veramente al volo, tra l'altro in preda a un raffreddore parecchio destabilizzante!
Ala lezione di microbiologia della settimana scorsa mi è tornata alla mente una puntata di Quark che personalmente non ho mai visto, ma che mi è stata riferita dall'esimio Minnologo Umberto Scimmietti.
Arrivava un tizio che diceva di aver scoperto un batterio che scindeva l'acqua in idrogeno e ossigeno. E Piero Angela gli disse "e se scappa nel mare"? Lui rispose che sarebbe morto prima.
Il resto l'ho fantasticato io.. sono sicuro che ci sarebbero milioni di altre conseguenze nn narrate qui, ma dopo sarebbe stato troppo lungo!
Fatemi sapere!
P.s. Se mi superate i 10 commenti (da 10 persone diverse) entro Natale vi scrivo la fine di 11 Minuti.
Ma anche no.
Acqua2O
Funziona ancora. Il mondo sta per finire e questo computer funziona ancora. Se leggerai questo messaggio vorrà dire che ho avuto una buona idea a lasciare il resoconto dei nostri ultimi giorni qui. Ricordo ancora quel giorno, a quella trasmissione scientifica, in cui lo scienziato tedesco si esprimeva a paroloni gloriandosi della sua scoperta. Era un microbiologo, per l’esattezza. Con anni e anni di esperimenti, selezioni e incroci era riuscito a isolare il Plasmide Idr, e soprattutto a far crescere una colonia di batteri (mi pare fossero Pseudomonas o qualcosa del genere) contenenti questo mirabolante patrimonio genetico. Poche, semplici sequenze nucleotidiche che rendevano un batterio, un qualsiasi batterio, in grado di scindere l’acqua nelle sue componenti fondamentali: Idrogeno ed Ossigeno.
Ma perchè mai, ti starai chiedendo lettore sopravvissuto, perchè questa scoperta? Perchè il petriolo sulla Terra era oramai agli sgoccioli. Le altre fonti di energia non bastavano alla popolazione di 10 Miliardi che era a quel tempo sul globo. E così multinazionali di tutta la terra avevano deciso che era ora di investire in nuove fonti di energia, finalmente di sbloccare il motore ad idrogeno, di renderlo disponibile sul mercato, tenuto nascosto per poter dissanguare la gallina dalle uova d’oro quale era il petrolio fino all’ultima goccia. E così l’ingegneria, la robotica, l’informatica si erano unite per produrre un sensazionale modello di motore che andava solamente ad idrogeno. Ora rimaneva solamente il problema di fornire carburante a queste auto futuristiche. Già. L’idrogeno. Magari crederai che fosse di facile reperibilità. E invece no. Perchè isolarlo e contenerlo e non farlo infiammare non è affatto facile. Ed è estremamente costoso. E già si correva ai ripari per inventare nuove fonti di energia e nuovi mercati da sfruttare. Poi, quel Novembre di esattamente 5 anni fa, arriva questo tedesco. Tutti i giornali ne parlano, le azioni in borsa delle società di auto ad idrogeno si impennano, c’è la corsa all’acquisto delle nuove auto. Finalmente il carburante avrà un prezzo irrisorio, accessibile a tutti e l’inquinamento non sarà più un problema. Le fabbriche cominciano a convertire le loro centraline, sorgono centrali elettriche ad idrogeno.
Ma gli scettici non tardarono ad arrivare. Una sola, semplice domanda: “Cosa succede se uno di questi batteri arriva nel mare?” Lo scienziato tedesco non rimase minimamente preoccupato da questa critica, anzi rispose prontamente: “E’ impossibile. Nel plasmide che sono riuscito ad isolare, grazie all’ingegneria genetica ho fatto in modo che fossero presenti geni che rendessero le popolazioni batteriche strettamente anaerobie. Ovvero: se vengono a contatto con l’ossigeno, muoiono. Inoltre tutte le camere di contenimento in cui avviene la scissione molecolare ad opera di questi batteri sono stagne ed è impossibile che ci sia una fuoriuscita Credetemi, non correte alcun pericolo!” E se ne andò via ridendo.
Tutto andava per il meglio, molte società si erano arricchite, altre impoverite. Ovviamente l’Europa era diventata la fornitrice per eccellenza di Idrogeno e la sua Economia si stava rapidamente accrescendo. In poco tempo si era allargata in tutti i campi del mercato, in particolare informatico ed aerospaziale. Fu proprio grazie al grande successo che l’Europa decise di lanciare un satellite-sonda nello spazio per il monitoraggio dei livelli dell’acqua.. Effettivamente le polemiche non erano mancate, i gruppi di attivisti contro le nuove tecnologie erano più numerosi che mai. Affermavano che i livelli del mare si stavano abbassando, che l’Idrogeno nell’aria era andato aumentando, che i terroristi si erano impossessati dei batteri, che non avevano tenuto conto... mille obiezioni che nessuno voleva sentire o prendere in considerazione. Fu proprio per sfatare questi miti, che la società fondata dal microbiologo tedesco volle lanciare la sonda dalla loro base operativa. Un evento neanche troppo rilevante di cui molti neanche sapevano l’esistenza. Ma al momento del lancio qualcosa andò storto. Qualcosa andò maledettamente, estremamente, dannatamente storto. 5, 4, 3, 2, 1.. ...
C’è chi dice che l’esplosione che avvenne dopo quel fatidico conto alla rovescia abbia ucciso più persone delle bombe atomiche sul Giappone.
La città industriale Hoffnungwass nata intorno a quella compagnia fu completamente rasa al suolo. Nella loro superba sicurezza non si erano realmente accorti che qualche batterio doveva aver cambiato il suo DNA fondendolo, incrociandolo adattandolo con qualche batterio aerofilo o che so io! Dannati bastardi! Ci avete ridotto così! Ma andiamo per ordine.. Come dicevo qualche batterio di Pseudomonas rabdomantis doveva essere sfuggito ai controlli. A fatti avvenuti c’è chi dice che ci fosse qualche infiltrato che ogni giorno liberasse nelle condutture di scarico campioni e campioni di colture batteriche. Un batterio si può duplicare ogni 20 minuti. Non ci deve essere voluto molto perchè mutasse in qualcosa di superiore, in grado di vivere a contatto con l’ossigeno. E una volta adattatosi all’ambiente esterno, il batterio cominciò a fare esattamente ciò per cui era stato creato: Scindere l’acqua. Ovviamente fu un processo estremamente lento, di cui infatti nessuno si accorse. E l’idrogeno si accumulava, ed evaporava, evaporava. All’accensione di quello shuttle, l’immane combustione provocata generò una reazione a catena che bruciò tutto l’idrogeno accumulatosi lì intorno con un’immane esplosione, che si propagò esattamente fin dove il batterio era arrivato. L’area era molto circoscritta, ma l’allarme era scattato. Inoltre se prima c’era qualche dubbio, ora dei contenitori stagni c’era rimasto ben poco. Il batterio era libero. Per giorni non si parlò d’altro, scattò l’isteria di massa. Le morti di un quarto dei tedeschi ne erano la prova lampante: il batterio era fuggito. Il panico ebbe il sopravvento sugli europei, la gente non voleva più avvicinarsi all’acqua, che cominciava a diventare un bene prezioso. Ormai si comprava solo acqua straniera, i supermercati venivano assaliti e distrutti. Le chiese e i luoghi di culto all’improvviso straripavano di gente credente o delirante in cerca chi di un miracolo, chi della Salvezza, chi di una mera speranza. Curioso come a far riaccendere la Fede nelle persone non fosse un Leviatano o un cataclisma mondiale, ma il più piccolo degli esseri viventi. Ma non era che l’inizio. Tutte le frontiere furono chiuse per prevenire eventuali fuoriuscite.. Di cosa poi? Di cosa?? Idioti! L’acqua evaporò, come è normale che sia, e in quelle minuscole, infinitesimali gocce risiedevano milioni di minuscoli, infinitesimali batteri, che ben presto colonizzarono tutto il mondo. Addirittura sembrava che il batterio avesse triplicato la sua velocità di riproduzione, col risultato che ben presto il livello degli oceani cominciò ad abbassarsi di un cm al mese prima, poi a settimana. L’idrogeno era nell’aria, i fumatori non esistevano più, i fuochi non venivano più accesi. Le auto abbandonate, le popolazioni disidratate. Ma ancora non era la fine del mondo. Ancora non siamo ad oggi.
Fino a quel momento l’umanità intera non aveva pienamente risentito di quella catastrofe. Poi ci si cominciò a rendere conto dell’Apocalisse.
Tutte le piantagioni di riso in Asia ormai non avevano più acqua per essere irrigate, non c’era più cibo per metà della popolazione mondiale. Tutti i campi del mondo ben presto si rinsecchirono, appassirono e morirono. La fame era compagna della sete.
Le persone disperate andavano a bere acque sicuramente contaminate col risultato che dopo poco tempo del loro plasma, la parte liquida del loro sangue, non v’era più traccia.
Le nuvole, formate da vapore acqueo non c’erano più. Il 40% della radiazione solare non veniva più riflessa. Le piante morivano, le persone morivano ustionate, i ghiacci si scioglievano e per paradosso le acque invasero per un breve periodo le terre emerse. Poi evaporarono anche quelle. Il mondo era un immenso deserto.
Solo poche isole felici si salvavano, falde acquifere sotterranee, polle di acqua pura a cui solo pochissimi, i più ricchi del mondo potevano permettersi quel paradiso. Ma l’uomo messo alle strette diventa l’animale più violento e vendicativo del regno animale. Alcuni decisero di sacrificare la loro vita per far morire gli altri. Bevevano acqua contaminata con l’intenzione di introdursi nelle “Happy Islands”, urinare nelle acque e condannare a morte certa quei pochi, ricchissimi, bastardi fortunati. Ed erano più quelli che morivano prima di raggiungere le polle super protette da bunker per disidratazione o perchè fucilati (causando a loro volta esplosioni che radevano al suolo tutto) che i pochi terroristi che riuscivano nel loro intento.
Eppure le centrali a idrogeno funzionavano ancora. Anzi, funziona ancora. Qui, nella nostra ultima Happy Island. Siamo rimasti in pochissimi, l’umanità, le piante, gli animali, tutto giace senza vita. E questo fottutissimo computer.. Funziona ancora. October 16 11 minuti - l'adolescenza -L'idea c'è, le mani scrivono da sole.
E mi perdo in questo alter-ego surreale..
Troppo lunga la digressione?
Vogliamo più aneddoti?
Vogliamo più spiegazioni?
O ce piace da morì?
Fatemi sapere, ci tengo al vostro giudizio, cari lettori! ;)
P.S. In preparazione 3 racconti, di cui due "thriller"-psicologico e l'altro con finale a sorpresa, strutturato per essere riletto 2 volte.
Ormai Andrea era cresciuto. Da piccolo non si rendeva conto di quello che accadeva, ma con il passare del tempo aveva cominciato a capire. Lui era diverso dagli altri, molto diverso. C’era come un qualcosa che gli permetteva di vedere il futuro prima che accadesse. O forse di vivere nel futuro. Cominciò a domandarsi se vedeva ciò che ancora doveva succedere e viveva nel presente o se la sua vita scorresse semplicemente prima del resto dell’umanità. Non capì mai bene questa sottile differenza, tuttavia comprese ed affrontò il lasso di tempo che lo separava inevitabilmente da una vita normale.
Aveva ormai piena propriocezione e fatto suo il concetto dello scorrere del tempo. Sentiva chiaramente di vivere una condizione diversa e ci si abituava, giorno dopo giorno. Era diventato in grado di agire nel presente, nonostante vivesse il futuro. Il suo corpo si era abituato ad agire in leggera differita rispetto a ciò che i sensi suggerivano, perfezionando sempre più la sua insolita tecnica. Ora sapeva perfettamente nel suo inconscio quanto fossero 11 minuti. Se vedeva cadere una castagna da un albero o un cane passare davanti alla sua casa, sapeva esattamente che quella castagna sarebbe caduta dopo 11 minuti e quel cane sarebbe passato dopo 11 minuti. Esatti.
Non se ne rese neanche conto del suo abituarsi progressivamente al divenire degli eventi. E’ come quando ci si sorprende a pensare ad altro mentre si recitano preghiere o quando guidando ti ritrovi a casa non ricordando di aver percorso il tratto di strada che ti separava da essa.
Ora sembrava quasi una persona normale. Molti lo consideravano strano, ma poi, andando al liceo e cambiando compagni di classe e conoscenti, lasciò dietro di sè anche la sua nomea di persona eccentrica.
E nessuno se ne accorse della sua preveggenza.
E neanche Andrea.
L’unica cosa che lo distingueva dagli altri era il riuscire perfettamente nelle interrogazioni, nel sapere misteriosamente quali domande celava il temuto compito in classe, quale professore sarebbe mancato.
Chi pensava fosse figlio di qualche professore che gli passava le dritte, chi sosteneva che fosse un teppistello che si intrufolava nella sala professori ogni notte. Le leggende su di lui erano libere di circolare, ma lui sarebbe sempre rimasto il beniamino della classe. Forse lo sfruttavano, forse era simpatico veramente. Ad Andrea non importava minimamente. Ora aveva degli amici ed era.. normale. Senza neanche accorgersene. La sua maledizione stava cominciando a trasformarsi in un dono.
Poi accadde.
I suoi occhi potevano prevedere ciò che sarebbe accaduto poco tempo dopo, ma non potevano capire quello che sarebbe accaduto al suo cuore. Era in corridoio, di quell’inverno del terzo liceo. Noioso, come al solito. E in più già sapeva che il professore di Matematica sarebbe mancato l’ora dopo. Appoggiato al termosifone, a braccia conserte. A parlare con un suo compagno di classe. Cappellino inzeppato su dei capelli ribelli, piercing all’orecchio, mani in tasca a pantaloni 2 taglie più grandi. Mani che cercano una cartina e del fumo. Il classico ribelle che si rivela una pecora da gregge. “Senti, a me de annà alla festa de quella cagna non me va proprio..” - Andrea annuì senza interesse - “Ma che t’ha mai salutato? Entra, ariva, pare che ce l’ha solo lei! Quella te vole fa annà là solo pe’ fatte vede quant’è ricca, quant’è bella, quant’è bona.. E pe fasse fa il regalo.. Hai trovato chi te da buca, chicca..” Si accorse involontariamente che il suo sguardo si era spostato dall’interlocutore a una figura indefinita sullo sfondo. Una figura indefinita, già. Con un sorriso. E dei capelli, castani, lucenti. Lunghi. Un maglione, tirato fino alle mani ritiratesi per il freddo. Sta veramente bene con quel maglione rosa, pensò Andrea. Ma preferisco quando.. Il suo respiro si fermò.
Solo in questo momento si rendeva conto che ogni santo giorno la osservava. Inconsciamente, certo, ma già sapeva che aveva un carattere coinvolgente, la risposta pronta. E che quando era in imbarazzo giocherellava con il labbro. Sofia.
“Ahò, ma me stai a sentì?”
Andrea fu riportato immediatamente sulla terra dalle sue congetture. Il cuore palpitava, le mani sudavano. “Cosa mi succede?” balenò nella sua mente.
“Ma che m’hai fatto parlà a voto fino a mo? E basta a fissà quella der secondo! Almeno te facessi avanti, ma ogni giorno te metti qua sur trespolo.”
Andrea tornò a guardarlo, di scatto. Ma allora tutti sanno! Tutti se ne sono accorti, possibile che solo io?... Farmi avanti.. Già. Perchè no?
Sorrise, e con uno sguardo di sfida ammiccante si congedò dal suo amico.
I passi erano pesanti, ma decisi.
“Ciao Sofia.”
La ragazza dal maglione rosa si voltò incuriosita, lentamente.
Andrea ora non era più imbarazzato.
“Sai, ho notato di averti notata..” Idiota! – pensò – Riprenditi!! “E’ oggi, guardandoti mentre ridevi e giocherellavi con il tuo labbro.. Ecco, come stai facendo adesso!”
Sofia indispettita tolse istintivamente la mano che era salita a stuzzicare le sue belle labbra e lo fissò imbronciata.
“Mi sono reso conto che.. non so.. hai qualcosa.. di.. speciale! Bello! Ecco, sei carina! Ecco.”
Cosa diavolo dici???
“Non so se avrai fatto caso, sto nella classe qui di fronte, sono del terzo anno. Mi chiamo Andrea, piacere!”
E sfoggiò un sorriso sereno, dopotutto, tendendo la mano. Ma Sofia non ricambiò il saluto. Le sue braccia scesero lungo i fianchi, i pugni si chiusero, i piedi si unirono. E la voce uscì.
“Certo che ci ho fatto caso! Sei sempre lì, a fissarmi! Ma credi che io sia deficiente? Sei un pervertito, per colpa tua mi è venuta l’ansia di uscire dalla mia classe! Con quel fare spocchioso che hai, circondato da gentaglia. Ma chi ti credi di essere? Vieni qui e pretendi di dirmi come mi comporto quando sono in imbarazzo, pretendi di conoscermi solo avendomi spiato, pretendi che io ti sorrida cordialmente alle tue avance? Bhe sai che ti dico? Se riuscirai a dirmi un solo motivo per cui io dovrei dare confidenza a un guardone, idiota, impacciato sfigato come te.. un solo motivo. E io uscirò con te.”
E’ incredibile quanto l’adolescenza possa rendere cattiva una persona. Ma Andrea non pensava a questo. Anzi. Pensava che lui nutriva un sentimento sincero per lei, che non era un guardone, che non era.. Ma le risate delle amiche di Sofia erano più forti di qualsiasi pensiero. L’umiliazione subita davanti ai suoi compagni di classe, che non lo avevano mai visto in difficoltà, lo sovrastava e lo rendeva impotente. Un nodo alla gola, una rabbia cieca che gli saliva, i piedi che smaniavano di andarsene.
“Senti, a me de annà alla festa de quella cagna non me va proprio..”
Andrea aveva il fiatone. Era stato talmente preso dall’abituale visione del futuro che non si accorgeva di essere ancora nel presente. E di sentire le stupide illazioni del suo amico. La rabbia che aveva in corpo era ancora prepotente e lo guardò duramente; si interruppe.
“Ma che c’hai, ao..?” disse con aria spaurita.
Guardò Sofia. Le sue parole lo avevano ferito. Parole che non aveva mai pronunciato, certo. E che non dovevano mai essere pronunciate. Si accorse che di tanto in tanto lo guardava di sottecchi e rideva con le sue amiche. Ma il suo sangue era gelido, il suo cuore impietrito. Ora vedeva solo una ragazzina egoista che lo aveva umiliato per il gusto di avere il consenso delle amiche.
La fissò fino a che lei non incrociò il suo sguardo. Il gelo scese nel corridoio, Sofia smise di ridere. Aveva i sensi di colpa per qualcosa che non aveva mai fatto. Andrea si voltò giurando che non avrebbe mai più degnato quella sciacquetta di un secondo di attenzione.
Aveva cambiato il futuro. September 20 11 Minuti
Ebbene si, tra i miei passatempi c'è anche la scrittura, come conseguenza dei parti della mia mente malata. Il vero guaio è quando il corpo è fermo e la mente è attiva. Tradotto: quando mi faccio la doccia. Lì non posso fare altro che pensare e da quel bagno giallo sono uscite canzoni, ban, idee, testi e musiche finora.. E tra le tante cose anche questo spunto per una sceneggiatura.. Secondo me verrebbe un corto molto carino. Ma ancora non ho ben chiaro in mente cosa voglio fare e come voglio far sviluppare la scena.. Immaginate che ci siano delle immagini mentre leggete, con una voce fuori campo come quella de Il Favoloso Mondo di Amelie.
Tragico? Comico? Grottesco? Magari sarete voi stessi a dargli un'impronta. Per ora vi pubblico l'inizi;, in base al riscontro deciderò se continuare o meno. Tradotto: se vi piace commentate che continuo, se non vi piace commentate lo stesso così aggiusto il tiro. Roscio e Ceppa Secca mi aspetto molto da voi.
- BUIO –
Beep – Beep – Beep – Beep..
- Dottore, ci sono delle complicazioni!!
- Cosa vuol dire??
- Guardi, il cordone ombellicale si è avvolto intorno al collo del bimbo, rischia di strozzarlo con un parto naturale!!
- Cosaa?
- Signora si calmi! Non c’è problema..
Bene. Eseguiremo un parto cesareo. Il bambino sarebbe dovuto nascere tra circa 11 minuti stando alle contrazioni, ma mi vedo costretto ad eseguire l’operazione. Infermiera, somministri l’anestetico alla madre.
- Cosa sarà del mio bambino?? Cosa? Rischia per caso che..
E cadde in un sonno artificiale.
E’ così che Andrea Pantarei venne al mondo. 11 minuti prima di quanto avesse stabilito il fato per un imprevisto dell’ultimo momento. O forse il suo destino era proprio quello di nascere 11 minuti prima del previsto. E di conseguenza, di continuare a vivere per tutta la sua vita prima che accadessero le cose. Esattamente
11 Minuti
All’inizio i genitori timorosi temevano fosse ritardato. Poppava senza il seno della madre, afferrava oggetti inesistenti, chiamava persone che non c’erano. La sua prima parola ovviamente fu “Mamma”. Il papà corse dal piccino e lo prese in braccio facendogli le feste e baciandolo dalla gioia! E Andrea continuava a dire “Mamma!” con la sua vocetta squillante, protendendosi verso la porta d’ingresso. Il papà lo attirava a sè lo guardava e con serena calma diceva “Pa-pà! Mamma non c’è ora! Io sono Pààà-pààà”. Andrea tacque. “Dai Andrea, prova! Paa...” “Mamma!” “No Andrea, mamma non c’è! Io sono..paa..” Ed entrò la madre. Dalla porta d’ingresso. Direzione nella quale Andrea aveva guardato per tutto quel tempo. Per 11 minuti.
A volte capitava che seduto sul seggiolone apriva all’improvviso la bocca e si protendeva verso l’avanti, o faceva degli strani versi con la bocca, come pernacchie, o sbatteva contento le manine sul davanzale del seggiolone. La mamma rideva allegramente dei suoi comportamenti così buffi e pensava fossero dovuti alla sua immaginazione.. e poi pensava: “Oh! E’ l’ora della pappa!”
Poi cominciò a camminare. Sapeva destreggiarsi egregiamente tra i mobili della casa, ma spessissimo andava addosso ai genitori, o ai passanti quando andavano a spasso. Inizialmente i genitori pensavano fosse dovuto allo scarso controllo dei suoi piedi e dell’abilità appena appresa, ma dopo qualche mese cominciarono seriamente a preoccuparsi. L’ultima goccia fu quel giorno in cui Andrea aveva circa tre anni ed era seduto a giocare in giardino con il gattino dei vicini. O meglio più che giocare, fissare il mondo! Se c’era una cosa che quel bimbo amava fare, era osservare.. La madre lo osservava teneramente quando all’improvviso Andrea fece un urlo acutissimo guardando la strada, si coprì le orecchie e cominciò a piangere come un forsennato. La madre era terrorizzata, non capiva quel suo malessere improvviso, pensava addirittura che si fosse fratturato qualche osso dagli strilli e dalla subitaneità del pianto. Ma era lì sotto i suoi occhi! Quella sensazione di angoscia e di dubbio per il figlio tornò ad emergere prepotente, attanagliandole la mente. Continuava a cullare il figlio dolcemente sussurrandogli che andava tutto bene. Ma il bambino continuava a piangere e a voler a tutti i costi correre verso la strada. La madre turbata decise di rientrare in casa e di chiamare il pediatra, la situazione era diventata insostenibile. E per le pareti insonorizzate quel giorno non si accorse che pochi minuti dopo, un Mercedes che correva spedito sui vialetti di periferia, investì violentemente un animale che giocava sulla strada. Il gatto dei vicini, per l’esattezza.
“Signora, suo figlio è perfettamente sano! Certo, presenta dei sintomi alquanto strani. Per esempio, ora non capisco cosa sta facendo.. Sembra come se impugnasse qualcosa. Se stesse assaggiando qualcosa.. Non capisco proprio. Che io sappia, disturbi mentali quali schizofrenia o dissociazione - e qui la madre cacciò un gridolino di apprensione – si manifestano nell’età adulta o in conseguenza di traumi evidenti.. Ma lei mi dice che si comporta in questa maniera da quando è nato, non è vero? Magari è un trauma legato al parto, non so.. Signora, non la posso aiutare per ora purtroppo.. Dovremo aspettare lo sviluppo della propriocezione, che avviene intorno ai 5 anni. Per ora non possiamo che seguirlo attentamente. Comunque è un bimbo bellissimo! Andrea? Tieni, guarda cosa ti do? Una lecca-lecca.”
La certezza che non fosse ritardato venne quando cominciò a frequentare la scuola. Aveva ottimi voti in tutto, era un portento. Sembrava che rispondesse alle domande con una naturalezza impressionante, come se sapesse esattamente cosa gli avessero chiesto. Ma continuava ad essere strano, indubbiamente. Spegneva i cartoni animati prima che finissero, lasciandoli sempre a metà. Sembrava anticipare le mosse della madre nei gesti quotidiani: quando usciva per accompagnarlo a scuola lo trovava già in macchina, quando era fuori a giocare tornava esattamente prima dell’ora di pranzo, senza che nessuno lo chiamasse. Ma la cosa più grave è che non riusciva a stringere alcuna relazione con i suoi amichetti di scuola. La maestra aveva rivelato alla madre che lo aveva visto parlare da solo in cortile, come se avesse un amico immaginario. E quando finalmente qualche bambino gli si avvicinava per chiedergli di giocare lui si comportava come se non ci fosse. “Insomma signora Pantarei, suo figlio vive in un’altra dimensione. Inoltre credo abbia problemi motori non per aggravare la situazione eh? Ma credo sia onesto confidarle tutto. Non ho mai visto un bambino più scoordinato. Mentre gioca a pallone a ricreazione tira calci all’aria, cadendo poi per il contraccolpo. Hanno provato a farlo giocare in porta, ma si butta senza motivo, facendo anche degli ottimi tuffi, per carità! Ma la palla non c’è.” E a quel punto abbassò lo sguardo. La madre, con le lacrime agli occhi, ma fiera, disse semplicemente “Crescendo migliorerà”. E se ne andò per non scoppiare in pianto davanti ad un’estranea. September 18 Serata di RiflessioniMolte riflessioni, che ho semplicemente messo nero su bianco..
Non so se capirete..
Molte sono personali, ma non volevo che rimanessero sterili..
perciò se non avete tempo o voglia, non vi consiglio di leggere, io ovviamente non ci rimarrò male.
Buona strada..
Graziano.
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Sono qui davanti allo schermo che fisso le date dei CFA.
Partire?
O aspettare?
Sento così tante lacune che ho timore a compiere questo passo.. timore di cogliere i frutti prima del tempo.
Cerco di vivere questi miei difetti e mancanze con ottimismo, cioè conoscendole e cercando di migliorarmi.
Ma fino a che non mi sentirò maturo non vorrò fare il CFA, nè il Capo Unità (dato che non ce n'è necessità)..
eppure qualcosa è cambiato..
Da cosa mi nascondo?
E fisso lo schermo.
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"...Che strazio.. ma la Co.Ca. consiste solo in questo?
Litigate e "Che palle?"
No, vi prego, ditemi di no..
Perchè nessuno vuole venire?
Perchè cacchio non vi giocate?
Fammi stare zitto, sono solo un tirocinante dopotutto."
(...)
"Appena tornato dal CFM!
Ma di cosa ho paura?
Io mi butto.. Io mi voglio mettere in mezzo!!
Sono troppo piccolo?
Chissenefrega!
Saranno i più grandi a indirizzarmi!
Io mi gioco.
Non so esattamente come funzioni buttare giù il Progetto Educativo di Gruppo, ma ci provo!
A costo di farlo da solo!
Ah, ma non sono solo..
Certo, siamo il 10% della Co.Ca.
Ma siamo.
Anzi, lo sai che faccio?
Parlo pure al capogruppo del Progetto del Capo! Secondo me ora lo trascuriamo del tutto..
Dovremmo affrontare il discorso in Co.Ca.!"
(...)
"Ormai stiamo a metà anno..
Finito il Progetto di Gruppo mi hanno approvato l'iter sul Progetto del Capo.
Addirittura, sono l'organizzatore di questa uscita di metà marzo di Co.Ca., l'uscita di Fede.
Spero di essere efficace stasera, di non costringere alcun parere ma solo di suscitare riflessioni!
Spero stanotte che questa novità della Caccia Francescana sia presa bene! Spero che nessuno faccia battute idiote.
Spero di essere un buon Francesco.
Spero di suscitare negli altri Capi quello che ho provato io vedendo Orazio.
Signore, mi affido a te."
(...)
"Che stanchezza..
Due giorni di discussioni!!!
Ma ne è valsa la pena! Ogni singolo minuto ne è valsa la pena! Non ci siamo persi in chiacchiere e siamo stati concreti.
Dall'anno scorso è cambiato tutto!
Forse da quell'abbraccio intorno alla padella romana durante la Caccia Francescana. Ma ogni singola riunione da allora ha fruttato.
Merito tuo Signore?
Ma allora perchè io pieno di Spirito Santo tornai dal CFM l'anno scorso, volendo appiccare una scintilla di quel Fuoco che avvampava in me, anche solo cantando una semplice canzone, anzi, una stupenda canzone..
Il Signore è il Mio Custode..
Risultato?
Trasformata in un canto da Osteria..
Forse ho mirato troppo in alto..
Bisgna fare i passi più piccoli!
Quest'anno ho voluto rischiare di nuovo..
Ho proposto la canzone che ho scritto ispirato dallo Spirito Santo.
La mia Opera più Grande!
E non si è trasformato in un coro da osteria..
Certo non hanno cantato granchè, hanno sussurrato più che altro, ma forse è questa la preghiera..
E poi stamattina..
Cosa diceva quella lettura?
La Fede senza opere è morta..
Ma allora è un segno!
Di tante canzoni ho avuto il coraggio di espormi e proporre alla Co.Ca. quella che ho scritto io..
A costo di sentirmi dire come ogni benedetta volta che sono l'unico che ci crede, seminari, vocazioni e altre mille battute idiote e troncamenti di discorsi perchè tanto solo io la penso così..
E invece, Tu confermi quello che ho scritto, per Te.
Grazie Gesù.
Di fronte a tutto ciò la mia mente vacilla.
Scrivo una mail alla mia Co.Ca., facendo una riflessione proprio su quella lettura.
Mi prenderanno in giro per un mese.
Chissenefrega.
Sono contento."
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Ogni momento è buono per prendere la chitarra, fare un ban cantare e stare insieme agli altri con gioia.
Quest'anno mi hanno soprannominato Duracell.
Il primo a svegliarsi e soprattutto a svegliare a suon di Lupo Salta Su e l'ultimo ad andare a dormire..
Per me lo scoutismo è gioia non lo so neanche io da dove le prendo tutte queste energie.
Anzi lo so. Dagli altri! Dai fratellini e le sorelline, ecco da dove!
Ci rido su del mio soprannome.
Ma io sono sempre lo stesso, con o senza CFM!
Ma si sa, nessuno è profeta in patria, perciò qui nella mia Co.Ca. il risultato del mio entusiasmo sono una sfilza di batutte tipo "ti mettiamo sotto chiave la chitarra" "quando ti spegni" o semplciemente i più delicati maschietti del reparto mi dicono "hai rotto i coglioni".
Ci rido certo.
Ma alla seicentesima volta ci rifletto.
E' morale indiretta?
Sono veramente fastidioso?
Io lo faccio perchè stare insieme è gioia e io sono il primo ad esserne felice.
E soprattutto mi abbandono al canto e alla gioia nei break, non mi pare che costringa nessuno a venirmi dietro!
Allora forse dovrei stare in silenzio.
Allora forse dovrei lasciare la chitarra a casa.
Allora forse Duracell non è un complimento o una battuta, ma un modo per dirmi "Basta."
E non può che tornarmi in mente una canzone..
Se magari fosse un attimo, vivila ti prego..
E magari a denti stretti non farla morire, anche immersa nel frastuono tu falla sentire,
hai bisogno di gioia come me.. Nanana..
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Che vuol dire questa lettura? (Ezechiele, 10)
Non lo capivo.
Perchè mi ostino a non volerlo capire..
So che sotto c'è un significato di cui ho paura.
E alla fine esce.
"Dio abbandonò il Tempio, e nessuno se ne accorse perchè erano troppo impegnati"
Io avevo lo Spirito Santo in me, dopo quell'indimenticabile Campo di Formazione dell'anno scorso.
E' una sensazione che non avevo mai provato!
Felice, intaccabile dalle tentazioni, volenteroso!
Riconoscevo i Doni dello Spirito Santo.
Poi qualcosa è cambiato..
Cosa??
Cosa?????
E me ne rendevo conto..
Troppo indaffarato nella vita di ogni giorno piano piano mi rendevo conto di quello che stava succedendo..
Se ne stava andando.
Rare volte ho provato a trattenerlo a pugni chiusi, ma Lo sentivo scivolare tra le dita.
Sbagliavo il metodo, ecco tutto.
Ma lo negavo a me stesso.
Sentivo quel distacco nel petto.
Non provare nulla davanti all'Eucarestia. Sapere che quello è il Dio Vero, ma non sentirlo.
Per carità, ho sempre continuato a credere come prima e a frequentare e a testimoniare.
Ma lo Spirito Santo mi aveva lasciato e solo per colpa mia e della mia debolezza.
Dio aveva lasciato il tempio.
Ecco che voleva dire quella lettura.
Ma adesso che mi rendo conto di ciò, grazie a te fratellino, anzi Fratellone, che hai avuto la pazienza di indicarmi la Via con la tua testimonianza fino alle 3 di notte..
Ora che mi rendo conto di ciò..
Cosa devo fare?
Lo devo capire da solo già..
Infine davanti a quell'immagine di Cristo, in ginocchio alzo lo sguardo e penso "Sono veramente infimo.. Ho sbagliato, voglio che lo Spirito torni in me. Sono solo un peccatore, mi affido a Te."
E qualcosa si scioglie nel petto.. la stessa cosa che mi sentivo che mi distaccava dalla serenità.
La preghiera più bella.
"Coprimi..
proteggimi..
Tienimi.. Sul Palmo Tuo Signor!"
Confido in Te.
E Dio rientrò nel Tempio.
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