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quello che non sopporto.. sfido chiunque a non associarsi..
Bhe forse su questo non sarete tutti d'accordo.. Ma è così!

Graziano

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Mi piacciono parecchio quelle di Oscar Wilde..
Da "Non potrei mai essere una donna: starei tutto il giorno a toccarmi le tette"a "L'ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili. Il pessimista sa che è vero."

Se ti piace e vuoi fare il bis, basta che ricominci a leggere..

June 29

Esopo Oggi

In passato la morale la scriveva l'autore.
Esopo, oggi, non l'avrebbe fatto.
 
 
 
 

Esopo Oggi

 

C’era una volta un asinello. Non pensate che avesse chissà quali ambizioni, era un asinello che ogni giorno trasportava i pacchi che il suo padrone gli caricava sulla groppa dalla baita in montagna al mercato, giù, a valle.

Era un asinello ammaestrato e molto intelligente e ormai il padrone gli lasciava fare il tragitto da solo, per poi passare a prendere il denaro dai mercanti a fine settimana.

Accadde un giorno che mentre era soprappensiero l’asinello sentì sotto al suo zoccolo qualcosa di tagliente. Era un pezzo di vetro.

“Dannazione!” – Esclamò – “Chi ha lasciato qui questo coccio? Deve essere stato sicuramente un ubriacone! Da oggi lo porterò sempre con me, per ricordarmi di non bere se mai avessi voglia di farlo.”

E con un gesto abile del muso, afferrò il pezzo di vetro e lo infilò in una delle sue sacche che aveva sulla groppa.

In un allegro periodo della sua vita condivise tutti i giorni la strada che portava al mercato con il cavallo del fattore vicino del suo padrone e con lui il tempo volava. Parlavano del più e del meno, dei loro sogni, dei loro amori.

Ma un giorno il fattore arricchitosi comprò un altro cavallo per raddoppiare la merce trasportabile e da quel dì il cavallo suo amico non aveva occhi che per il suo simile.

L’asinello si sentiva profondamente triste e anche rabbioso. Vide sul sentiero un vecchio ferro di cavallo. Lo afferrò e lo mise nella sua sacca.

“Sono contento dopotutto. Ho imparato che non bisogna mai fidarsi di nessuno. Pensavo fossimo amici, ma solo perché facevamo lo stesso sentiero. Non dimenticherò facilmente”.

Il tempo passava e l’asinello continuava a raccogliere oggetti che gli ricordavano episodi della sua vita, continuando ad accumularli nella sua sacca, sicuro che un giorno gli sarebbero serviti.

Ormai aveva con sé un frammento di bastone di quel giorno che il padrone lo aveva picchiato ingiustamente, perché pensava fosse stato inefficiente ed invece era il mercante che aveva preso più del dovuto. Aveva un vaso che era caduto dalla sacca dell’asinella più bella che avesse mai visto, ma che non lo aveva degnato di uno sguardo.

Aveva una spugna che ogni giorno riempiva d’acqua per ricordare i giorni di pioggia sotto i quali aveva marciato incessantemente, mentre tutti gli altri muli e cavalli erano rimasti al sicuro nelle loro stalle.

Lui sì che era efficiente. E c’erano i suoi svariati oggetti a ricordarglielo.

Arrivò un giorno in cui una frana bloccò il suo sentiero abituale.

Un evento inaspettato, che lo sconvolse. Ormai era in grado di camminare quasi ad occhi chiusi.

Decise dunque di prendere una nuova strada, che lambiva il fiume, portando lo stesso a valle.

Cominciò ad esplorare il sentiero timoroso ed insicuro. Ma pianopiano prese confidenza dell’ambiente e cominciava a pensare che avrebbe preso un sasso di quel giorno speciale.

Costeggiando il fiume vide dalla parte opposta in linea retta, il villaggio in lontananza. Era ahimè costretto a guadarlo, poichè non c’erano ponti. Decise il punto migliore per l’attraversamento e si fece coraggio notando che l’acqua non era alta.

Ma man mano che andava avanti sentiva di essere sempre più affaticato. Il peso sulla sua grappa diventava progressivamente più insostenibile. Pensò se ci fosse qualche oggetto tra i suoi che fosse in grado di aiutarlo, magari una corda, ma non capiva che erano proprio quegli oggetti a mandarlo a fondo.

Si guardò un’ultima volta intorno priam di sentire di affogare, per vedere se qualcuno era venuto a salvarlo. Ma c’erano solo lui, e la sua sacca.

 

Graziano.

May 31

Ipse Bagsit

Troppo lunga per metterla nell'elenco..

 

Per gentile concessione di Umberto Scimmietti.

Dalla prossima citazione pagheremo i diritti al mitico Bagsit.

ndy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive:

cmq ho letto ke un equipaggio di 3 cosmonauti russi, d cui una donna

Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive:

si persero nello spazio

Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive:

le sue ultime parole, dopo 4 giorni, furono "fevo una fiamma"

Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive:

vedo una fimma

Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive:

vedo un cippa

Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive:

vo a studià

April 02

Storia

Storia.
Storia veloce, storia ripetitiva. Storia di una mancanza e di un boomerang.
Storia di chi si isola dietro uno schermo o dietro un cellulare. Storia di amici e di occhi, Storia inutile storia vera. Storia di chi non ha soldi per rispondere, storia di chi non fa sapere. Storia già vissuta, storia riconosciuta. Storia di chi ci è già passato ed ora si riconosce. Storia di chi punta il dito e se ne ritrova quattro contro.
Storia di persone che scompaiono. Storia di vite parallele, sull'etere e dal vivo. Storie di sguardi e parole non dette, storia di frasi scritte.
Storie di mancanza, in tutti i sensi.
Storia gelida.
Storia delusa.
Storia.
February 26

Canto delle Fronde

Canto delle Fronde

 

Ricordo quel giorno di un’era lontana

lontana quanto il mio essere bambina

Ricordo il sangue sulla materna sottana

e l’incoscienza del corpo fino a mattina

 

Era un villaggio mesto e gentile

la patria mia e l’amato cortile

Ma in quel di’ il giallo e il nero

portaron con se’ l’Infame Impero

 

Io non avevo pretesa alcuna

se non quella di diventare sposa

dell’elfo amato dal crine di luna

che oggi ahime’ sotto terra riposa

 

Era un villaggio mesto e gentile

la patria mia e l’amato cortile

Ma in quel di’ il giallo e il nero

portaron con se’ l’Infame Impero

 

Quale la mia colpa ancora mi domando

se non quella di essere diversa

ma nulla ferma la bramosia del comando

ne’ essere umana, ne’ tantomeno elfa

 

Era un villaggio mesto e gentile

la patria mia e l’amato cortile

Ma in quel di’ il giallo e il nero

portaron con se’ l’Infame Impero

 

La spada manovrata da quel milite manovrato

trapasso’ il mio corpo trovato riverso

non gli bastava la vita mia aver depredato

e l’innocenza, che avevo perso

 

Era un villaggio mesto e gentile

la patria mia e l’amato cortile

Ma in quel di’ il giallo e il nero

portaron con se’ l’Infame Impero

 

La lama spietata puo’ lacerare

cio’ che sulla terra c’e’di mortale

ma la mia anima ha reso un altare

un vetusto arbusto dal tronco opale

 

Era un villaggio mesto e gentile

la patria mia e l’amato cortile

Ma in quel di’ il giallo e il nero

portaron con se’ l’Infame Impero

 

Le mie afflizioni con le fronde canto

al povero viandante che viaggia stanco

ma l’imperiale che incauto incanto

Diverra’ parte del mio letale tronco.

February 17

Il Giocone dell'anno

Ok, visto che sono circondato da Caghette che non j'aregge a continuare i racconti a 4 mani, nè voi commentate in alcun modo quelli che scrivo da solo, mi tocca darvi panem et circenses, ma dato che il panem non ce l'ho passiamo direttamente alle minchiate!
Ispirato da un gioco di Focus vi emtterò una foto al giorno di unc artello stradale, di cui dovrete indovinare il significato e soprattutto proporne alti nuovi!
 
Iniziamo con quello di oggi.
Questo cartello vuol dire:
 
A) Attenzione: Gas Pericolosi. Evacuare la zona.
B) Scappare dopo aver fatto una puzzetta.
C) Culi giganti all'inseguimento.
 
 
 
A voi la parola..
:)
January 14

Ruhundell

Racconto fantasy scritto a 4 mani da me e Andrea Corà. Uno fa tutti i capitoli pari, l'altro tutti i dispari.
A molti ho proposto ma a pochi j'ha aretto.. E finalmente uno scrittore con i controxxxxxxx!
Sono già stati scritti altri capitoli, ma se non avranno successo di pubblico qui sul blog è inutile che continuo a metterli!
Da citare l'ambientazione di Elish, ma è tutto spiegato, per cui anche a voi profani (ovvero non-nerd) sarà accessibile la comprensione.
Si prega di allacciare le cinture.
Grazie.
 
P.s. E' ovvio che se non commentate i prossimi capitoli non vedranno mai la luce. Non qui.
 
 

1

 

 

 

 

Perchè diavolo la stavano seguendo?
Ruhundell se lo stava chiedendo ormai incessantemente ad ogni passo che muoveva, correndo a perdifiato per quella pianura. Ancora poche centinaia di Grell e sarebbe arrivata alle Falde. Già poteva sentire il rumore dell’acqua. Tirò un sospiro di sollievo, per quanto poco fiato avesse ormai in corpo. I suoi muscoli allenati da anni di furti riuscivano a sostenere l’immenso sforzo a cui li stava sottoponendo, ma avrebbero retto ancora per poco.

Ormai la vista gli si stava appannando e il secondo Sole stava per sorgere. Troppa luce avrebbe danneggiato sia il suo fisico, abituato alla vita crepuscolare, sia l’avrebbe resa una facile preda per i suoi inseguitori, in quella sterminata valle pianeggiante.

Si acquattò improvvisamente a terra, come solo i Raekesy sanno fare. Le sue orecchie da felino avevano avvertito un rumore. Distante. Molto distante. Un rumore che molti non avrebbero potuto recepire.

Voci.

Lingua comune.

Tre persone.

Una donna.

Due a cavallo.

Cotte di maglia.

 

Era abbastanza per sapere di essere gravemente in pericolo.

Si coprì istintivamente con il mantello tinto con il sangue di magrhal. Le sue iridiscenze violacee lo rendevano una mimesi perfetta dei bagliori lunari. Un perfetto nascondiglio dunque per la notte. Ma per l’alba?

No, doveva assolutamente inventarsi qualcosa.

Ma certo, l’incantesimo di invisibilità. Frugò rapidamente con le dita artigliate nella sua sacca appesa alla cintura. La pergamena che aveva sottratto al mercante dieci herek addietro.

 

-         “Incredibile, un vero talismano di Hayek!”

Il mercante tituba, è colto alla sprovvista. Ma poi la guarda negli occhi con sguardo mellifluo.

“Certo signorina, un vero gioiello. Me lo portò un guerriero proveniente dalla cripta del Krez.”

“La cripta  del Krez eh?” Lo guarda Ruhundell con aria di sfida.

Il mercante ha paura, sgrana gli occhi. Forse ha esagerato.

Ma poi la felina aggiunge: “I più rari. Eccellente. Lo prendo”

Un ghigno malefico si increspa sulle labbra del mercante. La sua arte funziona ancora, a quanto pare.

“Sono 3.400 imper neri”

“Lei è impazzito. Si rende conto che mi sta chiedendo il guadagno di una guardia per dieci anni di lavoro?”

“Signorina, lo ha detto lei. E’ uno dei pezzi più rari”

“Lei è pazzo!” Afferra l’artefatto e lo rotea in aria gridando insulti. Il mercante ha improvvisamente paura, vede in quella donna-lince una seria minaccia. Ha esagerato e sarà punito. Ma ipnotizzato da quella mano snella e spietata che rotea il suo pezzo apparentemente più prezioso non si accorge che l’altra mano ben celata dal lugubre mantello si muove altrettanto agilmente a sottrarre quante più cose dal suo bancone. Ruhundell si accorge con la coda dell’occhio che qualcuno si è accorto del suo operato, nonostante la sua estrema velocità. Un piccolo grido, un fremito. Una bambina, meliniana. Forse la figlia. Le blocca il grido in gola con il solo potere di uno sguardo infuocato, ma ormai è stata scoperta. Getta con violenza il talismano sul bancone, poi sorridendo si congeda dall’avido mercante.

“Non si preoccupi. E’ indistruttibile”

E nel tempo concesso al mercante per accorgersi che il prezioso artefatto è  irrimediabilmente distrutto, la nera figura è già scomparsa tra la folla. Di lei solo il profumo rimane. –

E sorridendo ripensando a quel copioso bottino srotola la pergamena lentamente, quasi venerandola.

Glifi nervosi la percorrono ma lei è in grado di decifrarli.

Invisibilità.

 

 

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2

 

 

 

 

-         I cavalli sono stanchi.

-         Non possiamo permetterci di riposare proprio ora, Lord Cadar, dato che il nostro obiettivo è così prossimo. Tuttavia i cavalli non ci serviranno da ora in avanti.

Il giovane scudiero rimase allibito, e fu per replicare, ma un gesto secco della mano del suo padrone gli ricordò il proprio rango.

Il comandante si rivolse nuovamente alla donna, con il suo tono calmo ma fermo:

-         E cosa vorrebbe farne, mia signora? Abbandonarli qui?

-         Questo è un vostro problema, Lord Cadar. Portare i cavalli con noi sarebbe un errore.

Detto ciò la giovane donna discese agilmente dal suo mite animale, e prese a camminare con circospezione, come sondasse con antenne invisibili la valle che si distendeva pigra dinnanzi a lei, nella fievole luce di una promessa d’alba.

Inspirò profondamente e chiuse gli occhi, le membra intirizzite dalla soffice brezza che accarezzava gli alti steli, come un pettine d’argento scorre tra le fini ciocche di una musa.

-         Maledetta strega! Ma chi si crede di essere? La regina forse?

I due uomini si erano allontanati di un centinaio di grell, in direzione del limitare di un boschetto, con l’intento di nascondervi i cavalli.

-         Stai calmo Ginnar, scaldarsi serve a poco.

-         Invece a me servirebbe molto, signore, dato che a quanto sembra quella visionaria ha intenzione di guidarci in una folle ricerca nella prateria, senza cavalli ed in pieno inverno!

Cadar non sembrò prestare attenzione allo sfogo del suo impulsivo scudiero; con uno sguardo assente assicurò accuratamente le briglie del proprio destriero ad un giovane tronco di faggio.

-         Facciamo come dice, Ginnar.

-         Ma signore! La guardi come se ne stà là impalata a guardare il panorama. Probabilmente dentro di se starà ridendo della nostra ingenuità!

La figura di Nelai era un sussulto di nero puro in una valle in risveglio. L’alba sembrava temporeggiare, la vita pareva esitare a mostrarsi in luce. La sua sola presenza era agghiacciante, e un buio presentimento si faceva strada nel cuore di Cadar.

-         Su questo non ho mai avuto dubbi, Ginnar.

 

 

In quell’istante Ruhundell commise un errore fatale.

Vide la sua mano scomparire lentamente mentre la pergamena che afferrava si illuminava appena, prima di consumarsi in un piccolo vortice infuocato.

Poi successe.

Come un maglio su un incudine si abbattè su di lei una presenza malvagia e spietata, il cui fiato profumava di sangue ed i suoi occhi brillavano chiedendo avidamente di poter vedere altra morte.

La visione durò un istante, e subito Ruhundell si riscosse con il fiato spezzato, il sudore gelato.

Istintivamente si accovacciò e sollevò le braccia in posizione di difesa.

Alcun rumore lambiva le sue infallibili orecchie.

Nessun impronta, nessuna traccia.

La sua mente ancora vorticava in una tempesta di terrore e di morte.

Possibile che mi sia immaginata tutto?

 

In quell’istante la nera figura scomparve nel nulla.

Ginnar lanciò un urlo, mentre Cadar, sconcertato, slegò in fretta il cavallo dal tronco e si lanciò al galoppo nella direzione in cui aveva visto Nelai dissolversi come vapore.

Una morsa terrificante strinse il cuore del cavaliere, come mai in battaglia era accaduto, mentre lanciava il suo destriero all’inseguimento di una traccia di erba secca ed avvizzita che tagliava di netto la prateria.

Non aveva mai visto nulla di simile.

Chi è quella donna?

 

Ruhundell non fece in tempo a rialzarsi dalla posizione rannicchiata assunta poco prima, che un tuono nero le piombò addosso e la travolse.

Fu proprio la sua fortunosa posizione a salvarle la vita: se si fosse trovata in piedi, sarebbe morta sul colpo.

Un vortice di lame cominciò a distinguersi nella polvere sollevatasi a causa dell’aggressione.

-         Tu devi essere la raekesy.

Ruhundell sentiva il suo cuore impazzire dentro il petto. Il rumore dei battiti era talmente assordante che faticò a sentire la voce della creatura che le si parava innanzi.

Si sentiva impotente, completamente alla mercè della nera donna. Aveva affrontato decine di avversari, di ogni abilità, ma non aveva mai affrontato una creatura dalla superiorità così disarmante.

Il ghigno demoniaco di Nelai pregustava una preda succulenta.

La ragione stava per cedere al terrore più cieco, quando improvvisamente si rese conto di udire un rumore di zoccoli, oramai molto prossimo.

 

 

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December 11

Acqua-2-O

Lo so, lo so..
Avrei dovuto finire 11 minuti..
Ma l'ispirazione quando arriva arriva, è come al cuore.. Non si comanda!
Questa l'ho scritta veramente al volo, tra l'altro in preda a un raffreddore parecchio destabilizzante!
Ala lezione di microbiologia della settimana scorsa mi è tornata alla mente una puntata di Quark che personalmente non ho mai visto, ma che mi è stata riferita dall'esimio Minnologo Umberto Scimmietti.
Arrivava un tizio che diceva di aver scoperto un batterio che scindeva l'acqua in idrogeno e ossigeno. E Piero Angela gli disse "e se scappa nel mare"? Lui rispose che sarebbe morto prima.
 
Il resto l'ho fantasticato io.. sono sicuro che ci sarebbero milioni di altre conseguenze nn narrate qui, ma dopo sarebbe stato troppo lungo!
Fatemi sapere!
 
P.s. Se mi superate i 10 commenti (da 10 persone diverse) entro Natale vi scrivo la fine di 11 Minuti.
Ma anche no.
 
 
 

Acqua2O

 

 

 

Funziona ancora.

Il mondo sta per finire e questo computer funziona ancora.

Se leggerai questo messaggio vorrà dire che ho avuto una buona idea a lasciare il resoconto dei nostri ultimi giorni qui.

Ricordo ancora quel giorno, a quella trasmissione scientifica, in cui lo scienziato tedesco si esprimeva a paroloni gloriandosi della sua scoperta. Era un microbiologo, per l’esattezza.

Con anni e anni di esperimenti, selezioni e incroci era riuscito a isolare il Plasmide Idr, e soprattutto a far crescere una colonia di batteri (mi pare fossero Pseudomonas o qualcosa del genere) contenenti questo mirabolante patrimonio genetico.

Poche, semplici sequenze nucleotidiche che rendevano un batterio, un qualsiasi batterio, in grado di scindere l’acqua nelle sue componenti fondamentali: Idrogeno ed Ossigeno.

 

Ma perchè mai, ti starai chiedendo lettore sopravvissuto, perchè questa scoperta?

Perchè il petriolo sulla Terra era oramai agli sgoccioli. Le altre fonti di energia non bastavano alla popolazione di 10 Miliardi che era a quel tempo sul globo. E così multinazionali di tutta la terra avevano deciso che era ora di investire in nuove fonti di energia, finalmente di sbloccare il motore ad idrogeno, di renderlo disponibile sul mercato, tenuto nascosto per poter dissanguare la gallina dalle uova d’oro quale era il petrolio fino all’ultima goccia.

E così l’ingegneria, la robotica, l’informatica si erano unite per produrre un sensazionale modello di motore che andava solamente ad idrogeno.

Ora rimaneva solamente il problema di fornire carburante a queste auto futuristiche. Già. L’idrogeno. Magari crederai che fosse di facile reperibilità. E invece no. Perchè isolarlo e contenerlo e non farlo infiammare non è affatto facile. Ed è estremamente costoso. E già si correva ai ripari per inventare nuove fonti di energia e nuovi mercati da sfruttare.

Poi, quel Novembre di esattamente 5 anni fa, arriva questo tedesco. Tutti i giornali ne parlano, le azioni in borsa delle società di auto ad idrogeno si impennano, c’è la corsa all’acquisto delle nuove auto.

Finalmente il carburante avrà un prezzo irrisorio, accessibile a tutti e l’inquinamento non sarà più un problema.

Le fabbriche cominciano a convertire le loro centraline, sorgono centrali elettriche ad idrogeno.

 

Ma gli scettici non tardarono ad arrivare.

Una sola, semplice domanda:

“Cosa succede se uno di questi batteri arriva nel mare?”

Lo scienziato tedesco non rimase minimamente preoccupato da questa critica, anzi rispose prontamente: “E’ impossibile. Nel plasmide che sono riuscito ad isolare, grazie all’ingegneria genetica ho fatto in modo che fossero presenti geni che rendessero le popolazioni batteriche strettamente anaerobie. Ovvero: se vengono a contatto con l’ossigeno, muoiono.

Inoltre tutte le camere di contenimento in cui avviene la scissione molecolare ad opera di questi batteri sono stagne ed è impossibile che ci sia una fuoriuscita

Credetemi, non correte alcun pericolo!”

E se ne andò via ridendo.

 

 

Tutto andava per il meglio, molte società si erano arricchite, altre impoverite.

Ovviamente l’Europa era diventata la fornitrice per eccellenza di Idrogeno e la sua Economia si stava rapidamente accrescendo.

In poco tempo si era allargata in tutti i campi del mercato, in particolare informatico ed aerospaziale. Fu proprio grazie al grande successo che l’Europa decise di lanciare un satellite-sonda nello spazio per il monitoraggio dei livelli dell’acqua..

Effettivamente le polemiche non erano mancate, i gruppi di attivisti contro le nuove tecnologie erano più numerosi che mai. Affermavano che i livelli del mare si stavano abbassando, che l’Idrogeno nell’aria era andato aumentando, che i terroristi si erano impossessati dei batteri, che non avevano tenuto conto... mille obiezioni che nessuno voleva sentire o prendere in considerazione.

Fu proprio per sfatare questi miti, che la società fondata dal microbiologo tedesco volle lanciare la sonda dalla loro base operativa. Un evento neanche troppo rilevante di cui molti neanche sapevano l’esistenza.

Ma al momento del lancio qualcosa andò storto. Qualcosa andò maledettamente, estremamente, dannatamente storto.

5, 4, 3, 2, 1..

...

 

C’è chi dice che l’esplosione che avvenne dopo quel fatidico conto alla rovescia abbia ucciso più persone delle bombe atomiche sul Giappone.

 

La città industriale Hoffnungwass nata intorno a quella compagnia fu completamente rasa al suolo.

Nella loro superba sicurezza non si erano realmente accorti che qualche batterio doveva aver cambiato il suo DNA fondendolo, incrociandolo adattandolo con qualche batterio aerofilo o che so io! Dannati bastardi! Ci avete ridotto così!

Ma andiamo per ordine..

Come dicevo qualche batterio di Pseudomonas rabdomantis doveva essere sfuggito ai controlli.

A fatti avvenuti c’è chi dice che ci fosse qualche infiltrato che ogni giorno liberasse nelle condutture di scarico campioni e campioni di colture batteriche. Un batterio si può duplicare ogni 20 minuti. Non ci deve essere voluto molto perchè mutasse in qualcosa di superiore, in grado di vivere a contatto con l’ossigeno. E una volta adattatosi all’ambiente esterno, il batterio cominciò a fare esattamente ciò per cui era stato creato: Scindere l’acqua.

Ovviamente fu un processo estremamente lento, di cui infatti nessuno si accorse. E l’idrogeno si accumulava, ed evaporava, evaporava.

All’accensione di quello shuttle, l’immane combustione provocata generò una reazione a catena che bruciò tutto l’idrogeno accumulatosi lì intorno con un’immane esplosione, che si propagò esattamente fin dove il batterio era arrivato. L’area era molto circoscritta, ma l’allarme era scattato. Inoltre se prima c’era qualche dubbio, ora dei contenitori stagni c’era rimasto ben poco. Il batterio era libero.

Per giorni non si parlò d’altro, scattò l’isteria di massa.

Le morti di un quarto dei tedeschi ne erano la prova lampante: il batterio era fuggito.

Il panico ebbe il sopravvento sugli europei, la gente non voleva più avvicinarsi all’acqua, che cominciava a diventare un bene prezioso. Ormai si comprava solo acqua straniera, i supermercati venivano assaliti e distrutti. Le chiese e i luoghi di culto all’improvviso straripavano di gente credente o delirante in cerca chi di un miracolo, chi della Salvezza, chi di una mera speranza.

Curioso come a far riaccendere la Fede nelle persone non fosse un Leviatano o un cataclisma mondiale, ma il più piccolo degli esseri viventi.

Ma non era che l’inizio.

Tutte le frontiere furono chiuse per prevenire eventuali fuoriuscite..

Di cosa poi?

Di cosa??

Idioti!

L’acqua evaporò, come è normale che sia, e in quelle minuscole, infinitesimali gocce risiedevano milioni di minuscoli, infinitesimali batteri, che ben presto colonizzarono tutto il mondo.

Addirittura sembrava che  il batterio avesse triplicato la sua velocità di riproduzione, col risultato che ben presto il livello degli oceani cominciò ad abbassarsi di un cm al mese prima, poi a settimana.

L’idrogeno era nell’aria, i fumatori non esistevano più, i fuochi non venivano più accesi. Le auto abbandonate, le popolazioni disidratate.

Ma ancora non era la fine del mondo. Ancora non siamo ad oggi.

 

Fino a quel momento l’umanità intera non aveva pienamente risentito di quella catastrofe.

Poi ci si cominciò a rendere conto dell’Apocalisse.

 

Tutte le piantagioni di riso in Asia ormai non avevano più acqua per essere irrigate, non c’era più cibo per metà della popolazione mondiale. Tutti i campi del mondo ben presto si rinsecchirono, appassirono e morirono. La fame era compagna della sete.

 

Le persone disperate andavano a bere acque sicuramente contaminate col risultato che dopo poco tempo del loro plasma, la parte liquida del loro sangue, non v’era più traccia.

 

Le nuvole, formate da vapore acqueo non c’erano più. Il 40% della radiazione solare non veniva più riflessa. Le piante morivano, le persone morivano ustionate, i ghiacci si scioglievano e per paradosso le acque invasero per un breve periodo le terre emerse. Poi evaporarono anche quelle.

Il mondo era un immenso deserto.

 

Solo poche isole felici si salvavano, falde acquifere sotterranee, polle di acqua pura a cui solo pochissimi, i più ricchi del mondo potevano permettersi quel paradiso.

Ma l’uomo messo alle strette diventa l’animale più violento e vendicativo del regno animale.

Alcuni decisero di sacrificare la loro vita per far morire gli altri. Bevevano acqua contaminata con l’intenzione di introdursi nelle “Happy Islands”, urinare nelle acque e condannare a morte certa quei pochi, ricchissimi, bastardi fortunati.

Ed erano più quelli che morivano prima di raggiungere le polle super protette da bunker per disidratazione o perchè fucilati (causando a loro volta esplosioni che radevano al suolo tutto) che i pochi terroristi che riuscivano nel loro intento.

 

Eppure le centrali a idrogeno funzionavano ancora.

Anzi, funziona ancora.

Qui, nella nostra ultima Happy Island.

Siamo rimasti in pochissimi, l’umanità, le piante, gli animali, tutto giace senza vita.

E questo fottutissimo computer..

Funziona ancora.

October 16

11 minuti - l'adolescenza -

L'idea c'è, le mani scrivono da sole.
E mi perdo in questo alter-ego surreale..
 
Troppo lunga la digressione?
Vogliamo più aneddoti?
Vogliamo più spiegazioni?
O ce piace da morì?
 
Fatemi sapere, ci tengo al vostro giudizio, cari lettori! ;)
 
P.S. In preparazione 3 racconti, di cui due "thriller"-psicologico e l'altro con finale a sorpresa, strutturato per essere riletto 2 volte.
 
 

Ormai Andrea era cresciuto.

Da piccolo non si rendeva conto di quello che accadeva, ma con il passare del tempo aveva cominciato a capire. Lui era diverso dagli altri, molto diverso. C’era come un qualcosa che gli permetteva di vedere il futuro prima che accadesse. O forse di vivere nel futuro.

Cominciò a domandarsi se vedeva ciò che ancora doveva succedere e viveva nel presente o se la sua vita scorresse semplicemente prima del resto dell’umanità. Non capì mai bene questa sottile differenza, tuttavia comprese ed affrontò il lasso di tempo che lo separava inevitabilmente da una vita normale.

 

Aveva ormai piena propriocezione e fatto suo il concetto dello scorrere del tempo. Sentiva chiaramente di vivere una condizione diversa e ci si abituava, giorno dopo giorno. Era diventato in grado di agire nel presente, nonostante vivesse il futuro. Il suo corpo si era abituato ad agire in leggera differita rispetto a ciò che i sensi suggerivano, perfezionando sempre più la sua insolita tecnica. Ora sapeva perfettamente nel suo inconscio quanto fossero 11 minuti. Se vedeva cadere una castagna da un albero o un cane passare davanti alla sua casa, sapeva esattamente che quella castagna sarebbe caduta dopo 11 minuti e quel cane sarebbe passato dopo 11 minuti. Esatti.

 

Non se ne rese neanche conto del suo abituarsi progressivamente al divenire degli eventi. E’ come quando ci si sorprende a pensare ad altro mentre si recitano preghiere o quando guidando ti ritrovi a casa non ricordando di aver percorso il tratto di strada che ti separava da essa.

 

Ora sembrava quasi una persona normale. Molti lo consideravano strano, ma poi, andando al liceo e cambiando compagni di classe e conoscenti, lasciò dietro di sè anche la sua nomea di persona eccentrica.

 

E nessuno se ne accorse della sua preveggenza.

 

E neanche Andrea.

 

L’unica cosa che lo distingueva dagli altri era il riuscire perfettamente nelle interrogazioni, nel sapere misteriosamente quali domande celava il temuto compito in classe, quale professore sarebbe mancato.

 

Chi pensava fosse figlio di qualche professore che gli passava le dritte, chi sosteneva che fosse un teppistello che si intrufolava nella sala professori ogni notte.

Le leggende su di lui erano libere di circolare, ma lui sarebbe sempre rimasto il beniamino della classe. Forse lo sfruttavano, forse era simpatico veramente. Ad Andrea non importava minimamente. Ora aveva degli amici ed era.. normale. Senza neanche accorgersene. La sua maledizione stava cominciando a trasformarsi in un dono.

 

 

Poi accadde.

 

 

I suoi occhi potevano prevedere ciò che sarebbe accaduto poco tempo dopo, ma non potevano capire quello che sarebbe accaduto al suo cuore.

Era in corridoio, di quell’inverno del terzo liceo. Noioso, come al solito. E in più già sapeva che il professore di Matematica sarebbe mancato l’ora dopo. Appoggiato al termosifone, a braccia conserte. A parlare con un suo compagno di classe. Cappellino inzeppato su dei capelli ribelli, piercing all’orecchio, mani in tasca a pantaloni 2 taglie più grandi. Mani che cercano una cartina e del fumo. Il classico ribelle che si rivela una pecora da gregge.

“Senti, a me de annà alla festa de quella cagna non me va proprio..”

 - Andrea annuì senza interesse -

  “Ma che t’ha mai salutato? Entra, ariva, pare che ce l’ha solo lei! Quella te vole fa annà là solo pe’ fatte vede quant’è ricca, quant’è bella, quant’è bona.. E pe fasse fa il regalo.. Hai trovato chi te da buca, chicca..”

Si accorse involontariamente che il suo sguardo si era spostato dall’interlocutore a una figura indefinita sullo sfondo. Una figura indefinita, già. Con un sorriso. E dei capelli, castani, lucenti. Lunghi. Un maglione, tirato fino alle mani ritiratesi per il freddo. Sta veramente bene con quel maglione rosa, pensò Andrea. Ma preferisco quando..

Il suo respiro si fermò.

 

Solo in questo momento si rendeva conto che ogni santo giorno la osservava. Inconsciamente, certo, ma già sapeva che aveva un carattere coinvolgente, la risposta pronta. E che quando era in imbarazzo giocherellava con il labbro. Sofia.

 

“Ahò, ma me stai a sentì?”

 

 Andrea fu riportato immediatamente sulla terra dalle sue congetture. Il cuore palpitava, le mani sudavano. “Cosa mi succede?” balenò nella sua mente.

 

“Ma che m’hai fatto parlà a voto fino a mo? E basta a fissà quella der secondo! Almeno te facessi avanti, ma ogni giorno te metti qua sur trespolo.”

 

Andrea tornò a guardarlo, di scatto.

Ma allora tutti sanno! Tutti se ne sono accorti, possibile che solo io?...

Farmi avanti..

Già.

Perchè no?

 

Sorrise, e con uno sguardo di sfida ammiccante si congedò dal suo amico.

 

I passi erano pesanti, ma decisi.

 

 

“Ciao Sofia.”

 

La ragazza dal maglione rosa si voltò incuriosita, lentamente.

 

Andrea ora non era più imbarazzato.

 

“Sai, ho notato di averti notata..” Idiota! – pensò – Riprenditi!! “E’ oggi, guardandoti mentre ridevi e giocherellavi con il tuo labbro.. Ecco, come stai facendo adesso!”

 

Sofia indispettita tolse istintivamente la mano che era salita a stuzzicare le sue belle labbra e lo fissò imbronciata.

 

“Mi sono reso conto che.. non so.. hai qualcosa.. di.. speciale!

Bello!

Ecco, sei carina!

Ecco.”

 

Cosa diavolo dici???

 

“Non so se avrai fatto caso, sto nella classe qui di fronte, sono del terzo anno. Mi chiamo Andrea, piacere!”

 

E sfoggiò un sorriso sereno, dopotutto, tendendo la mano.

Ma Sofia non ricambiò il saluto.

Le sue braccia scesero lungo i fianchi, i pugni si chiusero, i piedi si unirono. E la voce uscì.

 

“Certo che ci ho fatto caso! Sei sempre lì, a fissarmi! Ma credi che io sia deficiente? Sei un pervertito, per colpa tua mi è venuta l’ansia di uscire dalla mia classe! Con quel fare spocchioso che hai, circondato da gentaglia. Ma chi ti credi di essere? Vieni qui e pretendi di dirmi come mi comporto quando sono in imbarazzo, pretendi di conoscermi solo avendomi spiato, pretendi che io ti sorrida cordialmente alle tue avance?

Bhe sai che ti dico?

Se riuscirai a dirmi un solo motivo per cui io dovrei dare confidenza a un guardone, idiota, impacciato sfigato come te.. un solo motivo. E io uscirò con te.”

 

 

E’ incredibile quanto l’adolescenza possa rendere cattiva una persona.

Ma Andrea non pensava a questo. Anzi. Pensava che lui nutriva un sentimento sincero per lei, che non era un guardone, che non era..

Ma le risate delle amiche di Sofia erano più forti di qualsiasi pensiero.

L’umiliazione subita davanti ai suoi compagni di classe, che non lo avevano mai visto in difficoltà, lo sovrastava e lo rendeva impotente. Un nodo alla gola, una rabbia cieca che gli saliva, i piedi che smaniavano di andarsene.

 

“Senti