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14 janvier

Ruhundell

Racconto fantasy scritto a 4 mani da me e Andrea Corà. Uno fa tutti i capitoli pari, l'altro tutti i dispari.
A molti ho proposto ma a pochi j'ha aretto.. E finalmente uno scrittore con i controxxxxxxx!
Sono già stati scritti altri capitoli, ma se non avranno successo di pubblico qui sul blog è inutile che continuo a metterli!
Da citare l'ambientazione di Elish, ma è tutto spiegato, per cui anche a voi profani (ovvero non-nerd) sarà accessibile la comprensione.
Si prega di allacciare le cinture.
Grazie.
 
P.s. E' ovvio che se non commentate i prossimi capitoli non vedranno mai la luce. Non qui.
 
 

1

 

 

 

 

Perchè diavolo la stavano seguendo?
Ruhundell se lo stava chiedendo ormai incessantemente ad ogni passo che muoveva, correndo a perdifiato per quella pianura. Ancora poche centinaia di Grell e sarebbe arrivata alle Falde. Già poteva sentire il rumore dell’acqua. Tirò un sospiro di sollievo, per quanto poco fiato avesse ormai in corpo. I suoi muscoli allenati da anni di furti riuscivano a sostenere l’immenso sforzo a cui li stava sottoponendo, ma avrebbero retto ancora per poco.

Ormai la vista gli si stava appannando e il secondo Sole stava per sorgere. Troppa luce avrebbe danneggiato sia il suo fisico, abituato alla vita crepuscolare, sia l’avrebbe resa una facile preda per i suoi inseguitori, in quella sterminata valle pianeggiante.

Si acquattò improvvisamente a terra, come solo i Raekesy sanno fare. Le sue orecchie da felino avevano avvertito un rumore. Distante. Molto distante. Un rumore che molti non avrebbero potuto recepire.

Voci.

Lingua comune.

Tre persone.

Una donna.

Due a cavallo.

Cotte di maglia.

 

Era abbastanza per sapere di essere gravemente in pericolo.

Si coprì istintivamente con il mantello tinto con il sangue di magrhal. Le sue iridiscenze violacee lo rendevano una mimesi perfetta dei bagliori lunari. Un perfetto nascondiglio dunque per la notte. Ma per l’alba?

No, doveva assolutamente inventarsi qualcosa.

Ma certo, l’incantesimo di invisibilità. Frugò rapidamente con le dita artigliate nella sua sacca appesa alla cintura. La pergamena che aveva sottratto al mercante dieci herek addietro.

 

-         “Incredibile, un vero talismano di Hayek!”

Il mercante tituba, è colto alla sprovvista. Ma poi la guarda negli occhi con sguardo mellifluo.

“Certo signorina, un vero gioiello. Me lo portò un guerriero proveniente dalla cripta del Krez.”

“La cripta  del Krez eh?” Lo guarda Ruhundell con aria di sfida.

Il mercante ha paura, sgrana gli occhi. Forse ha esagerato.

Ma poi la felina aggiunge: “I più rari. Eccellente. Lo prendo”

Un ghigno malefico si increspa sulle labbra del mercante. La sua arte funziona ancora, a quanto pare.

“Sono 3.400 imper neri”

“Lei è impazzito. Si rende conto che mi sta chiedendo il guadagno di una guardia per dieci anni di lavoro?”

“Signorina, lo ha detto lei. E’ uno dei pezzi più rari”

“Lei è pazzo!” Afferra l’artefatto e lo rotea in aria gridando insulti. Il mercante ha improvvisamente paura, vede in quella donna-lince una seria minaccia. Ha esagerato e sarà punito. Ma ipnotizzato da quella mano snella e spietata che rotea il suo pezzo apparentemente più prezioso non si accorge che l’altra mano ben celata dal lugubre mantello si muove altrettanto agilmente a sottrarre quante più cose dal suo bancone. Ruhundell si accorge con la coda dell’occhio che qualcuno si è accorto del suo operato, nonostante la sua estrema velocità. Un piccolo grido, un fremito. Una bambina, meliniana. Forse la figlia. Le blocca il grido in gola con il solo potere di uno sguardo infuocato, ma ormai è stata scoperta. Getta con violenza il talismano sul bancone, poi sorridendo si congeda dall’avido mercante.

“Non si preoccupi. E’ indistruttibile”

E nel tempo concesso al mercante per accorgersi che il prezioso artefatto è  irrimediabilmente distrutto, la nera figura è già scomparsa tra la folla. Di lei solo il profumo rimane. –

E sorridendo ripensando a quel copioso bottino srotola la pergamena lentamente, quasi venerandola.

Glifi nervosi la percorrono ma lei è in grado di decifrarli.

Invisibilità.

 

 

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2

 

 

 

 

-         I cavalli sono stanchi.

-         Non possiamo permetterci di riposare proprio ora, Lord Cadar, dato che il nostro obiettivo è così prossimo. Tuttavia i cavalli non ci serviranno da ora in avanti.

Il giovane scudiero rimase allibito, e fu per replicare, ma un gesto secco della mano del suo padrone gli ricordò il proprio rango.

Il comandante si rivolse nuovamente alla donna, con il suo tono calmo ma fermo:

-         E cosa vorrebbe farne, mia signora? Abbandonarli qui?

-         Questo è un vostro problema, Lord Cadar. Portare i cavalli con noi sarebbe un errore.

Detto ciò la giovane donna discese agilmente dal suo mite animale, e prese a camminare con circospezione, come sondasse con antenne invisibili la valle che si distendeva pigra dinnanzi a lei, nella fievole luce di una promessa d’alba.

Inspirò profondamente e chiuse gli occhi, le membra intirizzite dalla soffice brezza che accarezzava gli alti steli, come un pettine d’argento scorre tra le fini ciocche di una musa.

-         Maledetta strega! Ma chi si crede di essere? La regina forse?

I due uomini si erano allontanati di un centinaio di grell, in direzione del limitare di un boschetto, con l’intento di nascondervi i cavalli.

-         Stai calmo Ginnar, scaldarsi serve a poco.

-         Invece a me servirebbe molto, signore, dato che a quanto sembra quella visionaria ha intenzione di guidarci in una folle ricerca nella prateria, senza cavalli ed in pieno inverno!

Cadar non sembrò prestare attenzione allo sfogo del suo impulsivo scudiero; con uno sguardo assente assicurò accuratamente le briglie del proprio destriero ad un giovane tronco di faggio.

-         Facciamo come dice, Ginnar.

-         Ma signore! La guardi come se ne stà là impalata a guardare il panorama. Probabilmente dentro di se starà ridendo della nostra ingenuità!

La figura di Nelai era un sussulto di nero puro in una valle in risveglio. L’alba sembrava temporeggiare, la vita pareva esitare a mostrarsi in luce. La sua sola presenza era agghiacciante, e un buio presentimento si faceva strada nel cuore di Cadar.

-         Su questo non ho mai avuto dubbi, Ginnar.

 

 

In quell’istante Ruhundell commise un errore fatale.

Vide la sua mano scomparire lentamente mentre la pergamena che afferrava si illuminava appena, prima di consumarsi in un piccolo vortice infuocato.

Poi successe.

Come un maglio su un incudine si abbattè su di lei una presenza malvagia e spietata, il cui fiato profumava di sangue ed i suoi occhi brillavano chiedendo avidamente di poter vedere altra morte.

La visione durò un istante, e subito Ruhundell si riscosse con il fiato spezzato, il sudore gelato.

Istintivamente si accovacciò e sollevò le braccia in posizione di difesa.

Alcun rumore lambiva le sue infallibili orecchie.

Nessun impronta, nessuna traccia.

La sua mente ancora vorticava in una tempesta di terrore e di morte.

Possibile che mi sia immaginata tutto?

 

In quell’istante la nera figura scomparve nel nulla.

Ginnar lanciò un urlo, mentre Cadar, sconcertato, slegò in fretta il cavallo dal tronco e si lanciò al galoppo nella direzione in cui aveva visto Nelai dissolversi come vapore.

Una morsa terrificante strinse il cuore del cavaliere, come mai in battaglia era accaduto, mentre lanciava il suo destriero all’inseguimento di una traccia di erba secca ed avvizzita che tagliava di netto la prateria.

Non aveva mai visto nulla di simile.

Chi è quella donna?

 

Ruhundell non fece in tempo a rialzarsi dalla posizione rannicchiata assunta poco prima, che un tuono nero le piombò addosso e la travolse.

Fu proprio la sua fortunosa posizione a salvarle la vita: se si fosse trovata in piedi, sarebbe morta sul colpo.

Un vortice di lame cominciò a distinguersi nella polvere sollevatasi a causa dell’aggressione.

-         Tu devi essere la raekesy.

Ruhundell sentiva il suo cuore impazzire dentro il petto. Il rumore dei battiti era talmente assordante che faticò a sentire la voce della creatura che le si parava innanzi.

Si sentiva impotente, completamente alla mercè della nera donna. Aveva affrontato decine di avversari, di ogni abilità, ma non aveva mai affrontato una creatura dalla superiorità così disarmante.

Il ghigno demoniaco di Nelai pregustava una preda succulenta.

La ragione stava per cedere al terrore più cieco, quando improvvisamente si rese conto di udire un rumore di zoccoli, oramai molto prossimo.

 

 

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