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5 mai Divina Ecommedia: II CantoMentre è in preparazione il terzo canto, vi pubblico il secondo..
Da qui in avanti credo che non a molti piacerà dato che è molto specifico per i miei compagni di università e i nostri professori..
Insomma, per capirlo..
Ce dovevate stà..
:)
Fatemi sapere se pensate che debba continuare oppure no!
Commentateeeee!
Dedicato alla Spocchia.
II Canto
Già volgevo il mio sguardo arretro Per cercar di scorgere la via del ritorno Non con un autobus né con la metro Ma sol dei miei piedi sarei stato adorno. Tornare ahimè sulla via tosto intrapresa Mi scorava l’idea di aver fallito l’impresa. Svuotati i polmoni così di un lungo sospiro Mossi il primo passo della via dell’abbatimento Ma ecco che nell’ombra una sagoma rimiro E sento “Il tuo non è stato un completo fallimento”. Mi chiamò per nome, disse “Graziano Ciocca” Ed ero così sbigottito da spalancar la bocca. Chi era costui che in quel modo mi appellava, come faceva dunque a saper il mio nome Io che credevo d’esser l’unico che vagava, in quell’oscura macchia finito chissà come. Fece un passo avanti quella figura sibillina Mostrando alla luce un’aria sbarazzina. Nel petto mio timore non poneva Anche se le mani movea in modo inconsulto: l’una in tasca ferma teneva ma con l’altra annaspava a mo’di un insulto. Vedendo costui la mia aria spaurita Incominciò a favellar come un archimandrita “Carcola che” furon le sue prime parole e già la mia stima verso lui barcollava pensai che di bifolchi egli fosse prole mentre con quella mano ancora gesticolava. “Carcola che hai sbagliato la guisa di raggiunger la meta, la fortuna non t’è arrisa!” “Cosa vuoi dire o enigmatico figuro” io prontamente a lui rispondetti “Forse ho possibilità di valicare quel muro che mi barrica la via? In dubbio tu mi metti.” Al che quella figura ammantata di verde Rispose come chi la pazienza mai perde. “Ciò che guida i tuoi passi, ingenua matricola non è la naturale sete di conoscenza tu vuoi dire a tutti cosa mai sia un’arvicola: La Spocchia è la tua ègida, d’attenzion concupiscenza. Quando abbandonerai le manie di protagonismo Scoprirai l’umiltà e non l’arrivismo.” “Ciò che tu dici mi risulta mendace” replicai io, nell’orgoglio una ferita “Cosa c’è di male nel rispondere sagace a chi mi chiede cosa sia una Magnoliofita? Inoltre non accetto di esser criticato Da uno sconosciuto da chissacchi mandato.” “Ebbene mi presento mio piccato amico: la mia patria è solamente un passaggio a livello, molti dicon che fa abbastanza schifo ma Pavona mi vide nascere e io l’amo come fratello. Il mio nome non è comune e per questo peno Son da tutti sfottuto perché mi appello Moreno. In quanto alla Spocchia, - il pavonense continuò – Hai cercato di raggiunger subito la laurea In cima a quel colle, è vero oppure no?” Mi chiese con intorno di saggezza un’aurea. “Certo – ammisi – ma non vedo il motivo di tacciar di spocchia il mio tentativo”. “Ebbene sappi che non è affatto semplice raggiunger la triennale, ogn’or nostro obiettivo. La fatica d’ora in poi sarà la tua complice E io ti guiderò in questo cammino acclivo.” Deciso si girò infine; e io con passo maldestro Mi avviai a seguire il mio futuro maestro.
2 mai DIVINA ECOMMEDIASapete quelle folgorazioni ispiranti o quelle ispirazioni folgoranti che vi capitano ogni tanto? (la maggior parte delle volte quando state sulla tazza)
Ebbene io no.
L'ingegno nasce dalla necessità, nel tal caso dalle lezioni trite e ritrite..
Quando uno pensa che per lui stare all'università non è tanto un dovere quanto una missione, uno comincia a paragonarsi a un eroe..
No, un eroe è troppo.
A un missionario.
No, troppo religioso.
A un poeta vate.
Ecco si.
Magari un poeta water, ma sempre un poeta.
Un novello Dante Alighieri..
E' quando l'aula 8 più che un buco con 30 posti ti sembra una bolgia e immagini il professore di diritto come un demone nudo con gli stivaletti da pioggia gialli che ti viene in mente di scrivere la...
DIVINA ECOMMEDIA
I Canto
Ad un quarto circa della mia vita mi ritrovai in una scelta oscura poiché la scuola superiore era finita. Ahi, quanto la scelta sarà dura! Seguire il successo oppur la passione? Sapere giammai la futura professione. Fin da piccino guardavo gli insetti Seguire perciò volevo la conoscenza I biologi però sembravano inetti Ben altre eran le vie della vera scienza. Fisica, avvocato o meglio ingegneria? Eppure il mio cuore clamava ECOLOGIA. Già i miei passi seguivano il sentiero Per la laurea fintanto agognata E già correvo col mio pensiero All’or che sarei stato assistente di Cannata. Tanto impegnato ero nel mio fantasticare, che non vidi che m’era impedito d’oltre camminare. Tre fiere c’eran a sbarrarmi l’itinere, sì immonde da distoglier lo sguardo, a tal punto che per me cominciai a temere e nel contempo a sentirmi un codardo. Moratti era la prima, Ministro d’istruzione Che per ciò che avea fatto era più di distruzione. Tre anni aveva messo per molte facoltà Più due successivi per più specializzare, ma sapeva ch’a ess nisciun arriverà e gli studenti giammai potrai lavorare. Formazione professionale giammai avrei avuta E la mia sete d’imparare di già era sparuta. La seconda mi fissava in sguardo cagnesco Poiché ero matricola senza alcun futuro; non sapeva riconoscere un pioppo da un pesco ma era il preside di facoltà e pareva assai duro. Paolozzi il suo nome, collezionista di errori Sol i prati sintetici sapea metter di fuori. La terza infine, la più inaspettata Simbolo credetti di summa distrazione Era la fiera di Grottaferrata Ch’intorno a me di paura mi poneva un alone. Sapevo che l’ostacolo più grande da superare Era la mia mancanza di voglia di studiare. Chiusi gli occhi, la testa a capofitto Corsi oltre quegli impedimenti assai scoranti Con grande maraviglia non rimasi sconfitto Ma la laurea vidi ai miei occhi davanti. Sul cacum del colle posava allettante, che, preso da gioia, misi un passo avante. Non mi accorgevo però che il terreno sassoso E la grande pendenza propria di quel calle, invece che avanzare andavo a ritroso e i piedi cadevan in continue falle. La laurea ahimè era così a me appresso Eppur irraggiungibile da lì ch’ero depresso. |
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