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23 juillet

Grazie..

Graziano è il classico tipo che dopo 3 mesi di università, lascia.
 
 
 
Cara persona, tu affermi di non ricordare di aver pronunciato questa frase..
Ma io me lo ricordo benissimo.
 
 
Ho sempre avuto un'insicurezza di fondo che mi portava a ricercare spasmodicamente il giudizio degli altri ,sia positivo che negativo, elogi o critiche, così che in base a quello avrei potuto cambiare il mio atteggiamento e il mio carattere per migliorare sempre più. Insomma, non mi fermavo mai a pensare "così faccio bene, così no", oppure "io sono così e non colà", aspettavo sempre che fossero gli altri a dirmelo.
 
Mi arriva questa persona, con aria da chi ti conosce meglio di te e mi sigilla questo fatidico verdetto addosso..
 
Io torno a casa sconvolto..
 
E rimugino. Porca vacca.. Ha ragione! Certo, al liceo sono andato bene, ma lì è diverso.. Non hai più la paura del giorno dopo e io con tanto tempo a disposizione farei tutto meno che studiare! Io non sono veramente tipo di andare all'università.. Però se non la faccio mi tocca fare il militare!
 
E così via, in un vortice di pensieri..
 
Conoscenti mi dicono che hanno amici a biologia e che non escono più da casa..
Altri che fanno altre facoltà tutti fuori corso, hanno dato 1 esame in 3 anni perchè i professori mangiano i bambini e sputano fuoco e i chiedono sempre la cosa che non sapevi, e tutti cambiano facoltà in continuazione.
 
 
Inutile mia madre che mi esortava a non ascoltare tutte queste voci.. E Giorgia ancora non c'era.. Perciò ho affrontato da solo questo inizio universitario.
 
 
 
 
Due mesi dopo mi ritrovo al test d'ingresso, me la cavicchio!
Ma nell'incertezza il giorno dopo sarei andato a fare il test anche a Roma Tre..
Poi quando mi sono trovato imbottigliato nel raccordo ho pensato "Ma aarivederci.. Se l'ho passato a Tor Vergata bene, altrimenti vado a fare il militare!"
 
 
Lo passo, e lo passo pure bene!
 
La prima lezione, di genetica, mi affascina, mi sembra una mega settimana enigmistica con giochini di logica. E poi istologia, problematiche ecologiche e chimica. Alcune belle, altre senza costrutto alcuno.
 
Primo esame. Vado convinto di sapere molto e brancolo nel buio alla seconda domanda..
Il prof mi regala un 27 che era il primo esame, tutti i miei compagni di corso prendono 30 o 30 e lode, anche con prof. più stronzi.
 
 
Non avevo idea di che tipo fossi, se da 20 o da 25 o da 30. A quanto pareva 27! Mi sembrava buono come risultato..
 
 
Arriva l'esame di istologia: la professoressa rimane a bocca aperta per l'esame, mi paiceva da morire la materia e in più mi aveva chiesto proprio la cosa che sapevo meglio!
 
Ed eccolo lì il mio primo 30!
 
E comincia anche la maledizione.
 
Quel 30 non fu davvero l'ultimo, ma probabilmente al di fuori di Giorgia, i familiari e i compagni d'università, raramente qualcun altro ha saputo dei miei successi..
 
Sempre con quello sguardo accusatore, che mi diceva "Vuoi sempre dare a vedere che sei più bravo di tutti.. Vuoi dire al mondo che hai preso 30 per spocchioseggiare. Ogni occasione è buona per dimostrare a tutti quando sai."
 
 
E invece no, cazzo.
 
 
Lo so che ho sempre avuto le manie di protagonismo, ma Giorgia mi ha insegnato a non avere bisogno dell'attenzione degli altri per trovare l'autostima, ce l'ho già dentro di me!
 
Esagero a volte con i lupetti nel dirgli chicche naturalistiche, ma sono passato dall'amatemi all'ascoltatemi, che forse vi interessa!
 
 
 
Io avrei voluto festeggiare con voi..
Avrei voluto offrirvi da bere, per festeggiare quella lode ad anatomia comparata che mi faceva sentire un dio, perchè avevo studiato tanto e l'esame era difficile.
 
Ma no, sempre quello sguardo.
 
Se io avessi festeggiato non avreste visto altro che un'occasione per mettermi sul piedistallo. Non avreste pensato altro che la mia facoltà fa cagare. Non avreste pensato altro che da noi ce li regalano i voti.
 
 
 
Un esame dopo l'altro andavo avanti, 45 esami sono andato avanti cercando sempre di non parlare dell'università.
 
 
 
Ed ora mi chiedono con quanto mi sono laureato.
 
 
Io svago, abbasso lo sguardo, non ce la faccio a dire 110 e lode.
Persino ai aprenti.
 
CHi è che ha radicato inme questa paura?
 
 
 
Ad un corso ad Assisi un frate ci insegnò a convincerci che ognuno di noi è perfetto così com'è, che è l'essere più bello e più bravo del mondo, di rispondere quando ci fanno i complimenti "questa è solo la punta dell'iceberg".
 
Io non ci riesco..
Ho sempre paura di suscitare invidia (e non perchè mi senta superiore), di ferire l'altro dicendo il mio risultato.
 
 
Non sono riuscito a chiamare neanche questo post "110 e lode".
 
Perchè questi oscuri meccanismi?
 
PErchè non viviamo in un mondo dove poter dire "ho preso 30 e lode!" "sono felice per te!"
 
 
No, siamo in un mondo in cui CHIUNQUE quando gli si chiede com'è andata risponde "bene".
Sempre per la paura di spocchioseggiare..
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Cara persona, all'università i ragazzi fuori corso più grandi di un anno a noi 4 che ci siamo laureati alla prima sessione ci chiamano O.G.M., perchè non siamo normali.
 
Io non credo..
 
Io sono normalissimo, ma in più di te ho solo il fatto che ho i soldi per potermi comprare i libri, il tempo per studiare invece che lavorare, la macchina per poter andare a studiare dagli amici, l'università vicino casa che mi ha permesso di seguire sempre le lezioni. Inoltre avevo la voglia.
Perchè è dalla terza elementare che dicevo che avrei fatto questo, e così è stato. Alzavo i sassetti per prendere i millepiedi nelle scatole di formaggino, ora li guardo al microscopio, ma la passione è rimasta la stessa.
 
 
 
Grazie cara persona, perchè ora ho una soddisfazione in più!
 
 
Ma tutto questo non mi sembra un traguardo, è solo una laurea triennale e non voglio assolutamente che mi si chiami dottore..
Ecco perchè non festeggio..
E per tutto quello detto prima..
 
Chissà che alla specialistica..
 
 
;)
 
 
 
Non sono riuscito a mettere per iscritto quello che avevo in testa.. Volevo semplicemente celebrare una meta raggiunta, ma già si guarda avanti, perciò..
 
Aarivederci.
 
 
 
P.s. Ognuno è libero di interpretare chi sia il "voi" a cui mi riferisco.. Forse è una situazione generale, forse è una sola persona. Non vi sentite offesi in alcun modo, perchè non voglio fare di tutta l'erba un fascio.
16 juillet

Foto Era del Caos

Rapido post per gli interessati alla galleria fotografica:
Se volete metto anche quelle passate, ma le decenti se le è già fregate Lilin!
Da notare le foto di Brunetto che dorme come un pupo (con un nido in testa), Orchetto per la foto di Maggio, Silwioski sotto cappottone acquatico con tanto di gocce in sospensione.
Inoltre il giocone: scopri di chi è il profilo da sotto! Al primo che indovina i due profili riveleremo perchè il Roscio gioca sempre con la catenella del fischietto!
 
 
 
 
 
Per gli abituali frequentatori del blog, cioè quei gran gay di Ebrea Sventura, Scimmietti e Ceppa Secca. Neanche vi dico di evitare commenti, perchè so che sarebbe perfettamente inutile: Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e CAVALIOOO!
9 juillet

Divina Ecommedia: Terzo canto.

In onore della consegna della Memoria Scientifica (alias tesi laurea triennale) che avverrà domani 10 Luglio 2006, ho messo una nuova fotogallery sull'ecologia, un contatore, le canzoni di sottofondo, ma soprattutto:
 
 
La Divina Ecommedia, Terzo Canto.
 
Era un po' che l'avevo in cantiere, ma ho aspettato una grande occasione per pubblicarla dato che è quella che mi è venuta meglio secondo me e anche il canto più lungo.
Il compleanno di anna, l'Italia in finale e la vigilia di consegna mi sembra una buona coincidentia oppositorum.  Za!
 
 
 

III Canto

 

Il mio mentore avanzava con passo sicuro

Guidandomi attraverso un cammino periglioso

E già che lasciavamo quel luogo oscuro

Il mio maestro incominciò con fare animoso:

“Iniziamo allor il lungo peregrinare

che ti porta a SO.GE.NE., ove potraiti laureare.”

“Cosa è mai dunque, questo acronimo?”

domandai io alquanto sbigottito

“un guardiano, l’Eden o solo un toponimo?”

e già mi accorgevo di essermi smarrito.

Neanche pronunziate queste parole

Che vidi innanzi a me un’opprimente mole.

Un lungo rettangolo si estendeva lontano

E a un centro commerciale provocava litigio

Cercai un po’ di colore, coprendomi con la mano

Dal riflesso del Sole. Ma vidi solo grigio.

E dal prato sorgevano a caratteri cubitali

“Scienze Matematiche Fisiche e Naturali”.

“Cosa è mai quest’insulto all’architettura?

Non intendo entrare in questo edificio

Che agli occhi di chiunque risulta una bruttura;

per non parlare della scritta, color dentifricio!”

“Questo è l’unico modo per raggiunger la tua meta

- disse duro lo mio maestro – “quindi cammina e fai poco l’esteta”.

Così a malincuore mi avviai alla scoperta

Di quel nuovo mondo, a passi lenti;

e vidi là in fondo una porta sempre aperta

Chiesi “Non si chiude mai per accoglier gli studenti?”

La risposta fu “In verità non si serra a causa del sensore

Della porta automatica: che genialata del Magnifico Rettore!”

“Maestro mio, ma non dovrebbe esserci incisa

qui sopra una frase sentita più fiate,

una scritta secolare, dagli anni lisa:

“Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”?

E intanto cercavo sulle vetrate con lo sguardo

Di magnificenza almeno un baluardo.

 “Ciò che i tuoi occhi potranno incontrare

non è sicuramente un motto imperioso

ma sulle vetrate potrai rimirare

dei cubi astratti dal gusto assai dubbioso.

Nisciuna frase potrebbe calzar bene

Tutti li corsi, poiché troppo contiene.

Ad esempio pe le matricole d’ingegneria

Che dal gentil sesso son allontanate

Dovrebbero modificarla, e non per follia:

Lasciate ogne ragazza o voi ch’intrate

Studiano li meccanismi di tutto lo mondo

Ma con la donna son un sasso che va a fondo.

Possiamo parlare anche delle telecomunicazioni,

i cui frequentanti studiano a rate

son sempre sui prati a fare i mattacchioni:

Lasciate ogni aula o voi ch’intrate.

E neanche così codesta frase sarebbe corretta

Perché secondo me entrare non li alletta.

Infine parlerei delle matricole più vilipese

Coloro che da medicina furon allontanate

Di passare il test avevan le pretese:

Lasciate ogne dignità voi ch’intrate.

Nè carne nè pesce son i biologi umani

chè sperano di trasformare i malati in sani.

Se permetti però, vorrei fare un appunto,

-         affermò voltandosi quel sapiente tale –

devo ammettere seppur con disappunto

che sugli ecologi la frase non starebbe male.

Lascaite ogne speranza voi ch’intrate

Se intendiamo di lavoro, non pensare boiate.