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June 29 Esopo OggiIn passato la morale la scriveva l'autore.
Esopo, oggi, non l'avrebbe fatto.
Esopo Oggi
C’era una volta un asinello. Non pensate che avesse chissà quali ambizioni, era un asinello che ogni giorno trasportava i pacchi che il suo padrone gli caricava sulla groppa dalla baita in montagna al mercato, giù, a valle. Era un asinello ammaestrato e molto intelligente e ormai il padrone gli lasciava fare il tragitto da solo, per poi passare a prendere il denaro dai mercanti a fine settimana. Accadde un giorno che mentre era soprappensiero l’asinello sentì sotto al suo zoccolo qualcosa di tagliente. Era un pezzo di vetro. “Dannazione!” – Esclamò – “Chi ha lasciato qui questo coccio? Deve essere stato sicuramente un ubriacone! Da oggi lo porterò sempre con me, per ricordarmi di non bere se mai avessi voglia di farlo.” E con un gesto abile del muso, afferrò il pezzo di vetro e lo infilò in una delle sue sacche che aveva sulla groppa. In un allegro periodo della sua vita condivise tutti i giorni la strada che portava al mercato con il cavallo del fattore vicino del suo padrone e con lui il tempo volava. Parlavano del più e del meno, dei loro sogni, dei loro amori. Ma un giorno il fattore arricchitosi comprò un altro cavallo per raddoppiare la merce trasportabile e da quel dì il cavallo suo amico non aveva occhi che per il suo simile. L’asinello si sentiva profondamente triste e anche rabbioso. Vide sul sentiero un vecchio ferro di cavallo. Lo afferrò e lo mise nella sua sacca. “Sono contento dopotutto. Ho imparato che non bisogna mai fidarsi di nessuno. Pensavo fossimo amici, ma solo perché facevamo lo stesso sentiero. Non dimenticherò facilmente”. Il tempo passava e l’asinello continuava a raccogliere oggetti che gli ricordavano episodi della sua vita, continuando ad accumularli nella sua sacca, sicuro che un giorno gli sarebbero serviti. Ormai aveva con sé un frammento di bastone di quel giorno che il padrone lo aveva picchiato ingiustamente, perché pensava fosse stato inefficiente ed invece era il mercante che aveva preso più del dovuto. Aveva un vaso che era caduto dalla sacca dell’asinella più bella che avesse mai visto, ma che non lo aveva degnato di uno sguardo. Aveva una spugna che ogni giorno riempiva d’acqua per ricordare i giorni di pioggia sotto i quali aveva marciato incessantemente, mentre tutti gli altri muli e cavalli erano rimasti al sicuro nelle loro stalle. Lui sì che era efficiente. E c’erano i suoi svariati oggetti a ricordarglielo. Arrivò un giorno in cui una frana bloccò il suo sentiero abituale. Un evento inaspettato, che lo sconvolse. Ormai era in grado di camminare quasi ad occhi chiusi. Decise dunque di prendere una nuova strada, che lambiva il fiume, portando lo stesso a valle. Cominciò ad esplorare il sentiero timoroso ed insicuro. Ma pianopiano prese confidenza dell’ambiente e cominciava a pensare che avrebbe preso un sasso di quel giorno speciale. Costeggiando il fiume vide dalla parte opposta in linea retta, il villaggio in lontananza. Era ahimè costretto a guadarlo, poichè non c’erano ponti. Decise il punto migliore per l’attraversamento e si fece coraggio notando che l’acqua non era alta. Ma man mano che andava avanti sentiva di essere sempre più affaticato. Il peso sulla sua grappa diventava progressivamente più insostenibile. Pensò se ci fosse qualche oggetto tra i suoi che fosse in grado di aiutarlo, magari una corda, ma non capiva che erano proprio quegli oggetti a mandarlo a fondo. Si guardò un’ultima volta intorno priam di sentire di affogare, per vedere se qualcuno era venuto a salvarlo. Ma c’erano solo lui, e la sua sacca.
Graziano. May 31 Ipse BagsitTroppo lunga per metterla nell'elenco..
Per gentile concessione di Umberto Scimmietti.
Dalla prossima citazione pagheremo i diritti al mitico Bagsit. ndy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive: cmq ho letto ke un equipaggio di 3 cosmonauti russi, d cui una donna Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive: si persero nello spazio Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive: le sue ultime parole, dopo 4 giorni, furono "fevo una fiamma" Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive: vedo una fimma Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive: vedo un cippa Andy AKA lo gnomo del Kgb sparato sulla luna scrive: vo a studià April 02 StoriaStoria.
Storia veloce, storia ripetitiva. Storia di una mancanza e di un boomerang.
Storia di chi si isola dietro uno schermo o dietro un cellulare. Storia di amici e di occhi, Storia inutile storia vera. Storia di chi non ha soldi per rispondere, storia di chi non fa sapere. Storia già vissuta, storia riconosciuta. Storia di chi ci è già passato ed ora si riconosce. Storia di chi punta il dito e se ne ritrova quattro contro.
Storia di persone che scompaiono. Storia di vite parallele, sull'etere e dal vivo. Storie di sguardi e parole non dette, storia di frasi scritte.
Storie di mancanza, in tutti i sensi.
Storia gelida.
Storia delusa.
Storia. February 26 Canto delle FrondeCanto delle Fronde
Ricordo quel giorno di un’era lontana lontana quanto il mio essere bambina Ricordo il sangue sulla materna sottana e l’incoscienza del corpo fino a mattina
Era un villaggio mesto e gentile la patria mia e l’amato cortile Ma in quel di’ il giallo e il nero portaron con se’ l’Infame Impero
Io non avevo pretesa alcuna se non quella di diventare sposa dell’elfo amato dal crine di luna che oggi ahime’ sotto terra riposa
Era un villaggio mesto e gentile la patria mia e l’amato cortile Ma in quel di’ il giallo e il nero portaron con se’ l’Infame Impero
Quale la mia colpa ancora mi domando se non quella di essere diversa ma nulla ferma la bramosia del comando ne’ essere umana, ne’ tantomeno elfa
Era un villaggio mesto e gentile la patria mia e l’amato cortile Ma in quel di’ il giallo e il nero portaron con se’ l’Infame Impero
La spada manovrata da quel milite manovrato trapasso’ il mio corpo trovato riverso non gli bastava la vita mia aver depredato e l’innocenza, che avevo perso
Era un villaggio mesto e gentile la patria mia e l’amato cortile Ma in quel di’ il giallo e il nero portaron con se’ l’Infame Impero
La lama spietata puo’ lacerare cio’ che sulla terra c’e’di mortale ma la mia anima ha reso un altare un vetusto arbusto dal tronco opale
Era un villaggio mesto e gentile la patria mia e l’amato cortile Ma in quel di’ il giallo e il nero portaron con se’ l’Infame Impero
Le mie afflizioni con le fronde canto al povero viandante che viaggia stanco ma l’imperiale che incauto incanto Diverra’ parte del mio letale tronco. February 17 Il Giocone dell'annoOk, visto che sono circondato da Caghette che non j'aregge a continuare i racconti a 4 mani, nè voi commentate in alcun modo quelli che scrivo da solo, mi tocca darvi panem et circenses, ma dato che il panem non ce l'ho passiamo direttamente alle minchiate!
Ispirato da un gioco di Focus vi emtterò una foto al giorno di unc artello stradale, di cui dovrete indovinare il significato e soprattutto proporne alti nuovi!
Iniziamo con quello di oggi.
Questo cartello vuol dire:
A) Attenzione: Gas Pericolosi. Evacuare la zona.
B) Scappare dopo aver fatto una puzzetta.
C) Culi giganti all'inseguimento.
A voi la parola..
:) January 14 RuhundellRacconto fantasy scritto a 4 mani da me e Andrea Corà. Uno fa tutti i capitoli pari, l'altro tutti i dispari.
A molti ho proposto ma a pochi j'ha aretto.. E finalmente uno scrittore con i controxxxxxxx!
Sono già stati scritti altri capitoli, ma se non avranno successo di pubblico qui sul blog è inutile che continuo a metterli!
Da citare l'ambientazione di Elish, ma è tutto spiegato, per cui anche a voi profani (ovvero non-nerd) sarà accessibile la comprensione.
Si prega di allacciare le cinture.
Grazie.
P.s. E' ovvio che se non commentate i prossimi capitoli non vedranno mai la luce. Non qui.
1
Perchè diavolo la stavano seguendo? Ormai la vista gli si stava appannando e il secondo Sole stava per sorgere. Troppa luce avrebbe danneggiato sia il suo fisico, abituato alla vita crepuscolare, sia l’avrebbe resa una facile preda per i suoi inseguitori, in quella sterminata valle pianeggiante. Si acquattò improvvisamente a terra, come solo i Raekesy sanno fare. Le sue orecchie da felino avevano avvertito un rumore. Distante. Molto distante. Un rumore che molti non avrebbero potuto recepire. Voci. Lingua comune. Tre persone. Una donna. Due a cavallo. Cotte di maglia.
Era abbastanza per sapere di essere gravemente in pericolo. Si coprì istintivamente con il mantello tinto con il sangue di magrhal. Le sue iridiscenze violacee lo rendevano una mimesi perfetta dei bagliori lunari. Un perfetto nascondiglio dunque per la notte. Ma per l’alba? No, doveva assolutamente inventarsi qualcosa. Ma certo, l’incantesimo di invisibilità. Frugò rapidamente con le dita artigliate nella sua sacca appesa alla cintura. La pergamena che aveva sottratto al mercante dieci herek addietro.
- “Incredibile, un vero talismano di Hayek!” Il mercante tituba, è colto alla sprovvista. Ma poi la guarda negli occhi con sguardo mellifluo. “Certo signorina, un vero gioiello. Me lo portò un guerriero proveniente dalla cripta del Krez.” “La cripta del Krez eh?” Lo guarda Ruhundell con aria di sfida. Il mercante ha paura, sgrana gli occhi. Forse ha esagerato. Ma poi la felina aggiunge: “I più rari. Eccellente. Lo prendo” Un ghigno malefico si increspa sulle labbra del mercante. La sua arte funziona ancora, a quanto pare. “Sono 3.400 imper neri” “Lei è impazzito. Si rende conto che mi sta chiedendo il guadagno di una guardia per dieci anni di lavoro?” “Signorina, lo ha detto lei. E’ uno dei pezzi più rari” “Lei è pazzo!” Afferra l’artefatto e lo rotea in aria gridando insulti. Il mercante ha improvvisamente paura, vede in quella donna-lince una seria minaccia. Ha esagerato e sarà punito. Ma ipnotizzato da quella mano snella e spietata che rotea il suo pezzo apparentemente più prezioso non si accorge che l’altra mano ben celata dal lugubre mantello si muove altrettanto agilmente a sottrarre quante più cose dal suo bancone. Ruhundell si accorge con la coda dell’occhio che qualcuno si è accorto del suo operato, nonostante la sua estrema velocità. Un piccolo grido, un fremito. Una bambina, meliniana. Forse la figlia. Le blocca il grido in gola con il solo potere di uno sguardo infuocato, ma ormai è stata scoperta. Getta con violenza il talismano sul bancone, poi sorridendo si congeda dall’avido mercante. “Non si preoccupi. E’ indistruttibile” E nel tempo concesso al mercante per accorgersi che il prezioso artefatto è irrimediabilmente distrutto, la nera figura è già scomparsa tra la folla. Di lei solo il profumo rimane. – E sorridendo ripensando a quel copioso bottino srotola la pergamena lentamente, quasi venerandola. Glifi nervosi la percorrono ma lei è in grado di decifrarli. Invisibilità.
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2
- I cavalli sono stanchi. - Non possiamo permetterci di riposare proprio ora, Lord Cadar, dato che il nostro obiettivo è così prossimo. Tuttavia i cavalli non ci serviranno da ora in avanti. Il giovane scudiero rimase allibito, e fu per replicare, ma un gesto secco della mano del suo padrone gli ricordò il proprio rango. Il comandante si rivolse nuovamente alla donna, con il suo tono calmo ma fermo: - E cosa vorrebbe farne, mia signora? Abbandonarli qui? - Questo è un vostro problema, Lord Cadar. Portare i cavalli con noi sarebbe un errore. Detto ciò la giovane donna discese agilmente dal suo mite animale, e prese a camminare con circospezione, come sondasse con antenne invisibili la valle che si distendeva pigra dinnanzi a lei, nella fievole luce di una promessa d’alba. Inspirò profondamente e chiuse gli occhi, le membra intirizzite dalla soffice brezza che accarezzava gli alti steli, come un pettine d’argento scorre tra le fini ciocche di una musa. - Maledetta strega! Ma chi si crede di essere? La regina forse? I due uomini si erano allontanati di un centinaio di grell, in direzione del limitare di un boschetto, con l’intento di nascondervi i cavalli. - Stai calmo Ginnar, scaldarsi serve a poco. - Invece a me servirebbe molto, signore, dato che a quanto sembra quella visionaria ha intenzione di guidarci in una folle ricerca nella prateria, senza cavalli ed in pieno inverno! Cadar non sembrò prestare attenzione allo sfogo del suo impulsivo scudiero; con uno sguardo assente assicurò accuratamente le briglie del proprio destriero ad un giovane tronco di faggio. - Facciamo come dice, Ginnar. - Ma signore! La guardi come se ne stà là impalata a guardare il panorama. Probabilmente dentro di se starà ridendo della nostra ingenuità! La figura di Nelai era un sussulto di nero puro in una valle in risveglio. L’alba sembrava temporeggiare, la vita pareva esitare a mostrarsi in luce. La sua sola presenza era agghiacciante, e un buio presentimento si faceva strada nel cuore di Cadar. - Su questo non ho mai avuto dubbi, Ginnar.
In quell’istante Ruhundell commise un errore fatale. Vide la sua mano scomparire lentamente mentre la pergamena che afferrava si illuminava appena, prima di consumarsi in un piccolo vortice infuocato. Poi successe. Come un maglio su un incudine si abbattè su di lei una presenza malvagia e spietata, il cui fiato profumava di sangue ed i suoi occhi brillavano chiedendo avidamente di poter vedere altra morte. La visione durò un istante, e subito Ruhundell si riscosse con il fiato spezzato, il sudore gelato. Istintivamente si accovacciò e sollevò le braccia in posizione di difesa. Alcun rumore lambiva le sue infallibili orecchie. Nessun impronta, nessuna traccia. La sua mente ancora vorticava in una tempesta di terrore e di morte. Possibile che mi sia immaginata tutto?
In quell’istante la nera figura scomparve nel nulla. Ginnar lanciò un urlo, mentre Cadar, sconcertato, slegò in fretta il cavallo dal tronco e si lanciò al galoppo nella direzione in cui aveva visto Nelai dissolversi come vapore. Una morsa terrificante strinse il cuore del cavaliere, come mai in battaglia era accaduto, mentre lanciava il suo destriero all’inseguimento di una traccia di erba secca ed avvizzita che tagliava di netto la prateria. Non aveva mai visto nulla di simile. Chi è quella donna?
Ruhundell non fece in tempo a rialzarsi dalla posizione rannicchiata assunta poco prima, che un tuono nero le piombò addosso e la travolse. Fu proprio la sua fortunosa posizione a salvarle la vita: se si fosse trovata in piedi, sarebbe morta sul colpo. Un vortice di lame cominciò a distinguersi nella polvere sollevatasi a causa dell’aggressione. - Tu devi essere la raekesy. Ruhundell sentiva il suo cuore impazzire dentro il petto. Il rumore dei battiti era talmente assordante che faticò a sentire la voce della creatura che le si parava innanzi. Si sentiva impotente, completamente alla mercè della nera donna. Aveva affrontato decine di avversari, di ogni abilità, ma non aveva mai affrontato una creatura dalla superiorità così disarmante. Il ghigno demoniaco di Nelai pregustava una preda succulenta. La ragione stava per cedere al terrore più cieco, quando improvvisamente si rese conto di udire un rumore di zoccoli, oramai molto prossimo.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- December 11 Acqua-2-OLo so, lo so..
Avrei dovuto finire 11 minuti..
Ma l'ispirazione quando arriva arriva, è come al cuore.. Non si comanda!
Questa l'ho scritta veramente al volo, tra l'altro in preda a un raffreddore parecchio destabilizzante!
Ala lezione di microbiologia della settimana scorsa mi è tornata alla mente una puntata di Quark che personalmente non ho mai visto, ma che mi è stata riferita dall'esimio Minnologo Umberto Scimmietti.
Arrivava un tizio che diceva di aver scoperto un batterio che scindeva l'acqua in idrogeno e ossigeno. E Piero Angela gli disse "e se scappa nel mare"? Lui rispose che sarebbe morto prima.
Il resto l'ho fantasticato io.. sono sicuro che ci sarebbero milioni di altre conseguenze nn narrate qui, ma dopo sarebbe stato troppo lungo!
Fatemi sapere!
P.s. Se mi superate i 10 commenti (da 10 persone diverse) entro Natale vi scrivo la fine di 11 Minuti.
Ma anche no.
Acqua2O
Funziona ancora. Il mondo sta per finire e questo computer funziona ancora. Se leggerai questo messaggio vorrà dire che ho avuto una buona idea a lasciare il resoconto dei nostri ultimi giorni qui. Ricordo ancora quel giorno, a quella trasmissione scientifica, in cui lo scienziato tedesco si esprimeva a paroloni gloriandosi della sua scoperta. Era un microbiologo, per l’esattezza. Con anni e anni di esperimenti, selezioni e incroci era riuscito a isolare il Plasmide Idr, e soprattutto a far crescere una colonia di batteri (mi pare fossero Pseudomonas o qualcosa del genere) contenenti questo mirabolante patrimonio genetico. Poche, semplici sequenze nucleotidiche che rendevano un batterio, un qualsiasi batterio, in grado di scindere l’acqua nelle sue componenti fondamentali: Idrogeno ed Ossigeno.
Ma perchè mai, ti starai chiedendo lettore sopravvissuto, perchè questa scoperta? Perchè il petriolo sulla Terra era oramai agli sgoccioli. Le altre fonti di energia non bastavano alla popolazione di 10 Miliardi che era a quel tempo sul globo. E così multinazionali di tutta la terra avevano deciso che era ora di investire in nuove fonti di energia, finalmente di sbloccare il motore ad idrogeno, di renderlo disponibile sul mercato, tenuto nascosto per poter dissanguare la gallina dalle uova d’oro quale era il petrolio fino all’ultima goccia. E così l’ingegneria, la robotica, l’informatica si erano unite per produrre un sensazionale modello di motore che andava solamente ad idrogeno. Ora rimaneva solamente il problema di fornire carburante a queste auto futuristiche. Già. L’idrogeno. Magari crederai che fosse di facile reperibilità. E invece no. Perchè isolarlo e contenerlo e non farlo infiammare non è affatto facile. Ed è estremamente costoso. E già si correva ai ripari per inventare nuove fonti di energia e nuovi mercati da sfruttare. Poi, quel Novembre di esattamente 5 anni fa, arriva questo tedesco. Tutti i giornali ne parlano, le azioni in borsa delle società di auto ad idrogeno si impennano, c’è la corsa all’acquisto delle nuove auto. Finalmente il carburante avrà un prezzo irrisorio, accessibile a tutti e l’inquinamento non sarà più un problema. Le fabbriche cominciano a convertire le loro centraline, sorgono centrali elettriche ad idrogeno.
Ma gli scettici non tardarono ad arrivare. Una sola, semplice domanda: “Cosa succede se uno di questi batteri arriva nel mare?” Lo scienziato tedesco non rimase minimamente preoccupato da questa critica, anzi rispose prontamente: “E’ impossibile. Nel plasmide che sono riuscito ad isolare, grazie all’ingegneria genetica ho fatto in modo che fossero presenti geni che rendessero le popolazioni batteriche strettamente anaerobie. Ovvero: se vengono a contatto con l’ossigeno, muoiono. Inoltre tutte le camere di contenimento in cui avviene la scissione molecolare ad opera di questi batteri sono stagne ed è impossibile che ci sia una fuoriuscita Credetemi, non correte alcun pericolo!” E se ne andò via ridendo.
Tutto andava per il meglio, molte società si erano arricchite, altre impoverite. Ovviamente l’Europa era diventata la fornitrice per eccellenza di Idrogeno e la sua Economia si stava rapidamente accrescendo. In poco tempo si era allargata in tutti i campi del mercato, in particolare informatico ed aerospaziale. Fu proprio grazie al grande successo che l’Europa decise di lanciare un satellite-sonda nello spazio per il monitoraggio dei livelli dell’acqua.. Effettivamente le polemiche non erano mancate, i gruppi di attivisti contro le nuove tecnologie erano più numerosi che mai. Affermavano che i livelli del mare si stavano abbassando, che l’Idrogeno nell’aria era andato aumentando, che i terroristi si erano impossessati dei batteri, che non avevano tenuto conto... mille obiezioni che nessuno voleva sentire o prendere in considerazione. Fu proprio per sfatare questi miti, che la società fondata dal microbiologo tedesco volle lanciare la sonda dalla loro base operativa. Un evento neanche troppo rilevante di cui molti neanche sapevano l’esistenza. Ma al momento del lancio qualcosa andò storto. Qualcosa andò maledettamente, estremamente, dannatamente storto. 5, 4, 3, 2, 1.. ...
C’è chi dice che l’esplosione che avvenne dopo quel fatidico conto alla rovescia abbia ucciso più persone delle bombe atomiche sul Giappone.
La città industriale Hoffnungwass nata intorno a quella compagnia fu completamente rasa al suolo. Nella loro superba sicurezza non si erano realmente accorti che qualche batterio doveva aver cambiato il suo DNA fondendolo, incrociandolo adattandolo con qualche batterio aerofilo o che so io! Dannati bastardi! Ci avete ridotto così! Ma andiamo per ordine.. Come dicevo qualche batterio di Pseudomonas rabdomantis doveva essere sfuggito ai controlli. A fatti avvenuti c’è chi dice che ci fosse qualche infiltrato che ogni giorno liberasse nelle condutture di scarico campioni e campioni di colture batteriche. Un batterio si può duplicare ogni 20 minuti. Non ci deve essere voluto molto perchè mutasse in qualcosa di superiore, in grado di vivere a contatto con l’ossigeno. E una volta adattatosi all’ambiente esterno, il batterio cominciò a fare esattamente ciò per cui era stato creato: Scindere l’acqua. Ovviamente fu un processo estremamente lento, di cui infatti nessuno si accorse. E l’idrogeno si accumulava, ed evaporava, evaporava. All’accensione di quello shuttle, l’immane combustione provocata generò una reazione a catena che bruciò tutto l’idrogeno accumulatosi lì intorno con un’immane esplosione, che si propagò esattamente fin dove il batterio era arrivato. L’area era molto circoscritta, ma l’allarme era scattato. Inoltre se prima c’era qualche dubbio, ora dei contenitori stagni c’era rimasto ben poco. Il batterio era libero. Per giorni non si parlò d’altro, scattò l’isteria di massa. Le morti di un quarto dei tedeschi ne erano la prova lampante: il batterio era fuggito. Il panico ebbe il sopravvento sugli europei, la gente non voleva più avvicinarsi all’acqua, che cominciava a diventare un bene prezioso. Ormai si comprava solo acqua straniera, i supermercati venivano assaliti e distrutti. Le chiese e i luoghi di culto all’improvviso straripavano di gente credente o delirante in cerca chi di un miracolo, chi della Salvezza, chi di una mera speranza. Curioso come a far riaccendere la Fede nelle persone non fosse un Leviatano o un cataclisma mondiale, ma il più piccolo degli esseri viventi. Ma non era che l’inizio. Tutte le frontiere furono chiuse per prevenire eventuali fuoriuscite.. Di cosa poi? Di cosa?? Idioti! L’acqua evaporò, come è normale che sia, e in quelle minuscole, infinitesimali gocce risiedevano milioni di minuscoli, infinitesimali batteri, che ben presto colonizzarono tutto il mondo. Addirittura sembrava che il batterio avesse triplicato la sua velocità di riproduzione, col risultato che ben presto il livello degli oceani cominciò ad abbassarsi di un cm al mese prima, poi a settimana. L’idrogeno era nell’aria, i fumatori non esistevano più, i fuochi non venivano più accesi. Le auto abbandonate, le popolazioni disidratate. Ma ancora non era la fine del mondo. Ancora non siamo ad oggi.
Fino a quel momento l’umanità intera non aveva pienamente risentito di quella catastrofe. Poi ci si cominciò a rendere conto dell’Apocalisse.
Tutte le piantagioni di riso in Asia ormai non avevano più acqua per essere irrigate, non c’era più cibo per metà della popolazione mondiale. Tutti i campi del mondo ben presto si rinsecchirono, appassirono e morirono. La fame era compagna della sete.
Le persone disperate andavano a bere acque sicuramente contaminate col risultato che dopo poco tempo del loro plasma, la parte liquida del loro sangue, non v’era più traccia.
Le nuvole, formate da vapore acqueo non c’erano più. Il 40% della radiazione solare non veniva più riflessa. Le piante morivano, le persone morivano ustionate, i ghiacci si scioglievano e per paradosso le acque invasero per un breve periodo le terre emerse. Poi evaporarono anche quelle. Il mondo era un immenso deserto.
Solo poche isole felici si salvavano, falde acquifere sotterranee, polle di acqua pura a cui solo pochissimi, i più ricchi del mondo potevano permettersi quel paradiso. Ma l’uomo messo alle strette diventa l’animale più violento e vendicativo del regno animale. Alcuni decisero di sacrificare la loro vita per far morire gli altri. Bevevano acqua contaminata con l’intenzione di introdursi nelle “Happy Islands”, urinare nelle acque e condannare a morte certa quei pochi, ricchissimi, bastardi fortunati. Ed erano più quelli che morivano prima di raggiungere le polle super protette da bunker per disidratazione o perchè fucilati (causando a loro volta esplosioni che radevano al suolo tutto) che i pochi terroristi che riuscivano nel loro intento.
Eppure le centrali a idrogeno funzionavano ancora. Anzi, funziona ancora. Qui, nella nostra ultima Happy Island. Siamo rimasti in pochissimi, l’umanità, le piante, gli animali, tutto giace senza vita. E questo fottutissimo computer.. Funziona ancora. October 16 11 minuti - l'adolescenza -L'idea c'è, le mani scrivono da sole.
E mi perdo in questo alter-ego surreale..
Troppo lunga la digressione?
Vogliamo più aneddoti?
Vogliamo più spiegazioni?
O ce piace da morì?
Fatemi sapere, ci tengo al vostro giudizio, cari lettori! ;)
P.S. In preparazione 3 racconti, di cui due "thriller"-psicologico e l'altro con finale a sorpresa, strutturato per essere riletto 2 volte.
Ormai Andrea era cresciuto. Da piccolo non si rendeva conto di quello che accadeva, ma con il passare del tempo aveva cominciato a capire. Lui era diverso dagli altri, molto diverso. C’era come un qualcosa che gli permetteva di vedere il futuro prima che accadesse. O forse di vivere nel futuro. Cominciò a domandarsi se vedeva ciò che ancora doveva succedere e viveva nel presente o se la sua vita scorresse semplicemente prima del resto dell’umanità. Non capì mai bene questa sottile differenza, tuttavia comprese ed affrontò il lasso di tempo che lo separava inevitabilmente da una vita normale.
Aveva ormai piena propriocezione e fatto suo il concetto dello scorrere del tempo. Sentiva chiaramente di vivere una condizione diversa e ci si abituava, giorno dopo giorno. Era diventato in grado di agire nel presente, nonostante vivesse il futuro. Il suo corpo si era abituato ad agire in leggera differita rispetto a ciò che i sensi suggerivano, perfezionando sempre più la sua insolita tecnica. Ora sapeva perfettamente nel suo inconscio quanto fossero 11 minuti. Se vedeva cadere una castagna da un albero o un cane passare davanti alla sua casa, sapeva esattamente che quella castagna sarebbe caduta dopo 11 minuti e quel cane sarebbe passato dopo 11 minuti. Esatti.
Non se ne rese neanche conto del suo abituarsi progressivamente al divenire degli eventi. E’ come quando ci si sorprende a pensare ad altro mentre si recitano preghiere o quando guidando ti ritrovi a casa non ricordando di aver percorso il tratto di strada che ti separava da essa.
Ora sembrava quasi una persona normale. Molti lo consideravano strano, ma poi, andando al liceo e cambiando compagni di classe e conoscenti, lasciò dietro di sè anche la sua nomea di persona eccentrica.
E nessuno se ne accorse della sua preveggenza.
E neanche Andrea.
L’unica cosa che lo distingueva dagli altri era il riuscire perfettamente nelle interrogazioni, nel sapere misteriosamente quali domande celava il temuto compito in classe, quale professore sarebbe mancato.
Chi pensava fosse figlio di qualche professore che gli passava le dritte, chi sosteneva che fosse un teppistello che si intrufolava nella sala professori ogni notte. Le leggende su di lui erano libere di circolare, ma lui sarebbe sempre rimasto il beniamino della classe. Forse lo sfruttavano, forse era simpatico veramente. Ad Andrea non importava minimamente. Ora aveva degli amici ed era.. normale. Senza neanche accorgersene. La sua maledizione stava cominciando a trasformarsi in un dono.
Poi accadde.
I suoi occhi potevano prevedere ciò che sarebbe accaduto poco tempo dopo, ma non potevano capire quello che sarebbe accaduto al suo cuore. Era in corridoio, di quell’inverno del terzo liceo. Noioso, come al solito. E in più già sapeva che il professore di Matematica sarebbe mancato l’ora dopo. Appoggiato al termosifone, a braccia conserte. A parlare con un suo compagno di classe. Cappellino inzeppato su dei capelli ribelli, piercing all’orecchio, mani in tasca a pantaloni 2 taglie più grandi. Mani che cercano una cartina e del fumo. Il classico ribelle che si rivela una pecora da gregge. “Senti, a me de annà alla festa de quella cagna non me va proprio..” - Andrea annuì senza interesse - “Ma che t’ha mai salutato? Entra, ariva, pare che ce l’ha solo lei! Quella te vole fa annà là solo pe’ fatte vede quant’è ricca, quant’è bella, quant’è bona.. E pe fasse fa il regalo.. Hai trovato chi te da buca, chicca..” Si accorse involontariamente che il suo sguardo si era spostato dall’interlocutore a una figura indefinita sullo sfondo. Una figura indefinita, già. Con un sorriso. E dei capelli, castani, lucenti. Lunghi. Un maglione, tirato fino alle mani ritiratesi per il freddo. Sta veramente bene con quel maglione rosa, pensò Andrea. Ma preferisco quando.. Il suo respiro si fermò.
Solo in questo momento si rendeva conto che ogni santo giorno la osservava. Inconsciamente, certo, ma già sapeva che aveva un carattere coinvolgente, la risposta pronta. E che quando era in imbarazzo giocherellava con il labbro. Sofia.
“Ahò, ma me stai a sentì?”
Andrea fu riportato immediatamente sulla terra dalle sue congetture. Il cuore palpitava, le mani sudavano. “Cosa mi succede?” balenò nella sua mente.
“Ma che m’hai fatto parlà a voto fino a mo? E basta a fissà quella der secondo! Almeno te facessi avanti, ma ogni giorno te metti qua sur trespolo.”
Andrea tornò a guardarlo, di scatto. Ma allora tutti sanno! Tutti se ne sono accorti, possibile che solo io?... Farmi avanti.. Già. Perchè no?
Sorrise, e con uno sguardo di sfida ammiccante si congedò dal suo amico.
I passi erano pesanti, ma decisi.
“Ciao Sofia.”
La ragazza dal maglione rosa si voltò incuriosita, lentamente.
Andrea ora non era più imbarazzato.
“Sai, ho notato di averti notata..” Idiota! – pensò – Riprenditi!! “E’ oggi, guardandoti mentre ridevi e giocherellavi con il tuo labbro.. Ecco, come stai facendo adesso!”
Sofia indispettita tolse istintivamente la mano che era salita a stuzzicare le sue belle labbra e lo fissò imbronciata.
“Mi sono reso conto che.. non so.. hai qualcosa.. di.. speciale! Bello! Ecco, sei carina! Ecco.”
Cosa diavolo dici???
“Non so se avrai fatto caso, sto nella classe qui di fronte, sono del terzo anno. Mi chiamo Andrea, piacere!”
E sfoggiò un sorriso sereno, dopotutto, tendendo la mano. Ma Sofia non ricambiò il saluto. Le sue braccia scesero lungo i fianchi, i pugni si chiusero, i piedi si unirono. E la voce uscì.
“Certo che ci ho fatto caso! Sei sempre lì, a fissarmi! Ma credi che io sia deficiente? Sei un pervertito, per colpa tua mi è venuta l’ansia di uscire dalla mia classe! Con quel fare spocchioso che hai, circondato da gentaglia. Ma chi ti credi di essere? Vieni qui e pretendi di dirmi come mi comporto quando sono in imbarazzo, pretendi di conoscermi solo avendomi spiato, pretendi che io ti sorrida cordialmente alle tue avance? Bhe sai che ti dico? Se riuscirai a dirmi un solo motivo per cui io dovrei dare confidenza a un guardone, idiota, impacciato sfigato come te.. un solo motivo. E io uscirò con te.”
E’ incredibile quanto l’adolescenza possa rendere cattiva una persona. Ma Andrea non pensava a questo. Anzi. Pensava che lui nutriva un sentimento sincero per lei, che non era un guardone, che non era.. Ma le risate delle amiche di Sofia erano più forti di qualsiasi pensiero. L’umiliazione subita davanti ai suoi compagni di classe, che non lo avevano mai visto in difficoltà, lo sovrastava e lo rendeva impotente. Un nodo alla gola, una rabbia cieca che gli saliva, i piedi che smaniavano di andarsene.
“Senti, a me de annà alla festa de quella cagna non me va proprio..”
Andrea aveva il fiatone. Era stato talmente preso dall’abituale visione del futuro che non si accorgeva di essere ancora nel presente. E di sentire le stupide illazioni del suo amico. La rabbia che aveva in corpo era ancora prepotente e lo guardò duramente; si interruppe.
“Ma che c’hai, ao..?” disse con aria spaurita.
Guardò Sofia. Le sue parole lo avevano ferito. Parole che non aveva mai pronunciato, certo. E che non dovevano mai essere pronunciate. Si accorse che di tanto in tanto lo guardava di sottecchi e rideva con le sue amiche. Ma il suo sangue era gelido, il suo cuore impietrito. Ora vedeva solo una ragazzina egoista che lo aveva umiliato per il gusto di avere il consenso delle amiche.
La fissò fino a che lei non incrociò il suo sguardo. Il gelo scese nel corridoio, Sofia smise di ridere. Aveva i sensi di colpa per qualcosa che non aveva mai fatto. Andrea si voltò giurando che non avrebbe mai più degnato quella sciacquetta di un secondo di attenzione.
Aveva cambiato il futuro. September 20 11 Minuti
Ebbene si, tra i miei passatempi c'è anche la scrittura, come conseguenza dei parti della mia mente malata. Il vero guaio è quando il corpo è fermo e la mente è attiva. Tradotto: quando mi faccio la doccia. Lì non posso fare altro che pensare e da quel bagno giallo sono uscite canzoni, ban, idee, testi e musiche finora.. E tra le tante cose anche questo spunto per una sceneggiatura.. Secondo me verrebbe un corto molto carino. Ma ancora non ho ben chiaro in mente cosa voglio fare e come voglio far sviluppare la scena.. Immaginate che ci siano delle immagini mentre leggete, con una voce fuori campo come quella de Il Favoloso Mondo di Amelie.
Tragico? Comico? Grottesco? Magari sarete voi stessi a dargli un'impronta. Per ora vi pubblico l'inizi;, in base al riscontro deciderò se continuare o meno. Tradotto: se vi piace commentate che continuo, se non vi piace commentate lo stesso così aggiusto il tiro. Roscio e Ceppa Secca mi aspetto molto da voi.
- BUIO –
Beep – Beep – Beep – Beep..
- Dottore, ci sono delle complicazioni!!
- Cosa vuol dire??
- Guardi, il cordone ombellicale si è avvolto intorno al collo del bimbo, rischia di strozzarlo con un parto naturale!!
- Cosaa?
- Signora si calmi! Non c’è problema..
Bene. Eseguiremo un parto cesareo. Il bambino sarebbe dovuto nascere tra circa 11 minuti stando alle contrazioni, ma mi vedo costretto ad eseguire l’operazione. Infermiera, somministri l’anestetico alla madre.
- Cosa sarà del mio bambino?? Cosa? Rischia per caso che..
E cadde in un sonno artificiale.
E’ così che Andrea Pantarei venne al mondo. 11 minuti prima di quanto avesse stabilito il fato per un imprevisto dell’ultimo momento. O forse il suo destino era proprio quello di nascere 11 minuti prima del previsto. E di conseguenza, di continuare a vivere per tutta la sua vita prima che accadessero le cose. Esattamente
11 Minuti
All’inizio i genitori timorosi temevano fosse ritardato. Poppava senza il seno della madre, afferrava oggetti inesistenti, chiamava persone che non c’erano. La sua prima parola ovviamente fu “Mamma”. Il papà corse dal piccino e lo prese in braccio facendogli le feste e baciandolo dalla gioia! E Andrea continuava a dire “Mamma!” con la sua vocetta squillante, protendendosi verso la porta d’ingresso. Il papà lo attirava a sè lo guardava e con serena calma diceva “Pa-pà! Mamma non c’è ora! Io sono Pààà-pààà”. Andrea tacque. “Dai Andrea, prova! Paa...” “Mamma!” “No Andrea, mamma non c’è! Io sono..paa..” Ed entrò la madre. Dalla porta d’ingresso. Direzione nella quale Andrea aveva guardato per tutto quel tempo. Per 11 minuti.
A volte capitava che seduto sul seggiolone apriva all’improvviso la bocca e si protendeva verso l’avanti, o faceva degli strani versi con la bocca, come pernacchie, o sbatteva contento le manine sul davanzale del seggiolone. La mamma rideva allegramente dei suoi comportamenti così buffi e pensava fossero dovuti alla sua immaginazione.. e poi pensava: “Oh! E’ l’ora della pappa!”
Poi cominciò a camminare. Sapeva destreggiarsi egregiamente tra i mobili della casa, ma spessissimo andava addosso ai genitori, o ai passanti quando andavano a spasso. Inizialmente i genitori pensavano fosse dovuto allo scarso controllo dei suoi piedi e dell’abilità appena appresa, ma dopo qualche mese cominciarono seriamente a preoccuparsi. L’ultima goccia fu quel giorno in cui Andrea aveva circa tre anni ed era seduto a giocare in giardino con il gattino dei vicini. O meglio più che giocare, fissare il mondo! Se c’era una cosa che quel bimbo amava fare, era osservare.. La madre lo osservava teneramente quando all’improvviso Andrea fece un urlo acutissimo guardando la strada, si coprì le orecchie e cominciò a piangere come un forsennato. La madre era terrorizzata, non capiva quel suo malessere improvviso, pensava addirittura che si fosse fratturato qualche osso dagli strilli e dalla subitaneità del pianto. Ma era lì sotto i suoi occhi! Quella sensazione di angoscia e di dubbio per il figlio tornò ad emergere prepotente, attanagliandole la mente. Continuava a cullare il figlio dolcemente sussurrandogli che andava tutto bene. Ma il bambino continuava a piangere e a voler a tutti i costi correre verso la strada. La madre turbata decise di rientrare in casa e di chiamare il pediatra, la situazione era diventata insostenibile. E per le pareti insonorizzate quel giorno non si accorse che pochi minuti dopo, un Mercedes che correva spedito sui vialetti di periferia, investì violentemente un animale che giocava sulla strada. Il gatto dei vicini, per l’esattezza.
“Signora, suo figlio è perfettamente sano! Certo, presenta dei sintomi alquanto strani. Per esempio, ora non capisco cosa sta facendo.. Sembra come se impugnasse qualcosa. Se stesse assaggiando qualcosa.. Non capisco proprio. Che io sappia, disturbi mentali quali schizofrenia o dissociazione - e qui la madre cacciò un gridolino di apprensione – si manifestano nell’età adulta o in conseguenza di traumi evidenti.. Ma lei mi dice che si comporta in questa maniera da quando è nato, non è vero? Magari è un trauma legato al parto, non so.. Signora, non la posso aiutare per ora purtroppo.. Dovremo aspettare lo sviluppo della propriocezione, che avviene intorno ai 5 anni. Per ora non possiamo che seguirlo attentamente. Comunque è un bimbo bellissimo! Andrea? Tieni, guarda cosa ti do? Una lecca-lecca.”
La certezza che non fosse ritardato venne quando cominciò a frequentare la scuola. Aveva ottimi voti in tutto, era un portento. Sembrava che rispondesse alle domande con una naturalezza impressionante, come se sapesse esattamente cosa gli avessero chiesto. Ma continuava ad essere strano, indubbiamente. Spegneva i cartoni animati prima che finissero, lasciandoli sempre a metà. Sembrava anticipare le mosse della madre nei gesti quotidiani: quando usciva per accompagnarlo a scuola lo trovava già in macchina, quando era fuori a giocare tornava esattamente prima dell’ora di pranzo, senza che nessuno lo chiamasse. Ma la cosa più grave è che non riusciva a stringere alcuna relazione con i suoi amichetti di scuola. La maestra aveva rivelato alla madre che lo aveva visto parlare da solo in cortile, come se avesse un amico immaginario. E quando finalmente qualche bambino gli si avvicinava per chiedergli di giocare lui si comportava come se non ci fosse. “Insomma signora Pantarei, suo figlio vive in un’altra dimensione. Inoltre credo abbia problemi motori non per aggravare la situazione eh? Ma credo sia onesto confidarle tutto. Non ho mai visto un bambino più scoordinato. Mentre gioca a pallone a ricreazione tira calci all’aria, cadendo poi per il contraccolpo. Hanno provato a farlo giocare in porta, ma si butta senza motivo, facendo anche degli ottimi tuffi, per carità! Ma la palla non c’è.” E a quel punto abbassò lo sguardo. La madre, con le lacrime agli occhi, ma fiera, disse semplicemente “Crescendo migliorerà”. E se ne andò per non scoppiare in pianto davanti ad un’estranea. September 18 Serata di RiflessioniMolte riflessioni, che ho semplicemente messo nero su bianco..
Non so se capirete..
Molte sono personali, ma non volevo che rimanessero sterili..
perciò se non avete tempo o voglia, non vi consiglio di leggere, io ovviamente non ci rimarrò male.
Buona strada..
Graziano.
___________________________________________________-
Sono qui davanti allo schermo che fisso le date dei CFA.
Partire?
O aspettare?
Sento così tante lacune che ho timore a compiere questo passo.. timore di cogliere i frutti prima del tempo.
Cerco di vivere questi miei difetti e mancanze con ottimismo, cioè conoscendole e cercando di migliorarmi.
Ma fino a che non mi sentirò maturo non vorrò fare il CFA, nè il Capo Unità (dato che non ce n'è necessità)..
eppure qualcosa è cambiato..
Da cosa mi nascondo?
E fisso lo schermo.
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"...Che strazio.. ma la Co.Ca. consiste solo in questo?
Litigate e "Che palle?"
No, vi prego, ditemi di no..
Perchè nessuno vuole venire?
Perchè cacchio non vi giocate?
Fammi stare zitto, sono solo un tirocinante dopotutto."
(...)
"Appena tornato dal CFM!
Ma di cosa ho paura?
Io mi butto.. Io mi voglio mettere in mezzo!!
Sono troppo piccolo?
Chissenefrega!
Saranno i più grandi a indirizzarmi!
Io mi gioco.
Non so esattamente come funzioni buttare giù il Progetto Educativo di Gruppo, ma ci provo!
A costo di farlo da solo!
Ah, ma non sono solo..
Certo, siamo il 10% della Co.Ca.
Ma siamo.
Anzi, lo sai che faccio?
Parlo pure al capogruppo del Progetto del Capo! Secondo me ora lo trascuriamo del tutto..
Dovremmo affrontare il discorso in Co.Ca.!"
(...)
"Ormai stiamo a metà anno..
Finito il Progetto di Gruppo mi hanno approvato l'iter sul Progetto del Capo.
Addirittura, sono l'organizzatore di questa uscita di metà marzo di Co.Ca., l'uscita di Fede.
Spero di essere efficace stasera, di non costringere alcun parere ma solo di suscitare riflessioni!
Spero stanotte che questa novità della Caccia Francescana sia presa bene! Spero che nessuno faccia battute idiote.
Spero di essere un buon Francesco.
Spero di suscitare negli altri Capi quello che ho provato io vedendo Orazio.
Signore, mi affido a te."
(...)
"Che stanchezza..
Due giorni di discussioni!!!
Ma ne è valsa la pena! Ogni singolo minuto ne è valsa la pena! Non ci siamo persi in chiacchiere e siamo stati concreti.
Dall'anno scorso è cambiato tutto!
Forse da quell'abbraccio intorno alla padella romana durante la Caccia Francescana. Ma ogni singola riunione da allora ha fruttato.
Merito tuo Signore?
Ma allora perchè io pieno di Spirito Santo tornai dal CFM l'anno scorso, volendo appiccare una scintilla di quel Fuoco che avvampava in me, anche solo cantando una semplice canzone, anzi, una stupenda canzone..
Il Signore è il Mio Custode..
Risultato?
Trasformata in un canto da Osteria..
Forse ho mirato troppo in alto..
Bisgna fare i passi più piccoli!
Quest'anno ho voluto rischiare di nuovo..
Ho proposto la canzone che ho scritto ispirato dallo Spirito Santo.
La mia Opera più Grande!
E non si è trasformato in un coro da osteria..
Certo non hanno cantato granchè, hanno sussurrato più che altro, ma forse è questa la preghiera..
E poi stamattina..
Cosa diceva quella lettura?
La Fede senza opere è morta..
Ma allora è un segno!
Di tante canzoni ho avuto il coraggio di espormi e proporre alla Co.Ca. quella che ho scritto io..
A costo di sentirmi dire come ogni benedetta volta che sono l'unico che ci crede, seminari, vocazioni e altre mille battute idiote e troncamenti di discorsi perchè tanto solo io la penso così..
E invece, Tu confermi quello che ho scritto, per Te.
Grazie Gesù.
Di fronte a tutto ciò la mia mente vacilla.
Scrivo una mail alla mia Co.Ca., facendo una riflessione proprio su quella lettura.
Mi prenderanno in giro per un mese.
Chissenefrega.
Sono contento."
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Ogni momento è buono per prendere la chitarra, fare un ban cantare e stare insieme agli altri con gioia.
Quest'anno mi hanno soprannominato Duracell.
Il primo a svegliarsi e soprattutto a svegliare a suon di Lupo Salta Su e l'ultimo ad andare a dormire..
Per me lo scoutismo è gioia non lo so neanche io da dove le prendo tutte queste energie.
Anzi lo so. Dagli altri! Dai fratellini e le sorelline, ecco da dove!
Ci rido su del mio soprannome.
Ma io sono sempre lo stesso, con o senza CFM!
Ma si sa, nessuno è profeta in patria, perciò qui nella mia Co.Ca. il risultato del mio entusiasmo sono una sfilza di batutte tipo "ti mettiamo sotto chiave la chitarra" "quando ti spegni" o semplciemente i più delicati maschietti del reparto mi dicono "hai rotto i coglioni".
Ci rido certo.
Ma alla seicentesima volta ci rifletto.
E' morale indiretta?
Sono veramente fastidioso?
Io lo faccio perchè stare insieme è gioia e io sono il primo ad esserne felice.
E soprattutto mi abbandono al canto e alla gioia nei break, non mi pare che costringa nessuno a venirmi dietro!
Allora forse dovrei stare in silenzio.
Allora forse dovrei lasciare la chitarra a casa.
Allora forse Duracell non è un complimento o una battuta, ma un modo per dirmi "Basta."
E non può che tornarmi in mente una canzone..
Se magari fosse un attimo, vivila ti prego..
E magari a denti stretti non farla morire, anche immersa nel frastuono tu falla sentire,
hai bisogno di gioia come me.. Nanana..
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Che vuol dire questa lettura? (Ezechiele, 10)
Non lo capivo.
Perchè mi ostino a non volerlo capire..
So che sotto c'è un significato di cui ho paura.
E alla fine esce.
"Dio abbandonò il Tempio, e nessuno se ne accorse perchè erano troppo impegnati"
Io avevo lo Spirito Santo in me, dopo quell'indimenticabile Campo di Formazione dell'anno scorso.
E' una sensazione che non avevo mai provato!
Felice, intaccabile dalle tentazioni, volenteroso!
Riconoscevo i Doni dello Spirito Santo.
Poi qualcosa è cambiato..
Cosa??
Cosa?????
E me ne rendevo conto..
Troppo indaffarato nella vita di ogni giorno piano piano mi rendevo conto di quello che stava succedendo..
Se ne stava andando.
Rare volte ho provato a trattenerlo a pugni chiusi, ma Lo sentivo scivolare tra le dita.
Sbagliavo il metodo, ecco tutto.
Ma lo negavo a me stesso.
Sentivo quel distacco nel petto.
Non provare nulla davanti all'Eucarestia. Sapere che quello è il Dio Vero, ma non sentirlo.
Per carità, ho sempre continuato a credere come prima e a frequentare e a testimoniare.
Ma lo Spirito Santo mi aveva lasciato e solo per colpa mia e della mia debolezza.
Dio aveva lasciato il tempio.
Ecco che voleva dire quella lettura.
Ma adesso che mi rendo conto di ciò, grazie a te fratellino, anzi Fratellone, che hai avuto la pazienza di indicarmi la Via con la tua testimonianza fino alle 3 di notte..
Ora che mi rendo conto di ciò..
Cosa devo fare?
Lo devo capire da solo già..
Infine davanti a quell'immagine di Cristo, in ginocchio alzo lo sguardo e penso "Sono veramente infimo.. Ho sbagliato, voglio che lo Spirito torni in me. Sono solo un peccatore, mi affido a Te."
E qualcosa si scioglie nel petto.. la stessa cosa che mi sentivo che mi distaccava dalla serenità.
La preghiera più bella.
"Coprimi..
proteggimi..
Tienimi.. Sul Palmo Tuo Signor!"
Confido in Te.
E Dio rientrò nel Tempio.
August 27 Il RisveglioN.B. Se non sapete cosa vogliano dire le parole con l'asterisco* andate a fondo pagina che troverete la spiegazione in ordine di apparizione.
- Stanza buia, illuminata solo da candele su candelabri figureggianti figure fantastiche pseudo-dragonesche -
L'aria è carica di un odore di.. di..
di incenso. Di quelli che si comprano 50 stecchette a un euro.
Graziano si guarda intorno. Qualche mese fa probabilmente avrebbe avuto timore o perlomeno si sarebbe sentito a disagio ad entrare in quell'ambiente e soprattutto a convivere con quelle persone. Ma adesso no.
Entra a passo sicuro e con una rapida occhiata capisce da chi è circondato.
il 91% è di sesso maschile
Il 46% ha i capelli lunghi
Il 38% ha difetti visivi, mascherati nel 86% del parziale da lenti a contatto, invece del normale occhiale a montatura pesante. Il 12% di questi ha lenti a contatto da vampiro.
Il 28% ha una maglietta degli Ac-Dc, Metallica o Iron Maiden. Rigorosamente nera.
il 12% parlotta in gruppeti da tre di aneddoti mai successi e che non fanno ridere nessuno se non colui che li racconta. Sono aneddoti di partite di ruolo.
il 5% ogni tanto apre il portafoglio, controlla che la sua carta di Magic The Gathering* più potente sia lì al suo posto e la rimette dentro. Il restante 95% ci sta giocando, facendo volare termini orribili come "Tappo due Mana" o facendo scattare liti orribili sul colpo Travolgente con Volare contro l'Attacco Improvviso della creatura sacrificata.
Cala il silenzio.
Chi smette di parlare di Harry Potter, chi smette di giocare a Magic, chi addirittura smette di leggere il manuale di Dungeons & Dragons*. Poi vede che non è Una Stregonessa Arcana in abiti di puro latex e ricomincia a leggere.
Graziano non ha paura. Tutti gli sguardi sono su di lui, ma non ha paura. Indossa una maglietta arancione puro, addirittura in tinta con i suoi bermuda e un'infradito. Niente Ac-Dc, niente jeans, niente scarpe da ginnastica. E non ha paura.
Vede con la coda dell'occhio una faccia stupita che parlotta con il suo vicino. Ma la interrompe subito, e con essa anche il silenzio:
"No" risponde secco. "Non sono un cosplay*. Questo è il mio abbigliamento"
- Mormorii di sgomento -
Si mette seduto. Sente l'aria pregna di diffidenza. Pensa che sia ora di tirare fuori gli attributi: con gesto rapido e misurato estrae dalla tasca laterale dei bermuda un d20* rosso fuoco.
- Mormorii di sgomento, e, stavolta, anche approvazione -
Una voce più giovane interrompoe i pensieri dell'assemblea: è iniziata la riunione.
Esclama a gran voce, ferma ed imperiosa:
"Tirate per il tiro iniziativa*"
I dadi, spuntati da chissàdove, da tasche interne, salvacuore, ciondoli mimetizzati o addirittura chi lo ha sempre tenuto in mano, cominciano a battere sul pavimento all'unisono. Graziano vede scorrere il suo. 12.. 8..no! 20!!
Urla soddisfatto: "20 naturale*"!
- Mormorii di sgomento, approvazione, e, stavolta, anche invidia -
"Ebbene, Niubbo*, sembra che la fortuna ti sia arrisa.. o come preferisco dire io, hai avuto culo.
(Molti sghignazzano, un paiono dicono "Tette!" pensando che sia il momento propizio. Altre sghignazzate, poichè ogni momento è propizio)
Presentati. Tette."
(Sghignazzate)
"Sono Graziano e sono un.."
Un grido si alza dal fondo della sala:
"TU NON SEI UNO DI NOI! VATTENE!"
Colui che aveva precedentemente aperto l'assemblea lo zittisce con un gesto sicuro.
"Lasciatelo parlare!"
"Grazie Master*.
Stavo dicendo.. Mi chiamo Graziano e sono un Nerd."
- Mormorii di sgomento, approvazione, invidia e, stavolta, anche incredulità -
Il Master lo guarda dritto negli occhi.
- Nome In Gioco
Heodes
- Classe
Ranger
- Hai mai giocato dal vivo?
Si.
- Nome In Gioco dal Vivo
Iphiclides
- Classe
Paladino
- Arma utilizzata
Ascia bipenne, in tappetino di Decathlon. Nel mio background* gli è stato affidato il nome di Lysandra.
(Mormorii di sgomento per un Paladino che usa l'ascia, approvazione per l'economicità del tappetino di Decathlon, invidia per il nome dato all'ascia, incredulità perchè è bipenne, e, stavolta anche di scherno d aparte dei fanatici perchè l'arma non è in lattice)
Sei in gamba..
- Hai mai letto Harry Potter?
Si, dal quarto libro in poi.
- Narnia?
No, e non intendo farlo per ora. (rapide occhiate)
- ISdA*?
Sì, possiedo anche i dvd edizione speciale. Tutti e tre. [un brivido percorre l'assemblea]
- Come si chiama l'elfo che salva Frodo nel primo libr..
Glorfindel [Stavolta si solleva proprio un sommesso "Li Mortèè]
- Hai mai giocato a Magic?
Sì, il primo anno di università.
- Quanti mazzi possiedi?
Da 2 a 4, in base ai criteri di giudizio.
- La carta più preziosa?
Saccheggiatore elettrofuso [alcuni consultano una lista che estraggono prontamente dalla lista]
- Giochi ancora?
No, ma a volte mi manca. [Qualcuno comincia a piangere mestamente]
- Per favore. Tra poco avremo modo di organizzare un torneo, resistete fino ad allora. Perchè hai smesso?
Il primo anno di università stavo per cadere nel tunnel. All'inizio ero scettico, soprattutto per il prezzo delle bustine. Facevo il classico ragionamento da chi è fuori. "14 euro e 50 per 15 carte?? Ma siamo scemi?? Cioè, vuol dire che per quel rettangolo di carta io dovrei pagare 30 centesimi?? Cioè, non esiste." Poi avvenne. La professoressa di statistica mi cacciò per un disguido dall'aula. E con me furono cacciati due colleghi. Che stavano giocando. Si misero nell'aula di lettura e continuarono a farlo. Io cercavo di non guardare, ma.. [gli si inumidiscono gli occhi] Scusatemi..
- Non ti preoccupare.. è doloroso ricordare l'inizio. Continua..
Sì. Finalmente capii come funzionava il gioco. Nel ritornare a casa mi fermai a una fumetteria e comprai un mazzo base. Mi accorsi ben presto che faceva schifo, e che dovevo potenziarlo con altre carte! E compravo pacchetti.. Arrivai a comprarmi un box* con altri quattro.
Ero quasi arrivato al mazzo perfetto. Mi mancavano poche carte. In occasione di Romics*.. [qualcuno comincia a piangere mestamente]
- Per favore! Mancano pochi mesi, fratelli! Resistete!
..Dicevo, a Romics trovai le ultime carte che mi servivano. Finalmente avevo il mio mazzo! ma.. a che prezzo.. [si rattrista ]
- Cosa vuoi dire?
Cominciai ad insospettirmi quando aprii la porta per entrare nel salone dove avvenivano gli scambi di Magic. Tutti i presenti si dileguarono negli angoli bui, rifuggendo la luce. E poi mi si avvinghiavano e cercavano di rifilarmi le ciofeche e strapparmi le chicche, come i dannati dell'Acheronte. Uscii in preda al panico con le mie nuove carte in mano. E quel momento, che il mazzo era completo, capii che non l'avrei più usato.
- Silenzio. Qualcuno gioca di nascosto -
- Iphiclides, sappiamo di cosa parli. Alcuni di noi non hanno avuto la forza di uscire dal tunnel, quella forzache tu hai dimostrato. Alcuni di noi hanno provato a smettere gradualmente, ma occupavano il tempo a fantasticare strategie per le prossime partite. Altri hanno provato a mettersi il Lago dei Morti* come un cerotto antifumo. Invano.
Ebbene io vi dico che si può. Non solo! Il mondo è pieno di Neo-Nerd! Avanti, uscite dai vostri gusci! Uscite dalla definizione di sfigati che tutti vi attaccano addosso! Di cosa avete paura? Non scordatevi mai che Peter Parker prima di diventare l'Uomo Ragno era un NERD!! Risvegliatevi!!
[si ferma con il fiatone. Prima piano, poi sempre più forti alcuni cominciano a gridare]
Anatema!
Blasfemo!
Eresia!
...
- Graziano, ti farò solo una domanda: Hai una ragazza? (Ragazza! Tette! Hihihi!)
Si. E la amo.
- Vattene.
No.
- Esci da questa stanza!!
"E invece non me ne vado!!
Chi l'ha detto che un Nerd debba essere sfigato? Chi l'ha detto che non debba avere una ragazza? Chi l'ha detto che deve essere uno scarto della società che si aliena dalla realtà rifugiandosi in giochi di ruolo o nei fumetti?
Ebbene?
E' proprio per questi pregiudizi che io ho tardato 22 anni prima di riconoscermi uno di Voi! Anzi, uno di NOI!!
Cosa volete dirmi?
Ho fatto la mia prima partita a D&D a 12 anni, poi il gruppo si sciolse, e per poter gicoare ancora io stesso divenni Master di un altro gioco di ruolo, che richiedeva fantasia e immaginazione, Elish! Ed ora guardatemi, gioco tutte le settimane e ho formato un gruppo di appassionati, che non vedono l'ora di sfoderare la nuova magia o la nuova runa appresa! Non contento, ora ho ricominciato pure a giocare a D&D. Colleziono fumetti, Rave e Black Cat, per non parlare di Rat-Man di cui conosco tutte le gag a memoria! Ho uno scaffale pieno di Topolini in attesa che salgano di valore per poterli rivendere! E così per le videocassette di Dragon Ball GT! Quelle della serie Z le ho vendute e con il ricavato ci ho comprato una lampada orribile kitsch che però mi paiceva e che ora tormenta ogni notte la donna delle pulizie che l'ha rotta! Sono un appassionato di videogames, ma fino ad un certo punto! Ho passato un sacco di notti fino alle 4 a giocare on line e non e la sensazione di soddisfazione che provi allora non la provi mai! Ma ho fatto le 4 di notte anche a leggere libri e a fare la notte bianca! E allora??? Non devo trovare un doppio senso a tutto come voi vi siete fatti etichettare per far ridere! Non mi ascolto i Metallica ma ho tutta la discografia dei Rhapsody, che ascolto a palla in macchina per tenermi sveglio la notte! Ma accanto a quelli ho i cd di Ligabue e degli 883! E allora? Non mi rileggo tutti gli anni ISdA, ma leggo molte altre cose! Uscite da questo torpore! Ho una ragazza e non è nè una mezzelfa nè l'ho conosciuta mentre altri intorno si picchiavano con armi di gommapiuma! Anzi, vi dirò, lei ripugna tutto ciò che è gioco di ruolo! Ma ci amiamo! Non c'è bisogno di essere dark nella vita se lo è il vostro personaggio! Posso conoscere a memoria tutte le parole d'ordine di Grifondoro per la Signora Grassa (Luci fatate, Testa di Medusa, Guazzabuglio..) senza vergognarmene! Perchè c'è un altro mondo oltre a quello immaginario. E io posso andare dall'uno all'altro senza rischio di alienarmi in nessuno dei due. uscite da questi stereotipi. Avevo paura ad ammetterlo, ma quando mi ritrovai ad un bancone a parlare con uno che conoscevo di vista di quanto fosse infame Piton nel sesto libro della Rowling, allora lo capii..
All'inizio non era facile, ma lo affrontai e capii che Nerd è bello. Nerd è quello che ha prontezza di riflessi e mente allenata da anni di giochi. nerd è colui che ha un'immaginazione fuori del comune perchè per giocare non ha bisogno altro che di un dado! E si diverte da morire. nerd è quello che avrà sempre un sacco di cose di cui parlare perchè ha un sacco di interessi. Nerd è quello che sa gestirsi il suo tempo, perchè per coltivare tutte queste cose prima o poi si sviluppa quest'abilità. Nerd è quello che legge molto, ma gioca di più. Nerd è quello che si porta il computer in giro per Roma per gicoare in rete con i suoi amici, e chissenefrega se gli si rompe, passerà cmq una bella serata. nerd è quello a cui tutta la famiglia, composta da 17 persone, si rivolge per chiedergli una mano con il computer, e mai la nega. Nerd è chi non spreca le sue giornate in seguire partite di calcio o stare in piazza a guardare le ragazze che non ti si fregheranno mai. Nerd è quello che impara ad andare oltre la (brutta) apparenza.
[scruta tutti negli occhi, vede che qualcosa in loro è cambiato. Non c'è più diffidenza, ma speranza. Poi Graziano si gira, spegne una candela per far capire che fuori c'è un bel sole, e mentre varca a passo deciso l'uscio con voce altisonante afferma..]
...
Tette."
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Magic The Gathering: Famosissimo gioco di carte collezionabili che può creare dipendenza e dilapidare patrimoni.
Dungeons & Dragons: Il Padre di tutti i giochi di ruolo. C'è bisogno di spiegazioni?
Cosplay: Persone che si vestono da personaggi di fumetti/cartoni/film.
d20: Dado utilizzato nei giochi di ruolo con 20 facce.
Tiro iniziativa: Tiro richiesto in alcuni giochi di ruolo per sapere chi attaccherà per primo. Chi fa il numero più alto comincia per primo.
20 naturale: A D&D si può superare il punteggio di 20 con vari bonus. Per far sapere che si ha avuta molta fortuna, si dice 20 naturale, ovvero, dovuto al lancio del dado e non a qualche bonus.
Niubbo: Carica che si da a chiunque sia inesperto o nuovo in qualsiasi campo, specialmente nei giochi. Dall'inglese Newbie, traducibile con "Pivello".
Master: Nei giochi di ruolo è colui che guida le sorti del gioco, narra le situazioni, descrive paesaggi, gestisce le regole e interpreta i personaggi non giocanti.
Background: Lo sfondo di un personaggio nei giochi di ruolo. Consiste il passato del personaggio giocante.
ISdA: Sigla Nerd per indicare Il Signore degli Anelli.
Box: Cofanetto di Magic con 150 bustine circa dentro.
Romics: Manifestazione alla Fiera di Roma di videogiochi e fumetti soprattutto. Fulcro annuale di un Nerd squattrinato che non si può permettere Lucca comics.
Lago dei Morti: Carta di Magic a mana nero. July 23 Grazie..Graziano è il classico tipo che dopo 3 mesi di università, lascia.
Cara persona, tu affermi di non ricordare di aver pronunciato questa frase..
Ma io me lo ricordo benissimo.
Ho sempre avuto un'insicurezza di fondo che mi portava a ricercare spasmodicamente il giudizio degli altri ,sia positivo che negativo, elogi o critiche, così che in base a quello avrei potuto cambiare il mio atteggiamento e il mio carattere per migliorare sempre più. Insomma, non mi fermavo mai a pensare "così faccio bene, così no", oppure "io sono così e non colà", aspettavo sempre che fossero gli altri a dirmelo.
Mi arriva questa persona, con aria da chi ti conosce meglio di te e mi sigilla questo fatidico verdetto addosso..
Io torno a casa sconvolto..
E rimugino. Porca vacca.. Ha ragione! Certo, al liceo sono andato bene, ma lì è diverso.. Non hai più la paura del giorno dopo e io con tanto tempo a disposizione farei tutto meno che studiare! Io non sono veramente tipo di andare all'università.. Però se non la faccio mi tocca fare il militare!
E così via, in un vortice di pensieri..
Conoscenti mi dicono che hanno amici a biologia e che non escono più da casa..
Altri che fanno altre facoltà tutti fuori corso, hanno dato 1 esame in 3 anni perchè i professori mangiano i bambini e sputano fuoco e i chiedono sempre la cosa che non sapevi, e tutti cambiano facoltà in continuazione.
Inutile mia madre che mi esortava a non ascoltare tutte queste voci.. E Giorgia ancora non c'era.. Perciò ho affrontato da solo questo inizio universitario.
Due mesi dopo mi ritrovo al test d'ingresso, me la cavicchio!
Ma nell'incertezza il giorno dopo sarei andato a fare il test anche a Roma Tre..
Poi quando mi sono trovato imbottigliato nel raccordo ho pensato "Ma aarivederci.. Se l'ho passato a Tor Vergata bene, altrimenti vado a fare il militare!"
Lo passo, e lo passo pure bene!
La prima lezione, di genetica, mi affascina, mi sembra una mega settimana enigmistica con giochini di logica. E poi istologia, problematiche ecologiche e chimica. Alcune belle, altre senza costrutto alcuno.
Primo esame. Vado convinto di sapere molto e brancolo nel buio alla seconda domanda..
Il prof mi regala un 27 che era il primo esame, tutti i miei compagni di corso prendono 30 o 30 e lode, anche con prof. più stronzi.
Non avevo idea di che tipo fossi, se da 20 o da 25 o da 30. A quanto pareva 27! Mi sembrava buono come risultato..
Arriva l'esame di istologia: la professoressa rimane a bocca aperta per l'esame, mi paiceva da morire la materia e in più mi aveva chiesto proprio la cosa che sapevo meglio!
Ed eccolo lì il mio primo 30!
E comincia anche la maledizione.
Quel 30 non fu davvero l'ultimo, ma probabilmente al di fuori di Giorgia, i familiari e i compagni d'università, raramente qualcun altro ha saputo dei miei successi..
Sempre con quello sguardo accusatore, che mi diceva "Vuoi sempre dare a vedere che sei più bravo di tutti.. Vuoi dire al mondo che hai preso 30 per spocchioseggiare. Ogni occasione è buona per dimostrare a tutti quando sai."
E invece no, cazzo.
Lo so che ho sempre avuto le manie di protagonismo, ma Giorgia mi ha insegnato a non avere bisogno dell'attenzione degli altri per trovare l'autostima, ce l'ho già dentro di me!
Esagero a volte con i lupetti nel dirgli chicche naturalistiche, ma sono passato dall'amatemi all'ascoltatemi, che forse vi interessa!
Io avrei voluto festeggiare con voi..
Avrei voluto offrirvi da bere, per festeggiare quella lode ad anatomia comparata che mi faceva sentire un dio, perchè avevo studiato tanto e l'esame era difficile.
Ma no, sempre quello sguardo.
Se io avessi festeggiato non avreste visto altro che un'occasione per mettermi sul piedistallo. Non avreste pensato altro che la mia facoltà fa cagare. Non avreste pensato altro che da noi ce li regalano i voti.
Un esame dopo l'altro andavo avanti, 45 esami sono andato avanti cercando sempre di non parlare dell'università.
Ed ora mi chiedono con quanto mi sono laureato.
Io svago, abbasso lo sguardo, non ce la faccio a dire 110 e lode.
Persino ai aprenti.
CHi è che ha radicato inme questa paura?
Ad un corso ad Assisi un frate ci insegnò a convincerci che ognuno di noi è perfetto così com'è, che è l'essere più bello e più bravo del mondo, di rispondere quando ci fanno i complimenti "questa è solo la punta dell'iceberg".
Io non ci riesco..
Ho sempre paura di suscitare invidia (e non perchè mi senta superiore), di ferire l'altro dicendo il mio risultato.
Non sono riuscito a chiamare neanche questo post "110 e lode".
Perchè questi oscuri meccanismi?
PErchè non viviamo in un mondo dove poter dire "ho preso 30 e lode!" "sono felice per te!"
No, siamo in un mondo in cui CHIUNQUE quando gli si chiede com'è andata risponde "bene".
Sempre per la paura di spocchioseggiare..
Cara persona, all'università i ragazzi fuori corso più grandi di un anno a noi 4 che ci siamo laureati alla prima sessione ci chiamano O.G.M., perchè non siamo normali.
Io non credo..
Io sono normalissimo, ma in più di te ho solo il fatto che ho i soldi per potermi comprare i libri, il tempo per studiare invece che lavorare, la macchina per poter andare a studiare dagli amici, l'università vicino casa che mi ha permesso di seguire sempre le lezioni. Inoltre avevo la voglia.
Perchè è dalla terza elementare che dicevo che avrei fatto questo, e così è stato. Alzavo i sassetti per prendere i millepiedi nelle scatole di formaggino, ora li guardo al microscopio, ma la passione è rimasta la stessa.
Grazie cara persona, perchè ora ho una soddisfazione in più!
Ma tutto questo non mi sembra un traguardo, è solo una laurea triennale e non voglio assolutamente che mi si chiami dottore..
Ecco perchè non festeggio..
E per tutto quello detto prima..
Chissà che alla specialistica..
;)
Non sono riuscito a mettere per iscritto quello che avevo in testa.. Volevo semplicemente celebrare una meta raggiunta, ma già si guarda avanti, perciò..
Aarivederci.
P.s. Ognuno è libero di interpretare chi sia il "voi" a cui mi riferisco.. Forse è una situazione generale, forse è una sola persona. Non vi sentite offesi in alcun modo, perchè non voglio fare di tutta l'erba un fascio. July 16 Foto Era del CaosRapido post per gli interessati alla galleria fotografica:
Se volete metto anche quelle passate, ma le decenti se le è già fregate Lilin!
Da notare le foto di Brunetto che dorme come un pupo (con un nido in testa), Orchetto per la foto di Maggio, Silwioski sotto cappottone acquatico con tanto di gocce in sospensione.
Inoltre il giocone: scopri di chi è il profilo da sotto! Al primo che indovina i due profili riveleremo perchè il Roscio gioca sempre con la catenella del fischietto!
Per gli abituali frequentatori del blog, cioè quei gran gay di Ebrea Sventura, Scimmietti e Ceppa Secca. Neanche vi dico di evitare commenti, perchè so che sarebbe perfettamente inutile: Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e CAVALIOOO! July 09 Divina Ecommedia: Terzo canto.In onore della consegna della Memoria Scientifica (alias tesi laurea triennale) che avverrà domani 10 Luglio 2006, ho messo una nuova fotogallery sull'ecologia, un contatore, le canzoni di sottofondo, ma soprattutto:
La Divina Ecommedia, Terzo Canto.
Era un po' che l'avevo in cantiere, ma ho aspettato una grande occasione per pubblicarla dato che è quella che mi è venuta meglio secondo me e anche il canto più lungo.
Il compleanno di anna, l'Italia in finale e la vigilia di consegna mi sembra una buona coincidentia oppositorum. Za!
III Canto
Il mio mentore avanzava con passo sicuro Guidandomi attraverso un cammino periglioso E già che lasciavamo quel luogo oscuro Il mio maestro incominciò con fare animoso: “Iniziamo allor il lungo peregrinare che ti porta a SO.GE.NE., ove potraiti laureare.” “Cosa è mai dunque, questo acronimo?” domandai io alquanto sbigottito “un guardiano, l’Eden o solo un toponimo?” e già mi accorgevo di essermi smarrito. Neanche pronunziate queste parole Che vidi innanzi a me un’opprimente mole. Un lungo rettangolo si estendeva lontano E a un centro commerciale provocava litigio Cercai un po’ di colore, coprendomi con la mano Dal riflesso del Sole. Ma vidi solo grigio. E dal prato sorgevano a caratteri cubitali “Scienze Matematiche Fisiche e Naturali”. “Cosa è mai quest’insulto all’architettura? Non intendo entrare in questo edificio Che agli occhi di chiunque risulta una bruttura; per non parlare della scritta, color dentifricio!” “Questo è l’unico modo per raggiunger la tua meta - disse duro lo mio maestro – “quindi cammina e fai poco l’esteta”. Così a malincuore mi avviai alla scoperta Di quel nuovo mondo, a passi lenti; e vidi là in fondo una porta sempre aperta Chiesi “Non si chiude mai per accoglier gli studenti?” La risposta fu “In verità non si serra a causa del sensore Della porta automatica: che genialata del Magnifico Rettore!” “Maestro mio, ma non dovrebbe esserci incisa qui sopra una frase sentita più fiate, una scritta secolare, dagli anni lisa: “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”? E intanto cercavo sulle vetrate con lo sguardo Di magnificenza almeno un baluardo. “Ciò che i tuoi occhi potranno incontrare non è sicuramente un motto imperioso ma sulle vetrate potrai rimirare dei cubi astratti dal gusto assai dubbioso. Nisciuna frase potrebbe calzar bene Tutti li corsi, poiché troppo contiene. Ad esempio pe le matricole d’ingegneria Che dal gentil sesso son allontanate Dovrebbero modificarla, e non per follia: Lasciate ogne ragazza o voi ch’intrate Studiano li meccanismi di tutto lo mondo Ma con la donna son un sasso che va a fondo. Possiamo parlare anche delle telecomunicazioni, i cui frequentanti studiano a rate son sempre sui prati a fare i mattacchioni: Lasciate ogni aula o voi ch’intrate. E neanche così codesta frase sarebbe corretta Perché secondo me entrare non li alletta. Infine parlerei delle matricole più vilipese Coloro che da medicina furon allontanate Di passare il test avevan le pretese: Lasciate ogne dignità voi ch’intrate. Nè carne nè pesce son i biologi umani chè sperano di trasformare i malati in sani. Se permetti però, vorrei fare un appunto, - affermò voltandosi quel sapiente tale – devo ammettere seppur con disappunto che sugli ecologi la frase non starebbe male. Lascaite ogne speranza voi ch’intrate Se intendiamo di lavoro, non pensare boiate. June 14 Ultimo Canto di un PaladinoLAMENTO EROICO
Rhapsody
Langue in me l'eco infranto al truce sguardo dell'angelo cieco rovina in me l'antica rima nel cuor del cigno ferito e morente... Cosmi di eternita' tradita di verita' svanite che ora versano lacrime d'addio in un vuoto nero... sincero e fiero al mio destino andro'... URLA IL TUONO AL MIO LAMENTO EROICO SORTE... CONSUMA LA REALTA'! Spiriti di mondi arcani chiedo la vita al di la' della morte per allinear le stelle amiche e diventar guardiano celeste Custode di eternita' guarita di verita' trovate per tutti i figli di madre terra... sempre a lei ho dato la vita... la morte... cosi' continuero'! URLA IL TUONO AL MIO LAMENTO EROICO SORTE... CONSUMA LA REALTA'! June 01 La Bambola di PorcellanaGioite dunque, che oggi è motivo di festa!
Non potevo non festeggiare!
Chi vorrà sapere il perchè me lo verrà a chiedere..
Ho deciso di pubblicare una storia di paura ascoltata tanti anni fa a Terracina, da me rielaborata e messa nero su bianco per spaventare un po' di lupetti.. Al primo fulmine che è caduto se so messi tutti a piagne. "lasciamo perde và". E ancora non avevo cominciato.
Fatemi sapere dove è meglio che finisca, o se debba finire in modo diverso secondo voi.
La Bambola di Porcellana
..4, 5, 6 e 7! Claire le ricontò per sicurezza, quasi che i suoi anni dipendessero da quelle candeline! Si, c’erano proprio tutte! Tutte e 7, proprio come i suoi anni! Questo compleanno poi era proprio speciale! Certo, nessun regalo sarebbe stato bello tanto quanto Bucky, il suo bellissimo cucciolo che le avevano regalato l’anno scorso che ora era lì ai suoi piedi, scodinzolante e tutto contento anche lui per la festa della sua padroncina. Però il suo papà le aveva promesso che quel pomeriggio l’avrebbe portata a spasso a decidere il suo regalo e le avrebbe comprato qualsiasi cosa avesse voluto! Qualsiasi! Claire già galoppava con la fantasia e cercava di farsi una lista di tutte le cose che avrebbe desiderato, proprio indecisa sulla scelta finale! Soffiò le candeline. Ma gli applausi dei parenti e degli amichetti neanche li sentiva più tanto impegnata a tirari il papà in macchina per andare a prendere il suo regalo! Ed eccola che guardava fuori dal finestrino, scrutando ogni minimo dettaglio di tutte le vetrine con tutti quei colori sgargianti! “Oh no!” Esclamò il papà di Claire. “Hanno chiuso la strada che porta al centro commerciale per dei lavori! Questa non ci voleva.. dovremo passare per il centro..”. A Claire si rabbuiò un poco il viso, dato che questo significava che altro tempo la separava dal suo regalo. Ma poi pensò che in fondo passando per quella strada avrebbe visto più negozi. “Uhm.. Credo che dovrei girare qui..” mormorò tra sé il padre.. “PAPA’!” urlò Claire con la testa girata verso il finestrino “Sbrigati, parcheggia!”, sempre girata. “Va bene, va bene.. un attimo! Ma cos’hai bella di papà?” Ma Claire non rispose. Aveva lo sguardo fisso, perso in quella vetrina coperta. “Vuoi andare in quel negozio? Strano non lo avevo mai visto! Chissà cosa vendono..” I piedi si muovevano da soli, lo sguardo fisso su quel negozio. Il papà di Claire finalmente aprì la porta di quel negozio misterioso.. Che poi si rivelò essere un normalissimo negozio di antiquariato. “Benvenuti!” Si girarono e videro il padrone del negozio, uno strano vecchietto, dietro ad un grande bancone pieno di cianfrusaglie. “Ah, salve..” Rispose il papà “Sono venuto qui per il mio compleanno di mia figl.. Ma dov’è andata?” Claire non si rendeva più conto delle sue azioni.. Ora sentiva.. sentiva un richiamo.. sentiva che andare dietro quel pannello impolverato fosse la cosa giusta da fare.. Si! Lo sguardo fisso nel vuoto, sembrava che i piedi conoscessero perfettamente quella strada.. Quel retrobottega in cui non era mai stata le sembrava eppure così familiare.. Sapeva che dietro quel pannello c’era il regalo perfetto per lei. Lo sentiva. E lo scostò, ignorando i richiami del padre. Si alzò una nube di polvere, tanto era che non veniva spostato quel separè, e quando la fuliggine cominciò diradarsi vide.. dieci, cento, forse più! Tantissimi occhi minuscoli che la fissavano. Su una decina di mensole erano stipate tantissime bambole di porcellana, tutte bellissime! Chi aveva i riccioli, chi il grembiulino, chi il cappellino alla marinara. Tutte con quel pallore quasi macabro. Eppure Claire neanche li aveva guardati tutti quei capolavori. Perché il suo sguardo era sempre fisso su Lei. Non aveva nulla di che di diverso. Ma era lei. Gli occhi dipinti, sembravano ricambiare il suo profondo sguardo. Una veste blu le scendeva su quelle gambe inanimate, con un grazioso grembiulino. La bocca minima, color ciliegia. Era bellissima. Ma inquietante. Una strana ombra, impercettibile, era disegnata sul suo volto. Ma Claire senza che se ne accorgesse, aveva già steso la mano per prenderla. Sentiva la mano formicolargli, come quando ci era stata seduta sopra. E non si fermava. “Ah! Eccoti qui!”. Toccò la bambola e la voce del padre fu l’ultima cosa che sentì. Il buoi cadde su di lei.
(sospiro di spavento come quando ci si sveglia da un incubo). Coniglietti. Claire si guardò intorno, riconoscendo immediatamente la carta da parati della sua camera con quei coniglietti disegnati che tanto le piacevano. “Cosa mi è successo?” pensò tra sé e sé Claire, cercando di sforzarsi di ricordare gli ultimi avvenimenti.. “Era il mio compleanno e..” La porta si spalancò. Prima che se ne potesse render conto il suo cuccioline Bucky le era saltato addosso leccandole la faccia e abbaiando di gioia! “Ben svegliata amore..” alzò lo sguardo e vide la sua mamma appoggiata allo stipite della porta. “ti senti bene?” A queste parole, dette dalla calda voce della mamma, Claire si sentiva subito meglio, ma non stavolta. “C-Che mi è successo? Dove sono tutti?” “Papà ha detto che ti ha ritrovata addormentata come un ghiro con una bambola di porcellana in mano, dentro un negozio in cui eri assolutamente voluta entrare!” Claire sussultò. “Una bambola?” “Si.. già ti ci sei affezionata vero? Eri talmente eccitata per i tuoi 7 anni che ieri notte non hai dormito per niente e oggi è normale che tu sia crollata!” “Dov’è la bambola?” la interruppe Claire, con una velo di preoccupazione nella voce. “Calma tesoro mio! E’ giù in salotto, sulla sedia a dondolo! Sta molto ben..” Ma neanche aveva finito la frase che la bimba era schizzata giù per le scale. Un brivido le percorse la schiena prima di scendere l’ultimo gradino. E la vide lì. Identica a quel sogno che aveva fatto. Immobile con gli occhi disegnati, la bocca ciliegia e ancora quell’ombra. Ma stavolta era come se la vedesse per la prima volta. Non osò avvicinarsi. Perché era lì quella bambola? Ma prima che potesse ricordarsi l’accaduto la mamma dalla ringhiera del piano di sopra le gridò “Ti piace eh? Pensa che il proprietario neanche la voleva dare via! Il motivo non l’ha detto, ma io penso proprio che sia un pezzo d’antiquariato che deve valere un bel po’ di soldini! Ma per il mio tesoro questo e altro!”
Claire era stordita.. Meglio non pensarci su e portare a spasso Bucky, come faceva ogni giorno. “Buckyy! Qui bello!” gridò, già con il guinzaglio in mano. Ma Bucky non venne come al solito, correndo giù dalle scale. “Buckyy?” chiamò ancora. Niente. Salì le scale e lo vide che era in cima alle scale! “Andiamoo! Dai bello!” Ma Bucky non si muoveva. Lo prese allora per il guinzaglio e cercò di tirarlo. Ma Bucky si oppose con tutta la sua forza, cominciando a guaire. “Ma cos’ha?” domandò alla mamma. “Non lo so.. è da quando siete rientrati che non vuole scendere al piano di sotto! Se continua così gli dovremo mettere la cuccia in bagno!”
Ma era tardi ormai e a Claire già si chiudevano gli occhi.. Con tutti quegli strani avvenimenti poi! Neanche si infilò sotto le copertine che già era caduta in un sonno profondo..
GNEEK, GNEEK, GNEEK!
Spalancò gli occhi nel buio. Cos’era stato?
Silenzio..
GNEEK … GNEEK … GNEEK.
Ora era più lento.
Claire si fece coraggio, infilò le ciabattine ed aprì piano piano la porta della sua cameretta, ancora assonnata.
Guardò a destra, alla fine del corridoio dove c’era la stanza dei suoi genitori, sperando di trovare la faccia amorevole della mamma. Ma niente.. solo il silenzio..
E poi, ancora..
GNEEK … GNEEK … GNEEK.
Veniva dal piano di sotto. Timorosa, mise la faccina tra due sbarre della ringhiera. Abbassò lo sguardo, preoccupata di vedere qualcosa che non avrebbe voluto. Ma il buio era troppo fitto. Stette un attimo a pensare ma venne scossa da quel suono, ancora una volta.
GNEEK … GNEEK … GNEEK.
Era la sedia a dondolo. Riconosceva perfettamente quel suono. Con il cuore colmo di terrore corese via velocissima, nella sua cameretta. Prese il cuscino e lo schiacciò più forte che poteva sulle orecchie. E il suono, scomparve. E tra le lacrime di spavento, riuscì a riaddormentarsi.
Nessuno le credette il giorno dopo. Un incubo, il vento che aveva mosso la sedia.. tante furono le giustificazioni, tante che alla fine Claire stessa si convinse che forse era stata solo la sua immaginazione.
Ma il suono che la svegliò nel cuore della notte non poteva esserselo di nuovo immaginato.
GNEEK … GNEEK … GNEEK.
Il respirò si mozzò. Ora basta con questa storia. Claire era decisa ad affrontare le sue paure. Accese la luce. Nulla. Riprovò a spegnere e a riaccendere l’interruttore ma niente, la luce non si accendeva. Allora con la mano rasente al muro scese piano piano le scale, mentre continuava quel terrificante rumore.
GNEEK … GNEEK … GNEEK.
Con un nodo alla gola arrivò infine nel salotto. Ed il suono del legno che si comprimeva si fermò contemporaneamente. Si avvicinò lentamente alla sedia dondolo, a tastoni, con il cuore che le batteva all’impazzata. Ed infine allungò la mano per prendere quella bambola malefica e gettarla via per sempre. Ma non c’era!!! La bambola non c’era!! Si guardò intorno terrorizzata. Dov’era? Poteva giurare che l’aveva sentita dondolarsi lì sopra! Dov’era???
E poi, improvvisamente rise. Ma cosa stava dicendo? Una bambola che si muove? Rise più forte. L’avranno sicuramente spostata mamma e papà, pensò. E tornò al piano di sopra, ancora sorridendo.. Per lo spavento le si era seccata la gola e passò nel bagno a prendere un bicchiere d’acqua, almeno così avrebbe dato anche una carezza a Bucky. Aprì la porta e il suo cane era lì, sdraiato per terra. Pensò che dormisse, ma non si svegliava ai suoi richiami. “Bucky?” … “Buckyy?” Poi mise il piede su qualcosa di viscido che fu convinta fosse sangue, nonostante fosse solamente acqua cadutale dal bicchiere. Ed urlò, fino a svuotare i polmoni. AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!
Nessuna risposta. E invece che sentire la voce confortante della mamma la sentì, per la prima volta. Una nenia, una canzoncina che le fece gelare il sangue. “10 passi e ti prendoo” Una vocina stranissima, di una bambina piccola.. anzi no.. non sembrava una bambina piuttosto una… “9 passi e ti prendono”. Claire sgranò gli occhi! Un altro urlò terribile le uscì dalla bocca, ma l’unica risposta fu solo “8 passi e ti prendono” Claire corse via velocissima nella camera dei genitori ma quello che trovò fu uno spettacolo raccapricciante: Sul letto non c’erano più i suoi genitori, ma due bamboline di porcellana, con lo sguardo fisso nel vuoto e le braccia bianchissime ed un ghigno terrificante sulla bocca. “7 passi e ti prendooo” Claire sentì gli occhi che le si riempivano di lacrime. Era paralizzata dalla paura e non aveva più nessuno che potesse aiutarla. Pensò di andare a vedere da vicino ciò che rimaneva dei genitori ma sentì la solita canzoncina: “6 passi e ti prendoo” La fuga era l’unica soluzione.. si girò verso il corridoio, lo vide buio e lungo e sapeva che la malefica bambola era nascosta lì, da qualche parte. “5 passi e ti prendoo” Cominciò a correre, a piedi nudi. “4 passi e ti prendooo” Scese le scale come se avesse le ali ai piedi.. “3 passi e ti prendooo” Ma era buio.. E Claire non vide l’ultimo gradino. Cadde a terra ma piuttosto che il dolore per aver sbattuto il viso ed essersi storta una caviglia, la cosa che veramente le fece scendere le lacrime fu il terrore: “2 passi e ti prendooo” Alzò lentamente lo sguardo e la vide davanti a sé. Esattamente ad un passo di distanza. La sua pelle era talmente bianca che rifletteva la luce della luna. Ma non la terrorizzava stranamente ora che la vedeva davanti a sé. L’ombra era scomparsa. Fece un saltello in avanti, prendendosi la gonnellina e intanto canticchiò “1 passo e ti prendooo”
E il suo volto si trasformò. La bocca si allargò in un ghigno orribile, gli occhi si gonfiarono di odio e Claire dovette distogliere lo sguardo tanto era terrorizzante.
… ..
PRESA!
[finale facoltativo con la collaborazione del Roscio] ... Terrorizzata Claire riaprì gli occhi, e la vide di nuovo davanti a sé. Immobile, abbandonata su uno scaffale ricoperto di polvere. E centinaia di altri occhi l’avevano vista svegliarsi in quel retrobottega, occhi di porcellana. E mentre si rendeva conto di essere ancora viva, di essersi immaginata tutto sentì alle sue spalle la voce calda del padre che diceva “Ah, eccoti qui, birbantella! Ma dove ti eri cacciat.. Che bambole meravigliose!!! Vuoi comprarne una tesoro?” May 05 Divina Ecommedia: II CantoMentre è in preparazione il terzo canto, vi pubblico il secondo..
Da qui in avanti credo che non a molti piacerà dato che è molto specifico per i miei compagni di università e i nostri professori..
Insomma, per capirlo..
Ce dovevate stà..
:)
Fatemi sapere se pensate che debba continuare oppure no!
Commentateeeee!
Dedicato alla Spocchia.
II Canto
Già volgevo il mio sguardo arretro Per cercar di scorgere la via del ritorno Non con un autobus né con la metro Ma sol dei miei piedi sarei stato adorno. Tornare ahimè sulla via tosto intrapresa Mi scorava l’idea di aver fallito l’impresa. Svuotati i polmoni così di un lungo sospiro Mossi il primo passo della via dell’abbatimento Ma ecco che nell’ombra una sagoma rimiro E sento “Il tuo non è stato un completo fallimento”. Mi chiamò per nome, disse “Graziano Ciocca” Ed ero così sbigottito da spalancar la bocca. Chi era costui che in quel modo mi appellava, come faceva dunque a saper il mio nome Io che credevo d’esser l’unico che vagava, in quell’oscura macchia finito chissà come. Fece un passo avanti quella figura sibillina Mostrando alla luce un’aria sbarazzina. Nel petto mio timore non poneva Anche se le mani movea in modo inconsulto: l’una in tasca ferma teneva ma con l’altra annaspava a mo’di un insulto. Vedendo costui la mia aria spaurita Incominciò a favellar come un archimandrita “Carcola che” furon le sue prime parole e già la mia stima verso lui barcollava pensai che di bifolchi egli fosse prole mentre con quella mano ancora gesticolava. “Carcola che hai sbagliato la guisa di raggiunger la meta, la fortuna non t’è arrisa!” “Cosa vuoi dire o enigmatico figuro” io prontamente a lui rispondetti “Forse ho possibilità di valicare quel muro che mi barrica la via? In dubbio tu mi metti.” Al che quella figura ammantata di verde Rispose come chi la pazienza mai perde. “Ciò che guida i tuoi passi, ingenua matricola non è la naturale sete di conoscenza tu vuoi dire a tutti cosa mai sia un’arvicola: La Spocchia è la tua ègida, d’attenzion concupiscenza. Quando abbandonerai le manie di protagonismo Scoprirai l’umiltà e non l’arrivismo.” “Ciò che tu dici mi risulta mendace” replicai io, nell’orgoglio una ferita “Cosa c’è di male nel rispondere sagace a chi mi chiede cosa sia una Magnoliofita? Inoltre non accetto di esser criticato Da uno sconosciuto da chissacchi mandato.” “Ebbene mi presento mio piccato amico: la mia patria è solamente un passaggio a livello, molti dicon che fa abbastanza schifo ma Pavona mi vide nascere e io l’amo come fratello. Il mio nome non è comune e per questo peno Son da tutti sfottuto perché mi appello Moreno. In quanto alla Spocchia, - il pavonense continuò – Hai cercato di raggiunger subito la laurea In cima a quel colle, è vero oppure no?” Mi chiese con intorno di saggezza un’aurea. “Certo – ammisi – ma non vedo il motivo di tacciar di spocchia il mio tentativo”. “Ebbene sappi che non è affatto semplice raggiunger la triennale, ogn’or nostro obiettivo. La fatica d’ora in poi sarà la tua complice E io ti guiderò in questo cammino acclivo.” Deciso si girò infine; e io con passo maldestro Mi avviai a seguire il mio futuro maestro.
May 02 DIVINA ECOMMEDIASapete quelle folgorazioni ispiranti o quelle ispirazioni folgoranti che vi capitano ogni tanto? (la maggior parte delle volte quando state sulla tazza)
Ebbene io no.
L'ingegno nasce dalla necessità, nel tal caso dalle lezioni trite e ritrite..
Quando uno pensa che per lui stare all'università non è tanto un dovere quanto una missione, uno comincia a paragonarsi a un eroe..
No, un eroe è troppo.
A un missionario.
No, troppo religioso.
A un poeta vate.
Ecco si.
Magari un poeta water, ma sempre un poeta.
Un novello Dante Alighieri..
E' quando l'aula 8 più che un buco con 30 posti ti sembra una bolgia e immagini il professore di diritto come un demone nudo con gli stivaletti da pioggia gialli che ti viene in mente di scrivere la...
DIVINA ECOMMEDIA
I Canto
Ad un quarto circa della mia vita mi ritrovai in una scelta oscura poiché la scuola superiore era finita. Ahi, quanto la scelta sarà dura! Seguire il successo oppur la passione? Sapere giammai la futura professione. Fin da piccino guardavo gli insetti Seguire perciò volevo la conoscenza I biologi però sembravano inetti Ben altre eran le vie della vera scienza. Fisica, avvocato o meglio ingegneria? Eppure il mio cuore clamava ECOLOGIA. Già i miei passi seguivano il sentiero Per la laurea fintanto agognata E già correvo col mio pensiero All’or che sarei stato assistente di Cannata. Tanto impegnato ero nel mio fantasticare, che non vidi che m’era impedito d’oltre camminare. Tre fiere c’eran a sbarrarmi l’itinere, sì immonde da distoglier lo sguardo, a tal punto che per me cominciai a temere e nel contempo a sentirmi un codardo. Moratti era la prima, Ministro d’istruzione Che per ciò che avea fatto era più di distruzione. Tre anni aveva messo per molte facoltà Più due successivi per più specializzare, ma sapeva ch’a ess nisciun arriverà e gli studenti giammai potrai lavorare. Formazione professionale giammai avrei avuta E la mia sete d’imparare di già era sparuta. La seconda mi fissava in sguardo cagnesco Poiché ero matricola senza alcun futuro; non sapeva riconoscere un pioppo da un pesco ma era il preside di facoltà e pareva assai duro. Paolozzi il suo nome, collezionista di errori Sol i prati sintetici sapea metter di fuori. La terza infine, la più inaspettata Simbolo credetti di summa distrazione Era la fiera di Grottaferrata Ch’intorno a me di paura mi poneva un alone. Sapevo che l’ostacolo più grande da superare Era la mia mancanza di voglia di studiare. Chiusi gli occhi, la testa a capofitto Corsi oltre quegli impedimenti assai scoranti Con grande maraviglia non rimasi sconfitto Ma la laurea vidi ai miei occhi davanti. Sul cacum del colle posava allettante, che, preso da gioia, misi un passo avante. Non mi accorgevo però che il terreno sassoso E la grande pendenza propria di quel calle, invece che avanzare andavo a ritroso e i piedi cadevan in continue falle. La laurea ahimè era così a me appresso Eppur irraggiungibile da lì ch’ero depresso. April 16 CE DOVEVI STà..E' un po' che non aggiorno questo blog..
Ogni tanto mi viene l'ispirazione, ma poi devio le mie energie su altre cose (essenzialmente quella droga di neopets..)
Ebbene, ispirato da cazzate con la pala mi appropinquo anch'io a munirmi di badile e a gettarvi contro un po' di cagate..
Tempo fa, non so come, mi erano venuti un po' di argomenti su cui scrivere due o tre cosette..
oggi ve ne scrivo una.. Se i commenti saranno positivi, allora continuerò con altre cose!
P.S. Ceppa Secca (o uomo gattino o KaiserLarry che dir si voglia) ti autorizzo a fare copia e incolla per il prossimo numero)
Notte tra il 10 e il 13 agosto.
Il subdolo di turno organizza una serata insieme per vedere le stelle cadenti nella notte di San Lorenzo.
Subdolo perchè in realtà a nessuno gliene frega niente di guardare le stelle, ma lui sfrutta la necessaria posizione supina per avviare infime tattiche per avere un minimo di contatto fisico con quella che gli interessa, non necessariamente la bonona di turno.
Si può fare un appuntamento in due?
No, lei sospetterebbe sicuramente qualcosa..
Allora chiamiamo qualche amico, una cosa intima, tanto per non destare sospetti.
Ovviamente la cosa intima si trasformerà in un'orgia di carne interessata improvvisamente alle fantastiche chicche della volta stellata, cosa che fino a poco prima nessuno aveva neanche mai notato..
Ma d'altronde la prima volta non si scorda mai!
E tutti sono così interessati che si portano cartine stellari e cannocchiali.
Ora, sostituite cartine stellari con cartine e basta e cannocchiali con alcool.
Così la serata volta all'osservazione della volta per la prima volta diventa l'equivalente in agosto di partitone di calcetto sulla sabbia, ma senza sabbia. Nè pallone.
Ora:
Tu sei lì.
Fai parte di una delle tante comitive lì pervenute. Sei veramente interessato alle stelle. Conosci a memoria tutte le costellazioni, sai i peggio trucchetti, tipo che l'ultima stella dell'orsa minore è la stella polare e che il Cigno guarda Cassiopea e veramente vorresti vedere una cometa, senza Re Magi possibilmente.
Ma l'atmosfera è pregna di cazzeggio, ma d'altronde c'è il cazzeggio perchè c'è la.. pregna.
Il maschietto di fronte a ragazze sconosciute sotto alcool diventa incredibilmente simpatico.
Tranne che per gli altri maschietti. E per le ragazze. Ma lui ci si sente, e questo è importante.
Ma a te dà fastidio, perchè vuoi vedere ste cacchio de manifestazione astrali.
Così guardi rapidamente negli occhi la folla e scegli alcuni eletti, tendenti al nerd che vogliano partecipare al momento in cui una meteora collisserà con l'atmosfera terrestre esibendo uno scintillio di fiamme e colori.
Cominci ad avviarti ma il subdolo che ha organizzato il tutto ti vede e ti segue, seguito dalla ragazza che gli interessa..
Ed altre 20 persone, ovvio, sempre per non destare sospetti..
Ma alla fine hai sfoltito di un ventesimo la folla, che ora senti attirata da un simpaticone che canta Mazinga con i rutti.
Ora finalmente puoi dedicarti al cielo.
Attimo di pausa per guardare dove sdraiarti.
Troppo tardi.
Senti la voce del subdolo che dice "Hey, perchè non ci mettiamo l'uno sulla pancia dell'altro?", mentre lui già ha appoggiato la sua sulla tipa carina. E sono ancora in piedi.
Scatta il panico, o meglio, l'imbarazzo, perchè questa situazione è esattamente come quando fai le rimpatriate con i compagni di liceo e ti ritrovi a capotavola circondato dalle mummie della classe, mentre i tuoi ex amici si sgarano dalle risate e se provi ad ascoltare quello che stanno dicendo, ti accorgi che è un aneddoto fantastico, il cui protagonista eroico sei tu, e mentre apri le labbra per dire "Si e vi ricordate quando.." la mummia alla tua destra apre per la prima volta la bocca e dice "insomma come va?".
Tutto ciò per dire che se sbagli posto dove metterti sei fregato.
E' come capitare a parchi della vittoria a Monopoli con 712 alberghi del più stronzo della partita.
Ora scatta il sudoku umano.
Lì i numeri non possono stare sulla stessa riga, qui:
1) I maschi non possono mettere la loro testa su quella di un altro maschio, rischio di essere tacciati gay.
2) I fidanzati con ragazze presenti non possono mettersi con le teste su altri per non scatenare gelosie nel partner.
3) I fidanzati con ragazze assenti non possono mettersi su ragazze per non essere assaliti da sensi di colpa o dalla ragazza che in realtà è appostata dietro al cespuglio con la mimetica sottoponendovi a un segreto test della defeltà.
4) Due persone non possono stare sulla pancia di un'altra.
5) Le ragazze tendono a fare comunella per spettegolare, creando un drammatico sbilancio del rapporto XY/XX.
Risultato.
Dopo un tentativo iniziale di mettersi a margherita intorno alla facilina di turno, tutti i maschi rimangono soli, a fissare il cielo pensando "Ho sbaglaito i tempi, la prossima volta andrà meglio." Poi si girano e vedono alla loro destra la mummia.
Il subdolo però è riuscito nel suo intento e i fidanzatini già stanno abbraccicati.
Mentre con la coda dell'occhio vedi la manina della tipa che comincia ad accarezzare i capelli del subdolo, decidi di salvare il salvabile.
Da sdraiato con passo identico al serpente che striscia sulla sabbia ardente poggiando piedi-capo e sedere rispettivamente ti avvicini con non chalance al gruppetto di amiche indicando il cielo e parlando a un immaginario amico delle costellazioni per fare il bono.
Nel frattempo la mummia si crede che ce l'hai con lui e mentre sussurra "amico mio.." allunghi il passo, anzi lo strisciamento per fuggire da quel destino.
"E quella è cassiopea. Sembra una W e seguendo le ultime due stelle puoi arrivare all'orsa maggior.."
- SILENZIO -
".. Tra l'altro Cassiopea sta pure sulla via Lattea, c'è anche Cigno ve lo faccio vedere?"
- SILENZIO -
Dopo aver tentato un ultimo approccio con la fallibile via dei Cavalieri dello Zodiaco, concudi che a quel gruppo di oche, anzi a nessuno lì frega nulla delle stelle.
NESSUNO!
Poi senti un formicolio al naso..
Aumenta..
Senti al petto una contrazione, la bocca si apre, chiudi gli occhi e...
EEETCCHIUM!
e mentre starnutisci nello stesso istante senti un OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOHHHHHHHHHH!
collettivo e in lontananza ti sembra anche di sentire un "Li mortè".
Allarmato ti guardi intorno.
Le oche piangono commosse stringendosi la mano, il subdolo è stato afferrato e baciato con passione dalla tipa, la mummia recita D'Annunzio a bassa voce e il gruppo di coattelli che giocavano a pallone senza palla fanno un girotondo cantando "We are the World".
CHE è SUCCESSO??
Gridi disperato.
Ti si avvicina una tua amica e poggiandoti una mano sulla spalla a bssa voce con lo sguardo perso nel vuoto ti dice "E' passata una stella cometa.. Ma non una come le altre.. E' stata bellissima, lunghissima, luminosissima, ha attraversato tutto il cielo, poi è tornata indietro, ha cambiato colore 6 volte facendosi tutto l'arcobaleno, ha segnato nel cielo la firma di Guido Bagatta, poi è esplosa tipo fuoco d'artificio in mille scintille dorate e ogni pezzetto si è messo a danzare in tondo sulle note della pastorale di Beethoven. Io ho ritrovato la mia Fede"
TUTTO CIò IN UN DECIMO DI SECONDO??
MA COME E' POSSIBILE??
La folla ammutolisce, qualcuno piange.
Poi l'amica ti mette anche l'altra mano sulla spalla, inclina la testa leggermente verso destra e con voce comprensiva tipo di una che ha scoperto che la lunghezza dal gomito al polso è uguale a quella del piede ti dice con voce persa nei suoi ricordi:
..
"Ce dovevi stà"
Mentre pensi "ma io c'ero" la nebbia ti annebbia la vista e tutto diventa ovattato. Non senti più nè i canti di giubilo, nè i sermoni delle folle convertite, nè le autoambulanze accorse per salvare da attacchi epilettici consenquenziali alla vista sublime.
3 parole bastardissime.
Cosa vuol dire?
Ce dovevi stà.
Gli amici che tornano dalle vacanze o da feste o da cose fantasmagoriche a cui tu per una volta non sei andato e che ovviamente solo quella volta è successo di tutto che provano a raccontarti di come hanno cavalcato nudi immersi nella schiumam na, di fronte alla tua faccia smarrita e incredula con una carezza comprensiva sul volto ti sussurrano "Ce dovevi stà".
E io non c'ero, guarda un po' tu!
Ma perchè me le dici ste cose?
ma porca pupazza!
E in quel momento giuri a te stesso che tu non userai mai quelle 3 parole, quelle 6 sillabe, quelle 11 lettere.
Poi un giorno parlando il sabato sera ti viene in mente un aneddoto spettacolare che ti è capitato con i tuoi amici dell'università.
Decidi di dirlo perchè è esattamente quello di cui state parlando, ci sta proprio a ciccio.
Attiri l'attenzione ridacchiando da solo, abbassando la testa e sbuffando.
Senti una vocina che ti chiede "Che te ridi?"
Perfetto. E' scattata la trappola.
E cominci con un panegirico sulle inverosimili gesta del tuo amico dell'università.
Nessuno ride.
Cazzarola.
In un decimo di secondo capisci che stai parlando di una persona che nessuno conosce, quindi non fa ridere. Ti ci metti in mezzo anche tu nella storia, inventando di sana pianta tutto e cercando pure di farti apparire come salvatore dell'umanità.
Neanche un sorriso.
Cazzarola.
Troppo banale e scontato. Bisogna che sia inverosimile per far ridere.
Riesci con la tua ars eloquendi a ficcarci dentro una Mandragola e Nilla Pizzi, ma niente.
Nulla di nulla, hai fallito, hai fatto cagare a dirla tutta.
Come fare?
Forse è perchè mi sono riseduto vicino alla mummia! (ma mi segue?)
Eppure l'aneddoto meritava!
Tu ti sei morto dalle risate quando è successo!
Ecco cos'è!!
Non c'erano! Non possono capire!
Ma certo!
Allora fissandoli negli occhi sorridendo affermi:
"Ce dovevate stà".
E da quel momento inconsapevolmente anche tu fai parte di una setta. February 09 Poesia..IO TI AMO
Stefano Benni |
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